2 Settembre, 2008

Notizie cittadine

MANICHINI IN RIVOLTA SU PASSEIG DE GRÀCIA

Domenica sono stata testimone di due episodi di protesta messi in atto da due manichini impiegati in due negozi prestigiosi ubicati su una delle vie più prestigiose della città. Per motivi legali non mi è concesso fare i nomi dei negozi, quindi userò degli pseudonimi totalmente (non) casuali.
Nella prima foto è ritratto un manichino del settore uomo di Luigi Vittone, autore del simbolico gesto che ha avuto come oggetto una borsa rimossa dal piedistallo. Affinché la mossa  risultasse ancor più significativa, l’intrepido manichino ha deciso di agire nonostante fosse ripreso da una minacciosa telecamera luccicante.

Il soggetto di quest’altra foto è invece un manichino del settore donna di Pucci che ha deciso significativamente di mostrare le chiappe ai passanti, rimanendo, peraltro, in una posizione alquanto scomoda.

Le opinioni a proposito di questo secondo episodio sono differenti. Si sostiene infatti che non si tratti di una protesta, bensì di un incidente e che quindi la caduta del manichino sia dovuta alla caduta di stile delle scarpe che le hanno fatto indossare.
Secondo un’opinione più diffusa, invece, i due episodi sarebbero parte di un piano molto più ampio, atto a sabotare le grandi vie della moda con l’obiettivo di denunciare il cattivo gusto con cui sono organizzate alcune vetrine. Nel timore che presto potremmo assistere a proteste simili, la sicurezza di negozi come Blueberry, Replei, Vittoria e Petrolio è già in stato d’allerta.
Vi terrò informati non appena ci saranno degli aggiornamenti.

28 Agosto, 2008

Nostalgia, nostalgia canaglia

Ieri ho ricevuto un’email dallo zio W dalla mia amata Albione. Mi ha fatto piangere. Mi ha scritto che gli manco e mi ha chiesto di tornare. Avrei addirittura un lavoro che mi aspetta e di certo trovare casa non sarebbe un problema. Cosa che invece qui, in questa bella città dell’Europa mediterranea sembra impossibile. Mi avevano avvisato dicendomi che non sarebbe stato facile, ma non pensavo davvero di rimanere bloccata in questo girone infernale che sulle cartine appare denominato come “L’Hospitalet”. Un nome – un programma. Abbiamo abbandonato l’idea di prendere due stanze separate o di condividere l’appartamento con altri sconosciuti. Vogliamo un minuscolo appartamento che rispetti pochi minimi requisiti:

- che abbia un bagno utilizzabile

- che non sia in uno di quei palazzi fatiscenti e puzzoni che qui sembrano andare tanto di moda

- che sia in città

Bellissima città Barcellona, con le viuzze caratteristiche, le costruzioni di varie architetture, i vialoni con le case di Gaudì, il sole, il mare…

¡Mentira! ¡Todo es mentira!

La verità è un’altra. È ora di porre fine alla visione romantica della città! Le viuzze sono invivibili, sono sporche, buie e soffocanti, gli ampi vialoni dell’Eixample sono solo per i ricchi, la maggior parte della gente sputa per terra e bisogna sempre fare attenzione a scaracchiate, piscio e quant’altro mentre si cammina con le imprescindibili havajanas, bisogna andare al mare fuori città se si vuole disporre di più di 20cm quadrati e la città è invasa da italiani che parlano con un tono di voce scandalosamente alto diffondendo stronzate e luoghi comuni.

Scrivo così solo perché sono stanca e un po’ sconsolata (?). E la email di ieri mi ha reso molto nostalgica. Inoltre, la questione casa a volte crea anche tensione con l’amico di BCN che (forse) non capisce fino a che punto io abbia bisogno di andarmene da questo girone infernale e non capisce l’importanza che ha per me emanciparmi dalla mia condizione di ospite. Ho lasciato Londra per vivere a Barcellona, non all’Hospitalet, in casa di una bruja. Ho bisogno di un posto in cui tornare dopo il lavoro e sentirmi a casa, sentirmi nel mio regno. Ho bisogno di chiudere la porta e lasciare fuori le tensioni, non di aprirne una ed essere assalita dalla tensione.

Almeno il tema lavoro procede bene e con le colleghe si è instaurato un buon clima di complicità e comprensione e il cibo d’asporto del ristorante vicino all’ufficio è davvero buono ed economico. Ieri mi è arrivato il primo stipendio: piccolo riconoscimento del fatto che non sono totalmente un fallimento. In più il mio spagnolo sta migliorando di giorno in giorno ed ora riesco persino a coniugare correttamente i congiuntivi (quasi meglio che in italiano!)

