Barcellona in agosto

9 08 2009

Lascio la valigia aperta sul letto e il pavimento ad asciugare ed esco per un’ultima passeggiata in città. Credo di essere l’unica ragazza ad uscire con i jeans lunghi oggi. Fa caldo ma i pochi vestiti estivi che ho sono in valigia.

Passeggiata nel Born ad ammirare i turisti in coda al museo Picasso, che non solo è aperto benché sia domenica, l’ingresso è addirittura gratuito. Continuo la camminata fino alla fine di Carrer Montacada, all’incrocio con Carrer Princesa. Mi soffermo un attimo a guardare le tristi cartoline dei negozietti di souvenire e torno indietro. Lentamente.

Do un’occhiata al bar del museo Textil ma non mi va di fermarmi. Mi sento troppo vulnerabile, sola, tra tanti stranieri (e per stranieri intendo chiunque non abiti in città).

Sulla via del ritorno passo davanti al negozio di scarpe. In vetrina ci sono ancora i sandali che avrei voluto (dovuto?) comprare. Ma è domenica e il negozio è chiuso. Se mi ricordo ci ripasso quando torno dall’Italia.

Scelgo Carrer del Rec per tornare verso la Barceloneta. C’è molta gente seduta ai tavoli fuori dai bar/cocktail bar/lounge bar e le persone “cool” si notano subito: indossano gli occhiali da sole, vestono vintage (o Top Shop/Top Man) e ridono mantendo una posa, mentre il simpatico del gruppo parla male degli italiani.

Ultimamente ho sentito molto spesso parlar male degli italiani. La collega bionda, dopo anni di esperienza come cameriera, è arrivata a dire che i turisti peggiorni sono gli italiani. E l’immagine che hanno qui è, in effetti, abbastanza triste. L’italiano grida, anzichè parlare, cerca di saltare la coda, vuole sempre aver ragione, entra nei locali parlando italiano senza fare nessuno sforzo e pretendendo che tutto il mondo lo capisca e ha un accentaccio esagerato. I ragazzi sono appiccicosi e fanno apprezzamenti volgari, ad alta voce, a qualunque ragazza passi per strada con una gonna o con una scollatura interessante. Le ragazze sono volgari o sono tutte in tiro con la puzza sotto il naso. Questa è l’immagine che hanno di noi, e il più delle volte hanno ragione: la maggior parte degli italiani che ho incontrato qui sono esattamente così. La verità è che non siamo certo tutti così, ma mi sono anche stancata di dirlo. Del resto, quando si parla di Italia con gli stranieri il primo riferimento ad emergere è Berlusconi, seguito dall’idea di italiano mammone e dalla mafia (anche se in realtà quello a cui si riferiscono è la camorra del film tratto dal libro di Saviano). Che triste. Un paese con una storia, una cultura e una tradizione artistica come la nostra, ricordato solo per le sue magagne o per le macchiette simpatiche del bellone o del politico di turno.

Quando dici Italia, nessuno dice Leonardo, Dante, il Rinascimento, Caravaggio, Marconi, Verdi, Pasolini; qualcuno parla di Roma o della Ferrari, ma sono in pochi, e se si cita Verona si finisce a parlare di Romeo e Giulietta. Una cosa terribile che succede spesso qui in Catalunya quando si parla di italiani, è sentirsi dire che Cristoforo Colombo era catalano (secondo alcuni portoghesi, il navigatore genovese era in realtà portoghese…).

Ma nonostante l’immagine negativa degli italiani, quest’anno l’Italia sembra essere una meta vacanziera molto gettonata: solo tra le mie colleghe, ce ne sono 3 che sono state o andranno in Italia quest’anno, il ragazzo di un’altra è stato a Roma qualche settimana fa e qualcun’altro sta pensando di andarci. Che ci sia qualche speranza che il bel paese riacquisti il suo fascino antico? La vedo dura, per lo meno finché ci sarà il solito bel faccione di cui parlare, o da deridere indignati per qualche sua dichiarazione.

Domani mattina volerò a Milano. Manterrò il controllo mentre la classica famigliola cercherà di passare davanti a tutti, lamentandosi della scarsa efficenza degli spagnoli. Abbasserò lo sguardo sul mio libro e se riesco poi ad addormentarmi in aereo ancora meglio. Lascio Barcellona per poco più di una settimana e mi aspettano giornate macinando chilometri in macchina/treno/bus o chissà quale mezzo. Il tutto rincorrendo una famiglia sull’orlo della rottura e andando incontro ad un’altra che spero abbia voglia di conoscermi, come io sono impaziente di incontrare loro.





