Mettendo la corazza in valigia

27 06 2007

Domani pomeriggio parto per l’Italia. Sarò di ritorno mercoledì sera. 6 (lunghi) giorni lontano da casa. E casa del daddy non avrò nemmeno internet… Però questo viaggio si deve fare. Mi corazzo e scendo in battaglia, stando attenta a non farmi sfiorare dai proiettili. Ma sarà dura. So già che al ritorno avrò la mia bella valigia piena di sensi di colpa, rabbia, delusione. Porterò con me qualche sorriso, qualche abbraccio, ne sono sicura. Ma alla fine quello che peserà saranno le cose negative. Purtroppo.
Almeno venerdì però vedo le ragazze. C’è in programma una bella reuinion per la laurea di Rò. E poi vedrò le sisters e i nipoti. E devo ammettere che un po’ mi farà anche piacere rivedere il daddy, che non sta tanto bene e sarà un po’ depresso. Non posso farci nulla, quando lo vedo così mi fa tenerezza. Per qualche secondo. Poi mi viene subito voglia di tornare qui.
Sarà dura questa non-vacanza.
A settimana prossima per il resoconto.





Io ballo da sola

23 06 2007

Non sono Liv Tyler, nemmeno se vista per sbaglio a chilometri di distanza, ma ieri sera mi sentivo come nella scena del film in cui lei, equipaggiata di cuffie, si estrae dal mondo e balla da sola. Piccolo particolare, io non avevo cuffie ed ero sulla pista da ballo del solito locale circondata da gente poco interessante (e questo è solo un eufemismo). Io che non so nemmeno ballare. Sorrisetto sulle labbra e in testa solo un’idea: voglio sfogarmi, voglio stancarmi, voglio ballare da sola. E ha funzionato. Poi passeggiatina notturna con lo zio W a prenderci in giro a vicenda seguita dalla lunga marcia in solitaria verso casa.
Ma a volte devi entrare in un take away orientale per ritrovare te stessa. Così ho fatto un pit-stop per rifornirmi di chips (lo so che fanno male, ma in certi momenti ne sento proprio il bisogno!!). Mentre attendo le patatine guardo la tv e c’è Iggy Pop. Avrà venduto l’anima al diavolo per rimanere così? E il sorrisetto mi ricompare in viso. Come se fossi uscita dal mio corpo, mi vedo dall’alto seduta in quel ristorante alle 23:30 di venerdì sera. E mi vedo percorrere l’ultimo tratto di strada verso casa con il mio pacchettino unto tra le mani. Vado in camera mia e mi siedo sul letto in mutande e guardo il dvd di Woodstock mangiucchiando chips e bevendo acqua del rubinetto.
Eh sì, questa sono io. E mi piace essere così. Io ballo da sola.





WEMBLEY!!

20 06 2007

Sono passati tre giorni dall’evento che ho atteso per più di 6 mesi e ancora non ho scritto nulla. Cerco di rimediare, ma non sarà facile. Certe emozioni non si possono spiegare… Lo so che ho sfoggiato una frase un po’ banalotta, soprattutto se si pensa che è riferita ad un concerto, ma per me andare a vedere i MUSE a Wembley è stato qualcosa di inspiegabilmente emozionale.
Da quando li ho visti dal vivo il 23 novembre scorso ho iniziato praticamente a vivere con loro. Ogni volta che mi ritrovavo sola nel mio tunnel, Matt mi teneva per mano e mi offriva focaccine. Mi bastava guardare una sua foto, ascoltare poche note di una sua canzone per recuperare un equilibrio, che seppur precario mi aiutava a stare meglio. Più di 6 mesi sono passati da quando ho comprato i biglietti per il concerto di domenica, l’evento musicale dell’anno (almeno per me e per migliaia di altre persone). E domenica sera quando li ho visti sbucare dal centro del campo ho iniziato a piangere. Tutta la tensione e le emozioni vissute in questi mesi sono esplose in quell’attimo.
E poi le luci, la musica, la gente e loro 3 sul palco a suonare solo per me (lasciatemi sognare…) Tra me Matt ci saranno stati tre metri. Lui suonava, io lo guardavo e piangevo, incapace di muovermi e di parlare. E ancora adesso mi vengono le lacrime agli occhi. Sarò sembrata stupida. Mentre suonava Map of the Problematique tutti ballvano, saltavano, cantavano. E io immobile. In lacrime.
E ora che le luci su Wembley si sono spente, ora che i MUSE hanno fatto il più grande concerto che potessero mai fare, ora che sono stata il più vicino possibile a Matt cosa mi resta da fare? Il mio accompagnatore, quando domenica sera gli ho fatto questa domanda, mi ha risposto: "Ora ricominci a vivere." E credo che abbia ragione. Non dico che ne ho abbastanza di sogni, perchè io DEVO sognare per vivere, ma prendo questo mega evento come uno spartiacque. E’ tempo di muoversi, è tempo di reagire (da quanto tempo lo sto dicendo?!). Matt mi continuerà a guardare come mi guardava quella sera, continuerà a cantare per me, mi terrà ancora per mano, ma io devo andare avanti.





