24 Luglio, 2008

L’alternativo è il tuo papà!

Quanto avevano ragione gli Afterhours! Ora però non ho intenzione di scrivere un post per inveire contro i giovani finti-alternativi che si siedono sul marciapiedi davanti all’IKEA sorseggiando bibite da 1€ accanto ad una panchina vuota. Loro stanno stoicamente e rigorosamente seduti per terra perché la panca non fa alternativo.

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Da qualunque parte mi giri mi giungono notizie di amici o conoscenti che fanno scelte “da adulti”. Una compagna delle superiori, persa totalmente di vista dopo il diploma, si è sposata l’anno scorso, un’altra ha intenzione di comprar casa con il suo lui, una terza vive con il partner da 6 anni ed è – parole sue – praticamente sposata. Ci sono poi i conoscenti che hanno figli in cantiere o che si sposano a fine luglio o che regalano quadri che alla fine staranno su pareti comuni. Io qui in una cameretta di 2 metri per 4 a cercare di scrivere un nuovo capitolo. È sempre lo stesso discorso. A tratti, quando sono un po’ più fragile, mi viene voglia di normalità. E appena queste parole prendono forma nella mia testa mi chiedo quale mai sarà la definizione di normalità.

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Ci sono momenti in cui ho la sensazione di sprecare del tempo. Altre volte invece lo spremo così tanto che non mi basta. E altre ancora me lo lascio scorrere addosso senza farmi domande.

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Mi sopravvaluto. Mi sottovaluto. Non so dare un giudizio obiettivo e bilanciato.

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E continuano gli sbalzi di umore e le paranoie. E poi divento noiosa e mi prenderei a schiaffi. So essere così tanto malmostosa da non vedere il sole. Preferisco voltarmi che riconoscere che in fondo non è per nulla tutto nero.

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Me la prendo con i finti alternativi, ma i finti depressi sono ancora peggio.

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Mi piaccio con lo smalto rosso. Anche alle unghie dei piedi.

16 Luglio, 2008

Riassunto emozionale - ma non solo

Siamo usciti di casa senza una parola. Non che fossimo arrabbiati, solo pensierosi. E con cose da dire che ancora dovevano trovare le parole adeguate.
Ci siamo guardati dopo aver attraversato lo stradone e ci siamo baciati al sole.
Le poche parole grigie dette prima sono state cancellate con un rapido scatto e la comunicazione è finalmente ripresa. Sul tavolo due caffè e due fette di torta alle mandorle e le parole giuste sono fluite senza paura.

Mi sento fragile e sperduta, ma so che presto mi ritroverò.
“These fragments I have shored against my ruins”

Intanto oggi qualcosa si è mosso e mi ha dato una bella scossa. Siamo andati a vedere un appartamento che però non andava bene e abbiamo preso altri contatti. In più qualcosa sembra muoversi in ambito lavorativo, con una possibile collaborazione come traduttrice o magari anche qualcosa più importante. Mi sono scrollata di dosso l’apatia dei giorni scorsi. Spero di ritrovare la mia forza e la fiducia in me perché ora serve davvero.

Nel frattempo continuo a rifugiarmi in un mondo che sempre considero casa mia, il porto sicuro in cui sedersi comodi, togliere le scarpe e non avere paura. Un non-luogo fatto di libri e film. E ho stilato una piccola rassegna tutta al femminile.
Sto leggendo The Bell Jar di Sylvia Plath. È il suo unico romanzo, pubblicato poche settimane prima del suo suicidio. In questa prosa sincera ritrovo la sofferenza e la profondità delle sue poesie. Spero di conservarne un buon giudizio fino alla fine.
Per quanto riguarda i film ho finalmente visto Persepolis. Il film è molto bello, ma non quanto il libro (come spesso accade). Purtroppo per motivi di tempo e spazio sono stati tagliati dei passaggi e sono andate perse alcune sfumature che arricchivano il libro. Giudizio comunque positivo.
E si tratta ancora di donne in un altro film che ho visto domenica sera: Sex & The City. (O forse dovrei dire Sexo en Nueva York). Trama scontata e classiche scenette tra le 4 ragazze donne, ma vedere questo film è stato come prendere un caffè con delle amiche. Il tempo è volato tra drammi, risate e confessioni. Quanto mi mancano le amiche… Non sono brava nelle relazioni interpersonali e sono poche le persone che mi hanno sopportato in questi anni. Con la lontananza poi il cerchio si è ristretto, passato a setaccio, e ora sono molto legata alle perle rimaste e di conseguenza qualche lacrimuccia l’ho versata.