Més que un club

7 06 2009

Tutto iniziò il primo weekend di maggio, quando io ero in Italia. Il Barça si spianava la strada verso la vittoria di Liga vincendo 6-2 contro il Real Madrid (a Madrid!). La città è esplosa in un’incredibile festa, prolungatasi per tutto il mese di maggio. C’è stata la Copa del Rey, la Liga e la Champions. Mi sembra strano parlare di calcio, ma la verità è che vivere a Barcellona e tifare Barça va al di là dell’interesse calcistico. Il Barça fa perte del respiro della città, da alcuni sono venerati come eroi o santi, ma per tutti sono come dei figli di cui essere orgogliosi. Figli da andare a prendere in aeroporto quando tornano da un lungo viaggio, da accompagnare a casa insieme ai trofei da mettere in vetrina. Il giovedì dopo la finale della Champions c’era tutta la città ad accompagnare la squadra nelle tre ore di parata fino al Camp Nou. Le bandiere, i sorrisi, i cori, gli applausi. E i ragazzi, esausti e ubriachi finalmente a casa, in uno stadio gremito di gente. Dopo un mese in cui tutti i giorni si vedeva il Barça in tv, sui giornali, sulle bandiere appese ai balconi, abbiamo imparato a considerarli come degli amici. C’è Iniesta, il classico ragazzino dell’oratorio con la faccia pulita. Messi, un puffo ubriaco e festante che ha incredibilmente segnato il gol con un colpo di testa. Piqué, l’amicone con cui tutti vorrebbero “salir de fiesta” per poi andare a rubare le reti dell’Olimpico. Valdés, il portierone con cui tutte (o quasi) le donne di Barcellona vorrebbero sposarsi – o per lo meno fare dei figli. Puyol, la roccia, il capitano con i colori della Catalunya. Xavi, con il suo faccino da “boy band”, il genero che tutte le mamma vorrebbero. Eto’o, sempre gentile e diplomatico. Dani Alves, che non sta mai fermo con la sua energia incontenibile. Bojan, il più amato dalle ragazzine. E poi c’è Pep Guardiola, che ha reso possibile tutto questo. Alcuni addirittura lo hanno proposto come presidente della Generalitat. Noi siamo più che contenti di vederlo in panchina, a lato del campo e nelle conferenze stampa. Sempre affascinante e ben vestito (tranne per lo scivolone di quell’orribile cravatta nella finale di Roma). Diciamo che più che la “camiseta” del Barça, mi piacerebbe avere la “camisa” del Pep. Ma questa è un’altra storia, che ha molto poco a che vedere con il calcio.

Visca el Barça!

IMG_0903 - Plaça Catalunya

DSC00109 - Via Laietana

IMG_0916 - Plaça Catalunya





Diario di bordo

1 06 2009

Scrivo questo post mentre dalle finestre mi giunge assordante la musica dei tamburi e dei petardi. Il lungo weekend di Pentecoste è quasi finito e le celebrazioni della festa del quartiere continuano ininterrottamente da ormai 5 ore. I primi sentori della festa si sono avvertiti venerdì sera, quando alle 19:00 un gruppo di percussionisti ha iniziato a suonare al bar all’angolo, praticamente sottocasa. Un bel clima, divertente. Peccato però che nella via rimbombi tutto e tremino i vetri delle mie finestre al primo piano. Stesso scenario poi sabato mattina, con l’ufficiale apertura dei festeggiamenti e inizio della sfilata dei cori alle ore 9:00…

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Visto che il mio mal di testa mi pregava di portarlo a fare un giro lontano dai tamburi, abbiamo fatto una passeggiata sul lungo mare con un primo tentativo di prendere un po’ di sole. La giornata è poi proseguita con lo shopping (ho trovato un vestito per il matrimonio – non mio – a cui assisterò a fine giugno!) e cenetta in un caratteristico localino del Gotico. Ottime tapas innaffiate da ottimo vino, che ho avvertito irrimediabilmente. Il ritorno a casa a piedi in una calda serata di inizio estate è stato molto romantico, o forse lo ricodo così solo per gli effetti dell’alcool.

Domenica fortunatamente non c’erano tamburi a svegliarci e abbiamo pigramente salutato un’altra giornata di sole che abbiamo trasformato in una intensa giornata turistica: gita al Tibidabo (che delusione!), poi parentesi culturale al CaixaForum (bellissimo!) a vedere le mostre su Palladio, Richard Rogers e Barceló.

