La fine del mondo non è la cosa peggiore che possa succedere. La parte più difficile è vivere, giorno dopo giorno. In particolare quando si suppone che tu sia felice, quando chiunque al tuo posto lo sarebbe, ed invece tu ti senti come intrappolata in una matassa di lana grigia che ti attanaglia le gambe e ti impedisce di andare avanti. I comportamenti che assumi risultano incomprensibili a chi ti circonda, persino a chi ti sta più vicino e ti conosce meglio di chiunque altro. Eppure quello è l’unico modo che hai per poterti mantenere a galla e non sprofondare del tutto. Non è che tu non voglia essere aiutata, è che dell’aiuto che ti offrono non sai che fartene, perché i tuoi pensieri, la tua sofferenza, te stessa, appartengono ad un’altra dimensione.
Essere emotivamente paralizzati e sentire un enorme senso di liberazione quando invece tutto il mondo si dispera per la fine imminente.
Scelte, azioni, relazioni, tutto si dissolve e restano solo le sensazioni. La parte più privata di noi stessi che non si può raccontare a parole. Ed è a questo che ci si afferra quando tutto ciò che ci circonda perde di senso.
Melancholia – Lars Von Trier 2011
08-01-2012 – Cine Verdi – Barcelona