Ho un sacco di pensieri per la testa. Ma ora è tardi. È meglio andare a dormire.

15 Luglio, 2008

Rincorsa da una moneta

Sono un po’ giù di tono e demotivata. Sarà il caldo. Sarà semplicemente noia. Sono qui da una settimana e sto facendo piccoli passi. Domenica, proprio mentre stavo facendo piccoli passi sotto il sole sul lungomare ho trovato un penny. Casualità, segno del destino. Certo le probabilità di trovare un centesimo di euro sarebbero state molte di più, ma cosa ti vado a trovare? Un britannico penny. Dicono porti fortuna…

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Allego una perla di genialità inglese, un simpatico gioco di parole:

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Dickens, il fabbro di Wimbledon Chase.

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(è l’insegna di un negozio vicino alla mia ex-casa di Londra.)

Buon martedì.

10 Luglio, 2008

Breakfast at IKEA (Una vita “fai da te”)

Sono a BCN.
Il viaggio simil-odissea è stato alquanto “pesante”: sono arrivata in terra catalana con la bellezza di circa 70 Kg di bagagli distribuiti in 3 valigie + borsa del computer.

Venerdì ho salutato i pochi amici rimasti in città con una splendida serata a base di pizza, risate, abbracci, foto, birra e limoncello.

Poi è arrivato il giorno dei bagagli e io sono entrata in crisi mentre preparavo la prima valigia. Al che faccio lo sguardo da cerbiatta smarrita e chiamo “l’amico di BCN” dicendo: “Aiuto!! Non ci sta un cazzo!!”. E a questo punto lui si è trasformato da supereroe (senza però nessuna tutina imbarazzante) e, impacchettando cautamente tutta la mia roba, l’ha stipata ordinatamente nelle valigie (anche grazie alla bellissima valigia extra acquistata all’ultimo minuto da argos) salvandomi così dall’imminente - ed altrimenti inevitabile - tracollo fisico e psicologico. È dura ammetterlo, però forse, ad un certo punto, abbiamo bisogno tutti di essere salvati da un inaspettato supereroe.

Valigie fate e lacrime versate, sabato sera usciamo per “l’ultima cena”. Destinazione Taro. In Soho. Old Compton Street. Ora, chi conosce un pochino Londra avrà già fatto il collegamento con ciò che sto per scrivere. Bene, noi invece, presi dalla varie faccende domestiche abbiamo completamente ignorato il gay pride e ci siamo finiti in mezzo!! Così dopo un’ottima cena giapponese, ci siamo uniti ai festeggiamenti nelle vie di Soho transennate e stra-piene di uomini semi-ignudi e festanti. Inutile dire che non mi si cagava di striscio, mentre “l’amico di BCN” veniva preso amichevolmente di mira. Ho continuato a tenerlo per mano per paura che fosse inglobato dal mare colorato. Ci voleva questa ciliegina sulla torta per salutare quella che per 3 anni è stata la mia città: bella, bellissima Londra, libera e frizzante. Bisognerebbe andarci a vivere, non lasciarla…

Domenica abbiamo trascinato le valigie fino alla fermata del tram, sotto l’immancabile pioggia inglese e siamo partiti con British Airways (che fa figo!). All’arrivo ci ha accolto l’estate e una breve corsa in taxi fino “a casa”. Il tutto in un atmosfera surreale. E la sera a cena a guardare la finale di tennis in tv e pensare con le lacrime agli occhi che fino a poche ore prima vivevo proprio in quella zona della città. Ma guarda caso ha vinto Nadal, e visto che ora sono spagnola di adozione, si è festeggiato.

In questi giorni mi sto lentamente abituando ad un altro clima, ad altri ritmi, ad altri spazi. Con le mie cose nell’armadio ma ancora impacchettate, pronte per il prossimo trasloco (spero a fine mese).