Dovrei rimettermi a fare foto perché la testata di questo blog necessita un cambiamento. Non si può stare tra le nuvole per sempre…

17 Agosto, 2008

I racconti della “fika”

No, non è uno spin-off dei monologhi della vagina. “Fika” è un termine svedese che significa “fare una pausa per incontrare amici o colleghi per fare quattro chiacchiere solitamente accompagnate da caffè e dolcetti”. Visto che la compagnia per cui lavoro è svedese, hanno pensato bene di importare da Stoccolma la bella abitudine di fare una pausa tutti insieme una volta a settimana, per passare una mezz’ora davanti a un caffè e qualche dolce offerto a turno dai colleghi. Giusto per agevolare il mio ingresso nel gruppo, il mio affascinante capo delle Canarie mi ha proposto/invitato/costretto a portare i dolci per la fika della settimana appena trascorsa. Dopo indecisioni e temporeggiamenti sulla scelta dei biscotti, la fika di giovedì è andata davvero bene. Tutti hanno gradito i biscottini internazionali che ho portato e insieme al caffè abbiamo gradito i racconti del capo e delle sue prime esperienze equivoche con la lingua dei vichinghi.

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Il lungo weekend di ferragosto (dopo 3 anni in Inghilterra dove il 15 agosto è un giorno lavorativo, finalmente ho potuto passare un ferragosto di relax!) sta trascorrendo con troppa TV guardando film, telefilm e giochi olimpici, passeggiate per la città in mano ai turisti, un pomeriggio al parco, una serata alla festa di Gracia con cena in un ristorante siriano e pomeriggio culturale al CCCB per la mostra MAGNUM: 10 seqüències.

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Oggi, dopo un risveglio senz’acqua a causa di un problema con le tubature – emergenza all’Hospitalet – ci stiamo preparando per andare in spiaggia con il resto della famiglia.

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Domani si torna a correggere il layout dei documenti in polacco con la speranza nel frattempo di trovare un appartamento…

11 Agosto, 2008

Ricordi tatuati

Come quando apri un pacchetto di sigarette e ne trovi una diversa. Sorridi perché sai chi l’ha messa lì. Sai quello che voleva dirti in silenzio.

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Ci sono ricordi che ti raggiungono dopo sette anni di vita, viaggi, gente. Non so perché ora. Non so dove fosse archiviato questo ricordo. Non fumo nemmeno più.

Ci sono suoni che ricordano altri suoni, colori che fanno ricordare delle foto immaginarie scattate una domenica mattina tra tante, con gli occhi ancora carichi di sonno dalla notte prima e ora ne sento ancora il profumo.

Volti passati, volti sbiaditi. Somiglianze e dissonanze di una vita fa.

Ho avuto il mio periodo post-hippie, il mio periodo post-punk, il mio periodo di adeguamento forzato perché era più facile, ho avuto il mio periodo intellettualoide. Ora sono io. Con tutte queste fasi alle spalle, con i volti che ancora mi porto dentro, insieme al peso delle lacrime e degli abbracci non dati.

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Ma ora sono a Barcellona e se penso a certe scene mi sembra che appartengano ad un’altra persona.

Sto imparando un nuovo lavoro, sto conoscendo gente nuova, sto cercando di migliorare un’altra lingua (anche se stamattina non riuscivo a dire due parole di seguito in spagnolo che avessero un senso).

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Ora guardo la tv (Miami Ink) mentre aspetto di cenare e sogno di andare in Florida a farmi tatuare da Garver…

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4 Agosto, 2008

Un’estate al mare (forse no)

Ieri sono andata al mare. Dopo anni mi sono messa un costume e sono andata in spiaggia a spendere ore distesa al sole con tanto di crema protezione 30, quella che “di sicuro non ti scotti ma se riesci ad abbronzarti è un miracolo”. Non mi piace molto la vita da mare e negli ultimi anni non ne ho sentito la mancanza. A pensarci bene è dai tempi delle vacanze in Liguria (15/18 anni fa) che non sono più appassionata di mare. Sono andata altre volte, su altre spiagge italiane, ma è un tipo di vacanza che non fa per me.
Tutto sommato ieri è stato un pomeriggio carino, che molto probabilmente ripeteremo (soprattutto per fare felice l’amico di Barcellona…) e mi è servito per acquisire un colorito sano ed estivo e per rilassarmi visto che domani la mia vacanza/disoccupazione finisce.
Ebbene sì, ho trovato lavoro. Dopo giorni di uffici, commissariati, incartamenti e banche (a dire la verità tutto si è svolto più rapidamente del previsto e senza intoppi. Alla faccia di chi dice che gli spagnoli sono pigri!) oggi ho ricevuto il mio primo contratto spagnolo e domani mattina alle 10 inizio a lavorare. Non è esattamente il lavoro che mi prefiguravo di ottenere, ma l’offerta che mi hanno fatto è addirittura migliore dell’annuncio a cui avevo risposto. E in più si tratta di un contratto a tempo indeterminato con tutte le sue belle clausoline in regola. L’unica “pecca” è che sono 40 ore la settimana, quindi 9-18. Avrei preferito qualche euro in meno ma qualche ora libera in più. Uf, sempre a lamentarmi!!
Ora mi godo quest’ultimo pomeriggio di libertà, poi pacca sulla spalla e si comincia!