Ritrovarsi…

19 06 2007

… dopo tre anni. Un po’ cambiati, ma in fondo sempre uguali. Un nuovo taglio di capelli, nuovi vestiti, ma lo stile è sempre quello, il sorriso è sempre lo stesso, lo sguardo è quello di un tempo. Io e L di Praga non siamo mai stati amici con la A maiuscola. Frequentavamo le stesse persone in università, ma non siamo mai stati troppo vicini. Eppure era sempre bello parlarsi. E a dire la verità, prima di conoscere l’ex, un po’ L di Praga mi piaceva. Come a quasi tutte le ragazze in S.Ale… Tre anni fa è partito e mi ricordo la festa di addio organizzata una sera d’estate al parco Lambro. Non l’ho più rivisto né sentito da allora. Fino al gennaio di quest’anno, quando per una serie di coincidenze mi sono trovata tra le mani il suo indirizzo email e gli ho scritto. Contingenze astrali hanno poi voluto che lui passasse da Londra in questi giorni per assistere all’evento (al quale dedicherò un altro post) che in qualche modo ci ha fatto ritrovare. E stasera eravamo seduti in un pub con altri amici a raccontarci di noi. Abbiamo  avuto troppo poco tempo, e solo pochi minuti da soli, ed ora mi restano solo un paio di foto. Anche se non ne avrò bisogno per ricordarlo: così carino, dolce, intelligente, simpatico. Chissà che avrà pensato lui di me? Io ero così emozionata che appena l’ho visto uscire dalla stazione della metropolitana sono arrossita e ho sentito il cuore accelerare.
E comunque è andato. Sta tornando nella sua città e sinceramente non so quando, se e dove ci rivedremo.
Buon viaggio e buona vita.





Dove sono stata per tutta la settimana?

16 06 2007

La risposta è: non lo so. E’ sabato mattina, non sono ancora uscita dal letto, ho semplicemente allungato le manine verso sinistra e ho preso il computer. Mi piace scrivere, navigare, chattare, ecc. stando a letto la mattina.
E’ stata una settimana abbastanza pesante dal punto di vista lavorativo. Sto lavorando su progetti diversi e mi piace il fatto che mi vogliano responsabilizzare di più. Non ho paura di studiare, di imparare cose nuove, di chiedere e far tesoro delle informazioni utili. Ci voleva questa scossa per fare uscire il meglio di me e io mi rimbocco le maniche e mi do da fare.
Sul piano emozionale ci sono stati i soliti alti e bassi, ma devo ammettere che in generale sono stata bene. Fino a ieri sera…
Ieri siamo andati nel solito locale di fronte all’ufficio, senza un programma preciso, si pensava di rimanere un tempo x. In pratica ci sono rimasta dalle 17:00 a mezzanotte, quando hanno chiuso. E ne sono uscita stanca, abbastanza brilla e sola. Sola perchè ieri sera avevo come la sensazione che si stesse formando il vuoto attorno a me e se non fosse stato per lo zio W e capo A non mi sarei nemmeno divertita. Il vuoto è stato determinato prima da baby-hubby che ha detto che non sarebbe venuto e poi me lo sono ritrovato sul divano accanto a me e quando la serata si stava scaldando se n’è andato. In seguito è arrivato A, che a un certo punto se n’è andato senza dare spiegazioni e poi mi manda un messaggio dicendo: “We have to be just friends. I don’t want to hurt you” Hey? Pronto? Chi ti ha chiesto nulla? Cerco di voltare pagina e di convincermi ad andare a parlare con il mio ragazzino che ieri sera ho rivisto dopo più di un mese. Ovviamente perdo più occasioni e lo vedo andare via senza riuscire a dirgli una parola.
Poi il vuoto è stato colmato grazie alla presenza di buoni amici. Ora mi sento come uno straccio per i pavimenti e so già che la giornata passerà sottotono. Stasera non si esce. Devo riposarmi ed essere in forma per domani, perchè domani è il mio MUSE day!