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Oggi: mattinata di pulizie, seguita da un paio d’ore a fare le lucertole in spiaggia (cosa che non mi piace molto, ma vorrei togliermi questo colorito bianchiccio…), poi pranzo + siesta.

Stasera il programma è di andare a letto presto, visto che domani inizio a lavorare alle 8. Starò un po’ al computer, magari tento di leggere qualcosa, ma di certo niente tv, tanto con la musica che arriva dalla strada non riucscirei a sentire nulla!





Verità nascoste

8 05 2009

Spazi rubati





Incertezze e ritmi pop

21 01 2009

LA CONFIRMACIÓN
dal 24/10/2008 al 04/01/2009
Centre d’Art Santa Mònica
Barcelona

L’ingresso è buio. Si riesce a stento a leggere il cartello con la freccia che indica l’inizio dell’esposizione. Un progetto che si snoda attraverso diversi scenari, riconducibili a scene di vita quotidiana, che lo spettatore è chiamato ad osservare muovendosi all’interno degli scenari stessi, fino a giungere alla sala finale dove viene proiettato un video girato sul posto. Rivisitando gli scenari del video, lo spettatore si fa in qualche modo attore e può avvicinarsi maggiormente alle situazioni e alle tematiche presenti nell’opera. Di fatto, La confirmación rappresenta il viaggio iniziatico di un giovane che si trova a dover compiere delle scelte per superare determinate situazioni personali. Si va dal rapporto con la famiglia, al lavoro, gli amici, la sessualità e la scoperta di sé, fino all’ultimo scenario, l’incontro con la morte. Pur comprendendo scenari quotidiani, l’installazione è disseminata di elementi inquietanti che inducono lo spettatore a riflettere e a porsi domande sulla realtà stessa e, di conseguenza, sul senso della vita e sul significato dei gesti quotidiani. Il video che viene proiettato alla fine del percorso è un inno dai toni pop nel quale si vede il giovane protagonista affrontare le tappe del viaggio, che vengono spiegate con una canzone nella quale è possibile ritrovare la chiave di lettura dell’opera. Il messaggio che emerge da quest’opera di David Bestué e Marc Vives è che viviamo in un mondo ricco di incertezze, nel quale è impossibile identificare una realtà assoluta. Da una parte siamo chiamati a compiere un perscorso, fare delle scelte che determinano delle conseguenze e dall’altra ci troviamo in situazioni che non abbiamo scelto o previsto. Un argomento decisamente non originale, ma molto ben argomentato e rappresentato in maniera “fresca” e con una buona dose di umorismo che certamente non guasta. Non mancano neppure citazioni culturali – come il monolito di 2001 Odissea nello spazio o Arcimboldo – che arricchiscono la narrativa dell’opera. Concludendo, l’opera dei due artisti barcellonesi parte da un approccio ingenuo a situazioni comuni, ma induce in seguito ad interrogarsi ad un livello decisamente più profondo, senza negare un po’ di spazio alla leggerezza e ad una risata.

“la vida es una canción
el espacio le da ritmo al tiempo
aprende a bailar sin suelo firme,
sin confirmación”





Vernissage (diamoci un tono!)

7 12 2008

Martedì sera è stata la mia prima volta.
La prima volta che sono andata all’inaugurazione di una mostra, e la prima mostra in cui espone qualcuno che conosco. E non una mostra qualunque, bensì un festival internazionale che si tiene questo mese al CCCB di Barcellona. L’amico di Barcellona è tra gli artisti selezionati per l’esposizione.
(Cliccare link a lato, please. Thanks!)
C’era un sacco di gente, molta più di quanta immaginassimo, tanto che era praticamente impossibile vedere tutte le opere esposte. Ci
ò non mi ha impedito di girare per le sale gremite di gente snocciolando i miei commenti snob sulla dubbia qualità di molte opere e sulla mancanza di originalità di altre.
Ero terribilmente orgogliosa di stare accanto al mio uomo, così orgogliosa di lui, di quello che ha fatto e della splendida persona che è e mi sentivo davvero stra-figa al suo fianco.
Nessun volto noto (non ho nemmeno riconosciuto Bimba Bosè), ma un sacco di volti. Mentre lo spingevo a fare foto con gli organizzatori, mi sentivo un po’ first lady e mi godevo il mio nanosecondo di gloria guardandolo affascinata.
È stata davvero una bella esperienza e una bella emozione, anche per me che ho seguito tutto il processo. Da quella lontana giornata di giugno in cui è arrivata la splendida notizia, fino ad oggi, continuo orgogliosa a dire a tutti che l’amico di BCN espone al CCCB.
Spero davvero che l’evento apra altre porte, che gli dia la possibilità di conoscere la gente giusta, perché il persorso è arduo e faticoso e lui si merita davvero di fare strada. Intanto iniziamo ad andare all’inuagurazione di un’altra mostra (di pittura erotica giapponese) giovedì sera e poi vedremo cosa ci riserva il futuro.