È dura doversi riabituare a spazi che non sono miei, essere ospiti, vedere i miei libri ammassati in un armadio. Almeno sono arrivati DVD, anche se manca ancora una scatola…

Ma la cosa stupenda è che “l’amico di BCN” si comporta da marito ideale. Capisce le mie tristezze, le mie difficoltà e il mio nervosismo. Si preoccupa, si prende cura di me, mi vizia anche troppo. È così gentile che a volte mi sento a disagio. Non sono davvero abituata ad essere trattata così. È tutto nuovo, tutto da scoprire, tutto da imparare. Ed essere qui e poterlo vedere sorridere mentre lavora “alle sue cose” mi aiuta a capire chi è e a stargli ancora più vicino.

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Tanto per citare una nota pubblicità:

  • volo per Barcellona per due persone: £120

  • valigia extra di argos: £12.49

  • stare bene (con lui): PRICELESS

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Because maybe
you’re gonna be the one that saves me…

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25 Giugno, 2008

Ultimo post (da questo ufficio)

Ebbene sì. La notizia è arrivata. Me ne posso andare oggi, for good. Sto inviando le ultime email, archiviando documenti vari, passando info a chi rimane o chi verrà in seguito, svuotando i cassetti.
Le emozioni sono ovviamente contrastanti. Mi sento libera e leggera e mi fa davvero piacere sapere che il mio weekend inizia oggi (e non ha una data di scadenza!), ma mi viene un po’ da piangere perché è davvero la fine di un’era. Ci si ritroverà tutti domani per un brindisi finale, ma poi adieu.
La cosa più triste è stata leggere l’email con i saluti del mio supervisore e ora sto trattenendo a stento le lacrime, perché lui e il mio gruppo sono stati come una famiglia e per quanto cercheremo di mantenere i rapporti, nulla sarà mai più così.

(Piccola pausa emozionale con il collega spagnolo e mi sono messa davvero a piangere)

Ora non so che altro scrivere. Volevo semplicemente documentare anche questa giornata.

Non dovrò puntare la sveglia per domani mattina.

Non dovrò correre perché sono in ritardo.

Posso dedicarmi alla mia lista di cose da spuntare…

22 Giugno, 2008

TO DO (Data di scadenza: 6 luglio)

- andare a Clapham e fare le foto alle case in cui ho vissuto
- andare in centro in autobus con l’87 e attraversare il Vauxhall bridge
- cena da Taro in Soho
- passeggiata sul southbank da Waterloo al London Bridge
- andare a Notting Hill e prendere caffè e torta da Progreso
- mostra alla Hayward Gallery
- andare alla Tate Britain a vedere gli enormi quadri dei romantici
- giro in Oxford Street/Charing Cross/Covent Garden
- pranzo al Café
- drinks da Berties
- caffè nero vicino alla biblioteca
- passeggiata in un parco
- Wagamama
- andare a piedi da Charing Cross a Piccadilly attraversando Leicester Square
- fare un proper pub lunch con tanto di birra e pie

NOTA 1:
La lista sarà soggetta a cambiamenti, molto probabilmente verrà estesa.
NOTA 2:
L’amico di Barcellona arriva giovedì per aiutarmi tecnicamente e psicologicamente a lasciare la città.

19 Giugno, 2008

Di corsa verso l’estate

Sembra che tutto si stia sistemando. Tutte le questioni aperte stanno occupando ordinatamente i loro spazi. Io riacquisto una respirazione normale ed abbozzo un sorriso.
L’ultimo giorno di lavoro (salvo regali inattesi) sarà il 27. In quella data riceverò anche il famoso redundancy package che andrà a costituire il fondo “Velvet va a Barcellona senza lavoro”. Non è molto, ma decisamente aiuta. Già mi vedo a comprare l’iPod e le cosine per la casa, altro che formichina razionale! A proposito di casa, l’amico di Barcellona si è attivato da settimane nella ricerca di una reggia per noi due - monolocale/bilocale se proprio siamo fortunati - e forse abbiamo trovato qualcosa che sia in una zona carina, che non abbia l’ingresso angosciante, che non sia in una viuzza oscura, che abbia una metropolitana facilmente raggiungibile, che non sia 10m². E sembrerebbe addirittura che se non dovessimo prendere questo appartamento, avremmo già una sistemazione di emergenza. Insomma, in un modo o nell’altro avrò un tetto sulla testa.
Plus, abbiamo già trovato un sostituto che affitti la mia camera di Londra, così la padrona non potrà farmi storie per la restituzione della caparra e menate varie. In più il giovane sarebbe anche disposto a tenersi i miei mobili, dietro corrispettivo economico.
Il percorso sembra in discesa e il tempo scorre rapidissimo. Sono felice ed elettrizzata per il cambiamento, ma mi deprimo se penso che partire ora è un po’ come buttare nel cesso quello che ho costruito in tre anni. Soprattutto per quanto riguarda la carriera lavorativa. Ma svegliarmi con lui, aprire la finestra e sentire il profumo dell’estate, mangiare tapas, vivere ad un ritmo diverso, coltivare delle relazioni umane a cui tengo molto, migliorare una lingua ed impararne una nuova, conoscere luoghi-persone-abitudini diverse, condividere i pensieri e gli spazi, tutto questo vale molto di più.
E se ora dico che tutto andrà bene lo credo davvero.