Ed è di nuovo lunedì

11 06 2007

Sabato bella serata. Velvet non ha sfidato la città. Ha azzardato solo qualche ridicolo passo di danza in un locale troppo buio per riuscire a vedere chi ti sta intorno. Troppo apatica per affrontare il mondo, si è rifugiata in quattro chiacchiere tra amici, una corsa nella notte con l’amico W che non voleva essere spettinato, del cibo poco sano acquistato prima di prendere il night bus e una passeggiata all’alba con il vicino di casa sudafricano. Sarebbe potuto essere romantica, ma era senza scintille.
Domenica relax facendo la pendolare tra letto e divano. Ovviamente niente cinema. Per lo meno questa volta si è ricordato di chiamare (alle 18:30) chiedendo se volevo andarci e quando mi ha sentito esitare ha risposto: “Se non ti va non è un problema. Io sono ancora distrutto da ieri e preferirei non uscire!” Bene, rimandiamo. O magari non ci andiamo affatto. Non mi importa.
Nel frattempo chatto con un amico. Ok, non un amico a caso. E’ l’ex. Che mi invita a cena da lui. Accetto. Tempo di vestirmi in maniera decente ed esco. Autobus – district line – central line e sono là. Cena in giardino con lui e due coinquilini. Clima disteso e familiare.
Poi ci trasferiamo in camera sua e me ne sono andata stamattina…
Ora è tutto chiaro. Indietro non si torna. Che ci vogliamo bene – ed anche qualcosa di più – è palese, ma non è il caso di riprovarci. Sto bene con lui, ma… E proprio per il fatto che sento questo inspiegabile “ma” mi blocco. Ed è giusto così.
Nota ultra-positiva: stamattina per la prima volta dopo mesi ho fatto colazione a casa prima di andare in ufficio. E non sono nemmeno arrivata in ritardo!
Ora sono solo stanca, asociale e leggermente intrattabile. Non vorrei essere nei panni di chi mi sta attorno.

(confessione piccola piccola: a volte penso che vorrei una famiglia: un marito, un bambino, una casa con giardino e un cane) (argomento da riprendere a mente lucida…)





Il punto della situazione

9 06 2007

Devo fare un attimo il punto della situazione. Ovvero devo scrivere un paio di cosette perchè domani mi servirà una contro-prova del fatto che non ho sognato.
Dunque, sabato scorso A mi manda un sms per chiedermi di andare al cinema domenica. Io rispondo tardi, ma rispondo positivamente e lui domenica sparisce.
Sono seguite un paio di mail di gruppo lunedì mattina poi nulla.
5 minuti fa mi ha chiamata. Ora, lui non mi ha MAI chiamata e lo conosco da circa un anno. L’argomento della telefonata è ruotato attorno al tema “andiamo al cinema domani?”. La mia risposta è stata: “Si può fare. A patto che tu domani ti ricorda di questa telefonata (visto che stai al pub e sono solo le sei…)”
Quindi domani se mi chiama o mi contatta in qualche modo andiamo al cinema. Al momento a Wim non c’è nulla che valga la pena vedere, ma una serata al cinema non mi dispiacerebbe. E poi ammettiamolo, A che mi invita fuori capita così raramente che non posso non accettare! E ho un gran bisogno di vita!!
Anche se la strega che c’è in me vorrebbe dargli buca domani all’ultimo minuto…
I’m evil! (risata satanica)





Strano sabato

9 06 2007

Mi sveglio ad un orario decente. Non ho dormito granché bene, ho avuto troppi sogni e non me ricordo nessuno. Accendo il pc, ma s’impalla dopo 10 minuti. Decido di farmi una doccia e prepararmi per uscire. Programma della mattinata: andare a cambiare una maglietta e fare la spesa. Non posso lasciare che il vasetto semi vuoto di maionese continui a corteggiare la marmellata di fragole nell’intimità del mio frigo. Serve compagnia! Esco dal letto e procedo col piano. Butto un occhio all’orologio prima di uscire e mi accorgo che stamattina tutto va a rilento. Ma non c’è fretta, è sabato.
Il cielo è grigio chiaro, il tasso di umidità dell’aria è degno di un ferragosto a Milano. La gente per strada non sorride. C’è un senso di pesantezza e rassegnazione. Strano, è come se l’intera città fosse in hangover. Di solito sono io ad essere in hangover il sabato mattina…
Esce il sole e l’atmosfera finalmente cambia. Fa caldo. Cammino verso casa con le borse della spesa. Accaldata, stanca, sfatta. E penso: “Avrò un aspetto orribile, ma tanto è sabato mattina e non incontrerò nessuno sulla via di casa”. E ovviamente, tempo zero, un incontro.
E’ G., il sudafricano. Bello come il sole, aspetto riposato, abbigliamento estivo, bicipiti in vista. Ok, lo so che dico sempre che siamo come fratelli, ma sono una donna (non sono una santa!) e certe cose fanno aumentare la pressione del sangue! Scambiamo quattro chiacchiere, un piccolo update su stasera e ci salutiamo. Mentre parliamo penso: “‘azz! sono orribile! non voglio farmi vedere così da G! ma è troppo tardi… rimedierò stasera…”
Perchè stasera si va a un party in town! Destinazione Old Street, in un locale trash/kitch/trendy (o per lo meno così lo ricordo dall’ultima volta – 6 mesi fa), per festeggiare il compleanno di W, collega gayo, una sorta di guru per me. Spero di conoscere qualche etero interessante. Sinceramente non ricordo che tipo di gente frequenta quel locale. L’altra volta ero troppo impegnata per guardarmi intorno!
E quindi stasera Velvet si mette carina e sfida la città! Mal che vada mi prendo una bella sbronza e mi faccio una passeggiata notturna con lo zio.