2 Agosto, 2008

Un tempo senza tempo, una ricerca continua

T.S. Eliot “Four Quartets”

BURNT NORTON (section I)

Time present and time past
Are both perhaps present in time future,
And time future contained in time past.
If all time is eternally present
All time is unredeemable.
What might have been is an abstraction
Remaining a perpetual possibility
Only in a world of speculation.
What might have been and what has been
Point to one end, which is always present.
Footfalls echo in the memory
Down the passage which we did not take
Towards the door we never opened
Into the rose-garden. [...]

Go, go, go, said the bird: human kind
Cannot bear very much reality.
[...]

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LITTLE GIDDING (section V)

[...] We shall not cease from exploration
And the end of all our exploring
Will be to arrive where we started
And know the place for the first time.
[...]

31 Luglio, 2008

Fotografie di letture / Film di fotografie

Sgomitando, lamentandomi e sudando parecchio in questa mia prima estate catalana, sto cercando il mio spazio a Barcellona. Ieri è stata davvero una bella giornata iniziata con una telefonata in cui mi è stato offerto un buon lavoro, poi pranzo “in famiglia” e pomeriggio-sera culturale.

Ho “scoperto” un nuovo spazio culturale in Plaça Catalunya e siamo andati a vedere due interessanti mostre fotografiche, di quelle che fanno pensare. Adoro le foto in bianco e nero, hanno una profondità che mi coinvolge particolarmente. Il tema di entrambe le mostre era la lettura. Nella prima sala “Palpant a la paraula” (Palpando la palabra) erano esposte 60 foto scattate in diverse località il cui soggetto era l’universo dei ciechi e la loro esperienza della lettura tattile. Nella seconda sala, con un’illuminazione e un’impostazione discutibili, era esposta una selezione di fotografie di André Kertész dal titolo “L’intim plaer de llegir” (El íntimo placer de leer).

Le belle fotografie erano accompagnate de buona musica e da citazioni di illustri scrittori sul tema della lettura. Come una citazione di Borges che diceva più o meno così:

Alcuni sono orgogliosi di ciò che hanno scritto. Io sono orgoglioso di ciò che ho letto.”

Parole particolarmente significative se si considera che sono state pronunciate da uno dei maggiori scrittori di tutti i tempi.

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Ya sea en un jardín, en un autobús, en un café, en una biblioteca o en un salón, en su terraza o en la cama, en el colegio o en la guerra, de pie, sentado o tumbado, el lector está en otra parte: en otro universo y en un tiempo que no es el presente. Está dentro de su lectura, de sus pensamientos, en lo que aprende, en lo que siente, en otro mundo real o en el de la imaginación.”

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Dopo questo tour nell’affascinante mondo delle fotografie in bianco e nero e della lettura in svariate forme, la serata culturale è proseguita al CCCB (luogo nel quale alcuni “sono ormai di casa”). Conferenza in catalano seguita dalla proiezione del film “Blow Up”, continuando la tematica fotografica del giorno. Il film, che non avevo mai visto, (lo so, lo so, merito tutti gli insulti che state pensando) mi è piaciuto molto ed anche parte della conferenza è stata interessante, per quanto ancora non riesca a capire il catalano al 100%. Ma la serata è stata alquanto pesante, anche perché la conferenza si è protratta per molto più tempo di quanto avessi immaginato e il relatore ha passato la maggior parte del tempo a parlare dei suoi progetti (di dubbio gusto e validità artistica) anziché incentrare il discorso sul film.

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Sono tornata a casa stanca, ma appagata e felice di aver colto alcune delle possibilità culturali che offre Barcellona. Ora l’unica cosa che manca è imparare il catalano…

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PS. Con questo post inauguro una nuova categoria che spero cresca rapidamente. È soprattutto grazie a parentesi di questo tipo che riuscirò a sentirmi davvero a casa.

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24 Luglio, 2008

L’alternativo è il tuo papà!

Quanto avevano ragione gli Afterhours! Ora però non ho intenzione di scrivere un post per inveire contro i giovani finti-alternativi che si siedono sul marciapiedi davanti all’IKEA sorseggiando bibite da 1€ accanto ad una panchina vuota. Loro stanno stoicamente e rigorosamente seduti per terra perché la panca non fa alternativo.