17 Giugno, 2008

Note di un weekend italiano

Sono appena tornata da un weekend in Italia e ovviamente sono felice di essere qui. Come al solito depressioni e delusioni varie, sotto la pioggia, nel freddo di un’estate milanese latitante. Riassumo di seguito l’esperienza, in poche note appuntate in questi giorni in diversi momenti.

 

E dopo sei mesi sono tornata in Italia. Con un volo in ritardo e pieno di milanesi fighetti, di quelli che conta solo l’apparenza pacchiana. Sarà che è venerdì 13 e stamattina ho vinto giocando a shark col capo, quindi ho già esaurito il mio bonus di fortuna. Atterraggio a Malpensa tra lampi, tuoni e scrosci di pioggia. E la depressione mi assale. Quando arrivo a casa di mio padre ho già il mio cappottino viscido di schifo addosso. Per non parlare dell’accoglienza a casa. Che differenza con il mio arrivo a Barcellona venerdì scorso! Qui non ho nemmeno più uno spazio mio, in quella che continuano a chiamare “la mia camera”.

Scrivo un post dopo settimane. Finalmente in grado di fermarmi e respirare. Ma non vorrei proprio stare ferma qui. Sono stanca ma non è il momento di mollare. Soprattutto non in questi giorni in cui sono ospite qui.

Mi ha fatto quasi tenerezza mio padre. Invecchiato, fisicamente e mentalmente. Sembra quasi un bambino, capriccioso, incostante, ingenuo. E mi fa male sentire il tono con cui gli parlano. Ma forse io farei lo stesso se fossi qui. Probabilmente ho fatto lo stesso, è solo che ora vedo tutto sotto un’altra ottica. E negli ultimi mesi sono cambiate un sacco di cose e sono cambiata anch’io. Ci sono molte più cose che non tollero, ma che riesco a “gestire” trovando risorse che non pensavo di avere. Chissà che effetto mi faranno i prossimi giorni in quest’Italia berlusconiana, in questa Padania sempre più leghista, in questa pseudo-famiglia sempre più arretrata e chiusa.

Il mio mondo è a mille miglia di distanza.

 

Ho ritrovato un libro che ho letto nel luglio del 2000. Come dice la data nell’interno della copertina. È un libro di brani scritti da Hermann Hesse, dal titolo “Il piacere dell’ozio”. Ho sottolineato varie parti in cui, oggi come allora, mi riconosco:

 

Per noi la personalità non è un lusso, ma una necessità esistenziale, ossigeno, capitale irrinunciabile.

(da L’arte dell’ozio – 1904)

 

Oggi ho incontrato alcuni parenti e ho passeggiato per negozi in questo sabato quasi estivo. E stavo male. Stavo male nel vedere come sia diverso il mio mondo rispetto a questo. Stavo male perché sentivo di non appartenervi, ma allo stesso tempo sono cosciente che un legame qui rimarrà. Fosse anche solo il ricordo o la vista dei suoi vestiti nell’armadio e le lacrime agli occhi.

Mi irrita dover parlare con un certo tipo di persone (e mi rendo conto di quanto possa suonare snob questa frase), ma davvero non mi voglio irritare per gli sguardi di disapprovazione che mi regalano, quindi preferisco evitare.

Ho trovato la mia pace nei miei pensieri. Anche tra 1000 difficoltà. E respiro pensando che me ne andrò.

 

La verità non invecchia, è sempre e ovunque verità, sia che si predichi in un deserto, sia che si canti in una poesia o che si stampi su un giornale.

