Così vicino, così lontano

1 01 2008

Strana la vita. Fai progetti che crollano in un soffio e ti ritrovi in piani che non hai mai progettato. A volte poi scopri che in realtà non ti appartengono. Che sei chiusa in un abbraccio, ma non potresti essere più lontana di così. Scopri che le distanze fisiche non sono nulla e che invece le barriere sono insormontabili. Barriere impossibili da superare perchè non si riescono nemmeno a vedere.

Mi sento fragile e forte allo stesso tempo.
Forte, perchè mi sono costruita un guscio per rinchiudere ciò che c’è di più bello e liberarlo solo al momento giusto.
Forte, perchè ho fatto delle scelte e le vivo tutte sulla mia pelle.
Fragile, perchè sono sola. Perchè nessuno riesce a superare la barriera (forse non glielo lascio fare o forse non sono interessati a farlo). Mentre il mondo festeggia, il mio mondo dorme, piange, pensa.
Ho gli occhi gonfi, che bruciano. Ma non ho sonno. Ho pensieri ingarbugliati nella testa. E fotografie e ricordi. Un modo decisamente insolito di iniziare un nuovo anno. Scrivo. Perchè sono stanca di parlare da sola. E non sono pronta per parlare con altri.
Guarderei un film. Di quelli lenti e pesanti o scriverei ad un computer finché non crollo addormentata. Invece scrivo su questi fogli di carta, con una biro nera. Mentre ascolto il suo respiro e i passi veloci del cane al piano di sopra.

Così vicino, così lontano.

Senso di tristezza, di noia, di impotenza, di solitudine, di inutilità.

Voglia di chiudermi ancora in un mondo tutto mio, dove soffrire e star bene a modo mio. Dove essere nera come i vestiti che porto. Dove non c’è bisogno di parlare.
Voglia di creare con la mente mondi nuovi che danno spazio ai miei pensieri più cupi. Scrivere e alleggerire un cuore che non mi dà tregua.
Voglia di normalità. Una normalità così banale da farmi vomitare dopo soli due minuti. Una normalità che rifuggo per essere felice (e soddisfatta) a modo mio. E poi mi trovo a parlare da sola la notte del 31 dicembre.
Solo una canzone nella testa, che non riesco a scacciare, e presagi di cadute, lacrime per raccontare storie vissute troppo intensamente.

Sarà un anno bellissimo.





Materiale da blog (24 dicembre ‘07)

1 01 2008

Fanno domande ma non attendono risposte. Io parlo in continuazione di cose che a loro non interessano. E lo faccio per poter respirare. E un po’ perchè mi piace mettere distanza tra noi.
Oggi ho fatto delle foto al sole, alla nebbia, all’autostrada. Un paesaggio che non riconosco più e che mi affascina nel suo anonimato.
Dopo cena l’unica cosa a cui pensavo era sentire la sua voce. Ma sottostare a regole non mie mi toglieva la voce. E poi quando mi ha chiamata ho scordato tutto.
L’Ex oggi mi ha scritto “Sono all’inferno”. Senza punteggiatura. Senza aggiungere altro. E forse in situazioni così lui è ancora l’unico che mi può capire. L’amico di Barcellona ci prova, è vero, ma per lui è tutto diverso ed è un abisso quello che ci separa.
Domani è natale. L’anno scorso ho passato il natale a bere martini, mangiare pasta al forno e guardare film. Sdraiata sulla moquette nel soggiorno di casa mia.
Domani vorrei dormire tutto il giorno. Sono sveglia dalle 5. Sono stanca. Ma non ho sonno. Non è che non sia contenta di essere qui. E’ solo che vorrei fosse un po’ diverso. Vorrei ancora avere qualcosa in comune con loro. Vorrei che lei fosse qui a tenerci tutti insieme come allora e obbligarci a giocare a tombola. O forse basterebbe non avere l’atmosfera cupa di un lutto recente. O i presagi di sofferenza e le tensioni interpersonali.
Allegro il mio post sulla vigilia di natale!!
E ricordo di altre vigilie di natale a bere vino in piazza per scaldarci e poi andare al falò e farsi gli auguri. E tornare a casa tardi nella notte, perchè tanto è natale. E i regali la mattina e il giro dai parenti, vivi e morti. E la tovaglia rossa con i tovaglioli bianchi. E io che ero già piena dopo gli antipasti. E parlare perchè si voleva davvero comunicare e ascoltare. E sorridere.

Buon Natale