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Da qualunque parte mi giri mi giungono notizie di amici o conoscenti che fanno scelte “da adulti”. Una compagna delle superiori, persa totalmente di vista dopo il diploma, si è sposata l’anno scorso, un’altra ha intenzione di comprar casa con il suo lui, una terza vive con il partner da 6 anni ed è – parole sue – praticamente sposata. Ci sono poi i conoscenti che hanno figli in cantiere o che si sposano a fine luglio o che regalano quadri che alla fine staranno su pareti comuni. Io qui in una cameretta di 2 metri per 4 a cercare di scrivere un nuovo capitolo. È sempre lo stesso discorso. A tratti, quando sono un po’ più fragile, mi viene voglia di normalità. E appena queste parole prendono forma nella mia testa mi chiedo quale mai sarà la definizione di normalità.

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Ci sono momenti in cui ho la sensazione di sprecare del tempo. Altre volte invece lo spremo così tanto che non mi basta. E altre ancora me lo lascio scorrere addosso senza farmi domande.

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Mi sopravvaluto. Mi sottovaluto. Non so dare un giudizio obiettivo e bilanciato.

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E continuano gli sbalzi di umore e le paranoie. E poi divento noiosa e mi prenderei a schiaffi. So essere così tanto malmostosa da non vedere il sole. Preferisco voltarmi che riconoscere che in fondo non è per nulla tutto nero.

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Me la prendo con i finti alternativi, ma i finti depressi sono ancora peggio.

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Mi piaccio con lo smalto rosso. Anche alle unghie dei piedi.

16 Luglio, 2008

Riassunto emozionale - ma non solo

Siamo usciti di casa senza una parola. Non che fossimo arrabbiati, solo pensierosi. E con cose da dire che ancora dovevano trovare le parole adeguate.
Ci siamo guardati dopo aver attraversato lo stradone e ci siamo baciati al sole.
Le poche parole grigie dette prima sono state cancellate con un rapido scatto e la comunicazione è finalmente ripresa. Sul tavolo due caffè e due fette di torta alle mandorle e le parole giuste sono fluite senza paura.

Mi sento fragile e sperduta, ma so che presto mi ritroverò.
“These fragments I have shored against my ruins”

Intanto oggi qualcosa si è mosso e mi ha dato una bella scossa. Siamo andati a vedere un appartamento che però non andava bene e abbiamo preso altri contatti. In più qualcosa sembra muoversi in ambito lavorativo, con una possibile collaborazione come traduttrice o magari anche qualcosa più importante. Mi sono scrollata di dosso l’apatia dei giorni scorsi. Spero di ritrovare la mia forza e la fiducia in me perché ora serve davvero.

Nel frattempo continuo a rifugiarmi in un mondo che sempre considero casa mia, il porto sicuro in cui sedersi comodi, togliere le scarpe e non avere paura. Un non-luogo fatto di libri e film. E ho stilato una piccola rassegna tutta al femminile.
Sto leggendo The Bell Jar di Sylvia Plath. È il suo unico romanzo, pubblicato poche settimane prima del suo suicidio. In questa prosa sincera ritrovo la sofferenza e la profondità delle sue poesie. Spero di conservarne un buon giudizio fino alla fine.
Per quanto riguarda i film ho finalmente visto Persepolis. Il film è molto bello, ma non quanto il libro (come spesso accade). Purtroppo per motivi di tempo e spazio sono stati tagliati dei passaggi e sono andate perse alcune sfumature che arricchivano il libro. Giudizio comunque positivo.
E si tratta ancora di donne in un altro film che ho visto domenica sera: Sex & The City. (O forse dovrei dire Sexo en Nueva York). Trama scontata e classiche scenette tra le 4 ragazze donne, ma vedere questo film è stato come prendere un caffè con delle amiche. Il tempo è volato tra drammi, risate e confessioni. Quanto mi mancano le amiche… Non sono brava nelle relazioni interpersonali e sono poche le persone che mi hanno sopportato in questi anni. Con la lontananza poi il cerchio si è ristretto, passato a setaccio, e ora sono molto legata alle perle rimaste e di conseguenza qualche lacrimuccia l’ho versata.

Ho un sacco di pensieri per la testa. Ma ora è tardi. È meglio andare a dormire.

15 Luglio, 2008

Rincorsa da una moneta

Sono un po’ giù di tono e demotivata. Sarà il caldo. Sarà semplicemente noia. Sono qui da una settimana e sto facendo piccoli passi. Domenica, proprio mentre stavo facendo piccoli passi sotto il sole sul lungomare ho trovato un penny. Casualità, segno del destino. Certo le probabilità di trovare un centesimo di euro sarebbero state molte di più, ma cosa ti vado a trovare? Un britannico penny. Dicono porti fortuna…

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Allego una perla di genialità inglese, un simpatico gioco di parole:

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Dickens, il fabbro di Wimbledon Chase.

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(è l’insegna di un negozio vicino alla mia ex-casa di Londra.)

Buon martedì.