(da A Natale – 1907)

 

Come dicono i Vincent Vega:

 

“La verità è la verità”

 

Avrei voluto fare mille cose e incontrare mille persone, ma non c’era tempo e volevo anche rilassarmi un po’. Sono contenta di aver passato una bella mattinata a chiacchierare con un’amica che non vedevo da un anno e che un anno fa stava parecchio male. Mi ha fatto piacere vederla sorridere e raccontare della sua vita con un’aria decisamente più serena. Abbiamo fatto colazione in un bar vicino all’università, come ai vecchi tempi quando si andava a far colazione rimandando a tempo indefinito il programma di studio.

Che strano e triste camminare per Milano da sola. Nemmeno nei negozi conosciuti mi sono sentita a casa e non ho nemmeno avuto voglia di vedere davvero la città, ma mi sono infilata in una metropolitana poco costosa e poco frequente.

 

Ora sono in ufficio, per quella che forse è l’ultima settimana. Nei prossimi giorni infatti ci faranno sapere se è necessario venire in ufficio fino al 30 o possiamo smettere prima di lavorare.

E poi prenoto un biglietto di sola andata per Barcellona.

 

 

Il concerto

 

Sibilano i violini acuti e teneri,

si lamenta dal profondo il corno,

luccicano le dame variopinte e ricche

sotto lo scintillio delle luci.

 

Chiudo i miei occhi in silenzio,

vedo un albero nella neve

sta da solo e ha ciò che vuole,

la sua felicità, la sua propria pena.

 

Angosciato lascio la sala

e dietro di me si perde il rumore

fra piacere e tormento

e senza slancio.

 

Cerco il mio albero nella neve,

vorrei avere ciò che lui ha,

la mia propria felicità, la mia propria pena,

queste saziano l’anima.

 

Hermann Hesse

 

 

 

3 Giugno, 2008

Questo paese mi mancherà


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Sosta in autogrill - Scozia aprile 2007

30 Maggio, 2008

Il gioco degli incastri

Ho dormito 8 ore ma mi sento stanchissima. Con tanto di maschera con super-occhiaie e dolori alle spalle e alla schiena. Insomma, oggi sono da rottamare.
Tra uno sbadiglio e l’altro mi accingo a scrivere un post di fine mese.
È stata una settimana sentimentalmente e tecnicamente impegnativa. Mi sono persa, e poi ritrovata, più volte, il tutto con un conseguente accumulo di tensione non indifferente. Tutto questo ha portato a delle risoluzioni:
- il 6 luglio dovrò ufficialmente lasciare libera la mia camera qui a Londra. Ho dato il preavviso alla padrona di casa senza considerare che ancora non ho né una casa né un lavoro a Barcellona. È un po’ una follia, un salto nel vuoto, ma avevo bisogno di darmi una data, una scadenza precisa perché avevo la sensazione di perdere tempo, di lasciare tutto al caso. Ora ho preso una decisione, che per quanto possa essere quella sbagliata, mi è servito per sentirmi di nuovo libera.
- dal 13 al 17 giugno sarò in Italia. Approfitterò del breve viaggio per portare un po’ di roba a casa di mio padre, che si è gentilmente offerto di lasciarmi usare la mia vecchia camera come una sorta di ripostiglio per le cose che non voglio (o non posso per motivi di spazio) portare con me in Spagna al primo giro. Inoltre il lunedì andrò a Milano per un colloquio per parlare di una possibile collaborazione come traduttrice free-lance.
- nel frattempo due compagnie di Barcellona mi hanno contattato e dovrei riuscire ad avere un primo colloquio telefonico nei prossimi giorni e sto programmando per un eventuale meeting a Barcellona il prossimo weekend. Cosa che mi renderebbe estremamente felice soprattutto considerando che il viaggio coinciderebbe con il compleanno “dell’amico di Barcellona”. Come si suol dire “due piccioni con una fava”.

A dire la verità questo post mi è servito per vedere tutte le date scritte nero su bianco. Rileggerle e prendere fiato. È davvero un periodo pesante. Come se non bastassero i miei casini personali, ci si mette anche il lavoro a stressarmi, con un progetto che fa acqua da tutte le parti e io che cerco disperatamente di tenere insieme i pezzi. Sfrutterò il weekend per iniziare a ripulire la stanza e cercare di farmi un’idea di cosa devo tenere e di cosa devo eliminare. Adoro questa versione di emergenza delle pulizie di primavera! Anche se il tutto avverrà sotto un cielo grigio e lacrimante. Vorrei poter mandare avanti il tempo fino alla metà di luglio…