Post polemico

25 10 2009

Per l’ennesima volta il papa si pronuncia contro le politiche dell’Unione europea e fa appello alle radici cristiane dell’Europa. Ma cosa s’indende per “radici cristiane”? E, soprattutto, cosa intende dire Benedetto XVI con queste parole?

È indubbio che la religione cristiana abbia giocato un ruolo importante da un punto di vista storico e culturale per tutti i paesi membri dell’Unione europea, ma all’interno del mondo cristiano si evidenziano diverse dottrine, credi e culti. Anche le chiese protestanti condividono le radici cristiane della Chiesa di Roma, ma prendono le distanze da essa su vari punti chiave, come il divorzio, il numero dei sacramenti e persino il riconoscimento dell’autorità papale. Viene da chiedersi a questo punto, a quali radici cristiane si riferisca esattamente il papa.

La polemica frase lanciata spesso contro le politiche dell’Unione europea, mi risulta difficile da accettare, per due motivi molto diversi e molto significativi.

Prima di tutto, il concetto di Europa unita sotto l’aspetto religioso, è un’Europa antecedente alla riforma luterana e allo scisma anglicano, una società, quindi, ancora medievale. E prendere a modello una società di 500 anni fa, non mi sembra molto costruttivo per il futuro di un’istituzione internazionale.

In secondo luogo, l’Unione è nata per motivi economici, poi politici e sociali, ma non si evidenziano delle fondamenta religiose. Quindi, appellarsi ad una religione per discutere temi politici comunitari, mi sembra quanto meno inopportuno.

Ciò che credo ci si dovrebbe aspettare da un’instituzione come l’Unione Europea è che si travalichino i confini politici e religiosi e che si difendano i diritti dei cittadini. L’Unione europea dovrebbe rappresentare la possibilità di tutelare la storia e la cultura di tutti i Paesi membri, ma anche di promuovere un modello di società valido per il futuro, non solo all’interno del continente stesso, ma anche per quanto riguarda i rapporti internazionali e l’impatto che possano avere le politiche comunitarie sul resto del mondo.

Non si dovrebbe, quindi, fare appello ai dogmi di una religione, bensì ai valori che sono davvero comuni a tutti: uguaglianza, dignità, diritti umani.





Mal di schiena – Note – Muse

6 10 2009

Seduta sul divano cerco di rilassarmi. Ascolto i brani “Aggiunti di recente” al mio iTunes e mi preparo ai concertoni del mese prossimo. Sorseggio una zuppa di miso bianco.

Stanchezza trascinata fin qui dall’ultimo viaggio in Italia. Come al solito mi sono cibata di esperienze belle e brutte e sono tornata, come sempre, con un bagaglio pesante, carico di sensi di colpa e nuove pressioni. Tutt’ora non sono riuscita a smaltire questo stato di pesantezza, che, anzi, si è andato accumulando conseguentemente all’incredibile mole di lavoro e ai pensieri che mi gonfiano la testa.

Sabato vado a Londra. Sono davvero contenta di rivedere i ragazzi e di fare un giro nell’altra mia città, ma vorrei essere un po’ più energica.

Lo scorso weekend si è aperto in “depression mood”, smaltito (se non curato) a base di pianto, film melenso, smalto rosso e hamburger al chiringuito. La cigliegina sulla torta è senza dubbio stata la serenata cubana regalatami dall’insostituibile amico di Barcellona (dovrei trovargli un altro appellativo. Mi chiedo come suonerebbe se dicessi “il mio maschio”…)

L’ultimo album dei Muse continua a non piacermi. Anche “Uprising”, pur essendo uno dei pochi pezzi che riesco ad ascoltare interamente senza annoiarmi, non mi convince del tutto. “United States of Eurasia” mi ricorda i Queen. E i Queen non mi sono mai piaciuti. Spero almeno che Matt si vesta bene…