Pensarti (27/12/06)

16 04 2007

Un vecchio pezzo che ho ritrovato. Ed è terribilmente attuale…

Ti ho pensato. Intensamente. Immensamente. A volte con un sorriso. A volte triste e incazzata. Hai fatto una cazzata. Ho fatto una cazzata. Ma a me brucia. Tu non verserai mai lacrime per me. Ma questa consapevolezza non basta ad asciugare le mie. Tra una settimana ti rivedrò. Nulla sarà più come prima. Spero tanto di trovarti lì con il tuo solito splendido sorriso per me, ma forse non succederà. Forse non succederà più. Ho voluto vivere il mio sogno ed ora non mi resta altro che un pugno di ricordi e un letto vuoto e desideri inappagati. Camminavo percorrendo la solita strada. La nostra strada. E ascoltavo la musica che tu mi hai insegnato ad ascoltare. E per una volta non immaginavo di parlare con te. Pensavo a te. A casa. Ascoltando quella stessa canzone. Che parla di me. E mi sono chiesta se te ne sei accorto. Se ti sei mai fermato ad ascoltare il testo. Se ti sei mai chiesto cosa vogliono dire quelle parole cantate in francese. Se ti sei mai sentito parte di quella canzone. Mi sono chiesta cosa hai provato per me quando hai deciso di tenermi per mano. Cosa hai provato per me quando sei entrato in questa casa. Quando mi hai baciato per la prima volta e quando non hai voluto baciarmi per un’ultima volta. Stavo per scrivere che spero tu sia felice, ma una parte di me vorrebbe che non lo fossi. Quella parte di me vorrebbe che pensassi a me. Che mi desiderassi come mi hai desiderato quella sera.





Weekend di (stra)ordinaria follia

16 04 2007

Dunque, da dove comincio… (sarà un post lunghissimo)

Sabato. Ore 18:04. Mi arriva un messaggio da Cu scritto in 2 lingue, che dice più o meno così: “Siamo in Covent Garden. Ti va di venire a bere qualcosa?” Quest’ultima frase suona chiaramente come un eufemismo per dire: “Diamo inizio alle danze!”
Circa 2 ore dopo, fashionably late as most of the time, varco la soglia del pub. Nuovi e vecchi amici seduti attorno ad un tavolo o in piedi al bancone e in men che non si dica la serata si accende e prende una piega – ovviamente – aspettata e sperata. E mi lascio travolgere dalle battute sciocche di P tedesco e dei suoi coinquilini, chiacchiero senza segreti con Cu, mi perdo in risate ed abbracci con M – quasi un fratello maggiore per me. E nel frattempo mi presentano lui. J, due occhi splendidi, sguardo malizioso (un Bad boy come dice Cu). Per 2 ore quasi non ci parliamo, c’è un sacco di altra gente con cui avere a che fare. Ma poi ci cerchiamo con lo sguardo, iniziamo a parlare, a cercare un contatto.
E la serata prosegue tra fiumi di birra, corse per le vie di Covent Gerden e via in un altro pub.
Quando usciamo dall’irish pub è ormai chiaro (a tutti) che noi due ci piacciamo.
Dopo un fallito tentativo di andare a ballare (per fortuna, dico io. i club non mi piacciono granché) finiamo a casa del fidato Boss A. E la notte prosegue con una calma chiacchierata lontana dai rumori della Londra notturna, addolcita da un discreto vino rosso.
Io e J restiamo a dormire sul comodo divano letto gentilmente offerto da Boss A. E chiacchieriamo e scherziamo a lume di candela con musica elettronica in sottofondo. Finché il sonno non ci vince.

Domenica mattina. Una splendida giornata di sole mi attende e io non so resistere. Mi fiondo in giardino con il mio libro e un bicchiere di succo d’arancia. J mi raggiunge dopo un po’. Ha un libro anche lui. Coincidenza, destino o che altro, è un libro di Murakami. (uno dei miei autori preferiti)
Si parla un po’ di letteratura, poi Boss A ci propone di andare a pranzo al pub dove troviamo l’ineguagliabile T con una dolcissima amica e il figlioletto di 3 anni, appena tornati dalla Norvegia. Un ottimo (ma alquanto costoso) pranzo, al sole. Ho la spalla sinistra incredibilmente abbronzata!
Poi ci trasciniamo in un altro locale sul fiume. Il Tamigi non mi è mai sembrato così bello. Sdraiati sull’erba al sole, con una birra fresca, grati di questa aniticipata estate. J si è comportato per tutto il pomeriggio come se ci conoscessimo da una vita e poi è arrivato il tramonto e noi ci siamo trovati soli sul prato e ci è scappato un bacio – o due o tre. Con la consapevolezza che devo stare con i piedi per terra, perchè lui abita lontano da qui e non ha la minima intenzione di impegnarsi in una relazione. E me la vivo così. Con leggerezza. Prendo il meglio di questo weekend e non mi faccio domande.
Sono estremamente stanca ma altrettanto felice. Avevo bisogno di rilassarmi e respirare. Sono riuscita ad accantonare i (brutti) pensieri e le ossessioni, anche se oggi erano di nuovo lì ad aspettarmi.
Cosa mi resta di questo weekend? La consapevolezza di aver trovato degli amici di cui posso fidarmi senza se e senza ma, dei baci da ricordare con un sorriso, la mia autostima rinfrancata e soprattutto la certezza di voler rimanere qui.
Dopo settimane di depressione ed incertezza ho fatto finalmente chiarezza. E’ qualcosa che non riesco a spiegare razionalmente, è più una sensazione. Questo è il posto giusto per me in questo momento. Non potrei essere me stessa in nessun altro luogo.
Sorrido e ascolto le sigle dei cartoni animati.

Nostalgia…