L’ottimismo…

18 01 2008

Se di Tarkovsky regista so poco, di Tarkovsky fotografo non so proprio nulla. Quindi la gita di oggi è stata dettata dalla curiosità. E le sorprese non sono certo mancate.
Punto primo: la White Space Gallery è sì uno spazio bianco, ma è piccolo e mal illuminato, ricavato all’interno di una chiesa. Dirimpettaio di qualcosa come “il centro per la diffusione della cultura cristiana”. Fatto che mi ha destabilizzato un po’ e ammetto di aver esitato quando ho letto le iscrizioni sulla porta.
Seconda sorpresa: una delle prime foto esposte è il ritratto di Tonino Guerra. Che, mi dispiace dirlo, la mia mente associa più velocemente ad una recente e alquanto fastidiosa pubblicità, che non alle sue doti di scrittore.
Di fatto la mia visita a Bright Bright Day. Polaroids by Andrey Tarkovsky (1979-1984) è stata molto rapida. Lo spazio era davvero poco invitante e le foto non mi hanno interessato più di tanto. Mi hanno colpito però alcuni elementi: la nebbia, le finestre aperte e i vasi con i fiori di campo, il sole che in punta di piedi entra nelle camere da letto deserte nei pomeriggi autunnali. E i colori. Quei colori che solo le polaroid possono avere. Quelle sensazioni che solo le polaroid mi sanno dare. (Dall’assenza di dettagli tecnici, si evince la mia totale mancanza di conoscenze in ambito fotografico).
Ho concluso la breve visita scambiando due parole con la gallerista, una ragazza molto carina, dallo sguardo fragile e l’inglese marcato da un accento continentale.
Mi sono poi buttata in una via che non avevo mai percorso, ritrovandomi in una Londra posh e indaffarata, terribilmente affascinante. Sono passata con un po’ di emozione davanti a Sotheby’s e sono poi entrata in un’altra galleria d’arte, trovata per caso. Una di quelle dove le opere sono esposte per essere vendute, non per essere mostrate e commentate. E mi sono sentita così fuori posto e intimorita. Persino un po’ scontenta di vedere cifre accanto a Picasso, Dalì e Warhol e realizzare che qualcuno comprerà quelle opere e molti altri non le potranno mai vedere. Quanto può valere un’emozione? Ho ringraziato la gallerista (un’altra donna!) e sono fuggita arrossendo.
Ho fatto poi un salto alla libreria europea dove due commesse (tanto per continuare il pomeriggio al femminile) gentili, pazienti e intelligenti, mi hanno aiutato a scegliere un paio di libri in francese.

Mi piacciono questi pomeriggi londinesi. Pomeriggi in cui posso anche accettare un cielo grigio, basta che il vento non sia freddo. Pomeriggi in cui Londra mi aiuta a prendermi cura di me.