Edinburgh

23 04 2007

Bellissima città Edimburgo.
E un bellissimo weekend alle spalle. Questa è la cronaca – assolutamente soggettiva.
Si parte alle 15:25 di venerdì pomeriggio. Dopo un’ora non siamo ancora usciti da Londra… Si preannuncia un viaggio stancante… Ma appena fuori dalla città il traffico si dirada e si corre rapidi verso nord. Resto affascinata dal fatto che sui cartelli l’indicazione fosse, appunto, un generico “THE NORTH”. Sosta in un bellissimo autogrill, quasi un’oasi di tranquillità in confronto agli autogrill italiani (che io apprezzo comunque). Una simpatica particolarità dell’area di servizio è lo stagno con le anatre. Animali di dimensioni irragionevoli e alquanto spaventose, quasi addomesticati, che vengono a mendicare patatine direttamente dalle nostre mani. Arriviamo ad Edimburgo alle 23 e collassiamo in albergo guardando gli highlights della coppa del mondo di cricket.
Sabato. Tutta la giornata in città. Se passate da quelle parti consiglio caldamente di fare il tour al Mary King’s Close, per immergersi nella Edimburgo dei secoli scorsi, e un giro al Dean Village, 15 minuti a piedi da Princes Street. Oltre ai luoghi di interesse turistico, “visitiamo” naturalmente diversi pub, in stile tipicamente britannico.
Nota di costume: in Scozia è già in vigore la legge sul fumo, quindi non si può fumare in pub e ristoranti. In più non si possono buttare i mozziconi a terra per strada, pena una multa di 50£ della nostra cara regina.
Domenica colazione sul lungo mare. Che benché triste e grigio sempre di mare si tratta. E poi si parte per il viaggio di ritorno, con sosta pranzo in un pub su suolo inglese (leggi: si può fumare!) dove mi gusto una fenomenale cheesecake con gelato alla vaniglia!
I miei colleghi si sono rivelati degli ottimi compagni di viaggio e si è creato un piacevole clima quasi familiare. All good then.
Partire, viaggiare, visitare altri luoghi, è sempre un piacere. Spero di ripartire al più presto. La prossima meta sarà probabilmente il sud della Germania a fine giugno.





Musica italiana

23 04 2007

Stamattina esco di casa, accendo l’iPod e faccio partire una playlist dal nome “italiani” che non ricordavo nemmeno di avere.

Parte la seguente canzone:

Cinzia cantava le sue canzoni
e si scriveva i testi sul diario per sentirli veri,
e proprio nell’ora di religione
quando tutto il mondo sembra buono, anche il professore,
e lo stadio era pieno, Cinzia e il suo veleno,
e lo stadio era pieno, Cinzia e il suo veleno.
Piero suonava solo la musica reggae
e i suoi capelli erano serpenti neri di medusa Marley, [...]

Seguita da questa:

Addio, Lugano bella,
o dolce terra pia,
scacciati senza colpa
gli anarchici van via
e partono cantando
colla speranza in cor,
e partono cantando
colla speranza in cor.
Ed è per voi sfruttati,
per voi lavoratori,
che siamo ammanettati
al par dei malfattori;
eppur la nostra idea
è solo idea d’amor,
eppur la nostra idea
è solo idea d’amor. [...]

E’ evidente che le due canzoni non sono in alcun modo collegate ed è alquanto bizzarro che mi ritrovi ad ascoltarle, non essendo io né una fan di Venditti né di fede anarchica. Ma in un certo qual modo adoro queste due canzoni e oggi mentre camminavo per andare in ufficio sorridevo e cantavo (come una pazza per le vie di SW London…). Piero e Cinzia mi mette di buon umore per il ritmo e il riferimento a Bob Marley. Mi sembrava di essere sotto il sole anche se il cielo di oggi è veramente grigio. E poi mi ricorda di quando ascoltavo reggae e vestivo in technicolor. Di Addio a Lugano amo il testo, che trasmette l’importanza storica di un movimento, l’impegno di persone che facevano politica per degli ideali. Non sono un’esperta di musica italiana e non l’ascolto molto perchè non mi coinvolge granché. A parte qualche rara eccezione (leggi Afterhours, Havoc, Carmen Consoli). Ma queste due canzoni (insieme a Quello che le donne non dicono, che era più avanti nella playlist) spuntate inattese in questa grigia mattina, non solo le ho ascoltate [e cantate] con piacere, le ho fisicamente sentite sulla mia pelle. Come se avessero risvegliato una parte di me semi-dimenticata ma mai del tutto abbandonata.

E’ incredibile il potere della musica. Ad una canzone del tutto innocente associamo sensazioni, momenti, situazioni e finiamo per amarla, odiarla o detestarla solo perchè ci riporta determinati ricordi. Ad esempio, ogni volta che ascolto Love is a place dei Metric non posso fare a meno di pensare a quel pomeriggio a Brighton. O se ascolto Ninnananna dei MCR (dove MCR sta per Modena City Ramblers, non My Chemical Romance – che non sopporto) penso subito al “mio” M-filosofo-pelligrino. Canzoni che fanno mi sorridere, piangere, arrabbiare, soffrire, ma che non posso fare a meno di ascoltare.

Se passate di qui, se volete, citate una canzone che avete “ritrovato” di recente che vi ha rimandato ad un ricordo o una sensazione particolare.

Intanto continuo ad ascoltare Emily Haines & the Soft Skeleton e a farmi del male… A giugno la vedo dal vivo e lì le lacrime si sprecheranno…