Metafora della realtà di una metafora

7 06 2007

Ho avuto un piccolo incidente l’altro giorno. Una scena che classificherei nella categoria "Quando una metafora diventa realtà".
Raccontavo in un post precedente che sabato sera McDreamy mi ha messo di fronte alla realtà e io sono caduta dal mio mondo di fantasia, sfracellandomi sul suolo del mondo reale.
Bhè, l’altro giorno è successo davvero. I colleghi giocavano a calcio al parco. Io stavo arrivando e mi sono messa a correre per raggiungere la palla che qualcuno aveva tirato nella mia direzione. McDreamy/McReality correva accanto a me. E io, da brava bambina cretina, ho sbattuto contro di lui e sono caduta picchiando la testa. (Non ho perso conoscenza, ma per un attimo avevo difficoltà a ricordare alcune cose successe quel pomeriggio. Niente di grave però. Ieri sono anche andata in ospedale e mi hanno confermato che non c’è nulla di preoccupante.)
Comunque, tornando alla metafora… La cosa che mi fa sorridere è che con tutti quelli che c’erano al parco, io sono caduta proprio perchè ho sbattuto contro di lui. Ho sbattuto contro il mio sogno – tramutatosi in incubo – dissoltosi in realtà. E mi sono ritrovata davvero distesa al suolo. Con McReality in piedi di fronte a me che cercava di convincermi ad alzarmi porgendomi la mano. Ma io non ho voluto il suo aiuto. Sono rimasta lì, a guardare il mondo da un’altra prospettiva. Una prospettiva tutta nuova. Che non mi piace per niente, ma è l’unica possibile.

Quello che mi rimane ora di quel pomeriggio al parco è il mal di testa (che secondo l’infermiera mi rimarrà per qualche giorno se non mi decido a rimanere a casa e riposare) e una bellissima foto ambigua che raffigura la sottoscritta distesa sull’erba in una posa da tragedia greca e McReality che mi porge la mano.





Last page

3 06 2007

Come ci sente quando un sogno muore?
Io mi sono sentita lo stomaco pieno di pietre. E riuscivo a sentirne la pesantezza, a vederne il colore grigio scuro, a sentirne la consistenza.
Mi sentivo bellissima stasera. Jeans neri un po’ attillati, magliettina nera scollata, collana d’argento, braccialetti al polso sinistro, capelli stirati e ben pettinati, un filo di trucco per esaltare gli occhi. Sorridevo. Leggera quanto basta per rompere il ghiaccio e vivere una splendida serata. Ma prima ancora che il concerto cominciasse eccomi sfracellata al suolo.
La temuta notizia è arrivata. E benché mi fossi immaginata più volte la mia reazione, le sue parole mi hanno colto alla sprovvista. E sono caduta.
Stando seduta sul divanetto di un bar sono precipitata dal mio bellissimo mondo di sogno alla realtà. Che a quanto pare è l’unico posto dove si dovrebbe stare. Mi veniva da piangere e da vomitare. Ma l’unica cosa che ho fatto è stata rimanere in silenzio con lo sguardo perso nel vuoto e le pietre nello stomaco.
Poi qualche chiacchiera inutile per riprendermi e finalmente iniziano a suonare. Ho praticamente pianto per tutto il tempo. In un’atmosfera surreale mi sono ritrovata come in un ossimoro a stretto contatto con la realtà. McDreamy non esiste più. Sarebbe dovuto succedere prima o poi. E so che qualcuno leggendo queste righe starà pensando: “era ora. meglio così. ora sei pronta per andare avanti”. E non sono pronta, ma ora non ho altra scelta.
E mentre Emily cantava “The Last Page” io ho voltato l’ultima pagina. La guardavo e pensavo al mio sogno morente e alle mie pietre. Non volevo lasciarla andare, non volevo che la serata finisse. Mentre le lacrime mi rigavano ancora il viso e lei svaniva nel backstage, si è voltata per un attimo e l’ho salutata agitando la mia tremante mano destra. E ho salutato il mio sogno per l’ultima volta.

Nothing will never stay the same.