JUST A PERFECT DAY (26/10/2008)

9 11 2008

Venerdì ho passato un sacco di tempo in coda, ma ne è valsa la pena.

Messaggio dell’amico di BCN al mattino che dice più o meno così: “C’è Lou Reed stasera al CCCB. Che facciamo?” Infatti “l’allegro” vecchietto era in città per promuovere la pubblicazione in catalano e in spagnolo del libro in cui sono raccolti i suoi testi e l’amico di BCN ha pensato bene di mettersi in coda nel pomeriggio per farsi firmare una copia del libro (e farsi fare un autografo per la sottoscritta e per il fratellino). È stato un bel momento emozionante: lui che si avvicina al tavolo a cui è seduto Lou Reed con due assistenti/interpreti, dice due parole, si fa fare gli autografi e gli stringe la mano. Il tutto mentre io cerco disperatamente di scattare una foto con il cellulare che in quel momento decide di impazzire e quindi non ci sono prove fotografiche dell’evento.

Tutti contenti ci mettiamo in un’altra coda per comprare i biglietti per lo spettacolo della serata: Mr Reed e Laurie Anderson (in video-conferenza da Berkley) che leggono poesie di autori catalani tradotte in inglese, nell’ambito del progetto Made in Catalunya.

Biglietti acquistati, si beve un caffè, poi in fila, di nuovo, per prendere posto nella hall del CCCB.

Ci raggiunge il fratellino e dopo ore di ritardo finalmente si può entrare e che lo spettacolo abbia inizio.

Lou Reed sale sul palco. Cammina lentamente. Un vecchia rock star segnata dalle droghe. Indossa un’orribile maglietta nera, decisamente troppo lunga e troppo stretta, che evidenzia una pancia di dimensioni notevoli. Il suo modo di leggere i testi è diretto, sincero, scarno, forse scazzato. La vera star della serata è Laurie Anderson. Bellissima, affascinante, che legge le poesie interpretando ogni parola, trasmettendo migliaia di emozioni con lo sguardo.

Mentre lei legge, Lou è sul palco, seduto su uno sgabello, e la guarda, ipnotizzato, come noi del pubblico. Alla fine si sorridono (Lou Reed che sorride? Sarà vero?) e si salutano. Che teneri!

Uno spettacolo davvero emozionante e quasi irreale. Se dovessi raccontare di aver visto Lou Reed leggere poesie di autori catalani tradotte in inglese, chi mai ci crederebbe?

Eppure è andata così: una serata di poesia, carica di ispirazioni future e di emozioni presenti.

E ho l’autografo di Lou Reed!





Lavori in corso (migliaia di Lego bianchi)

4 10 2008

Olafur Eliasson – La naturalesa de les coses
Fundació Joan Miró – 27/09/2008

Ho un sacco di idee in testa che vorrei trasformare in post, vorrei passare un po’ di tempo raccontando di me, di cosa sto facendo, di cosa vorrei fare. Avrei in testa poemi, pensierini, dissertazioni su vari argomenti. Ma non ho il tempo e la calma mentale per mettermi a scrivere. Quindi mi metto in pausa (tra poco anche forzata visto che nella nuova casa dobbiamo ancora attivare la connessione).

Lavori in corso, sia in concreto che nel mondo astratto della mia testa.

Poi un giorno tornerò e racconterò di un amico che non vedo da anni o del perché odio Hello Kitty.





Telefono Casa

19 09 2008

Nel senso che dovrò mettere un telefono nella nuova casa! Ebbene sì, dopo mesi di ricerca l’abbiamo trovata. Non canto vittoria perché dobbiamo ancora firmare il contratto, ma l’appartamento è stato riservato e la caparra pagata, quindi ci siamo quasi. La firma del contratto con conseguente consegna delle chiavi dovrebbe avvenire la prima settimana di ottobre. Non vedo l’ora di traslocare! L’appartamento è davvero piccolo, ma dopo aver visto decine di appartamenti deprimenti, senza finestre, in zone assurde, con mobili angoscianti o scale costruite da e per i nani di Biancaneve, quello che abbiamo visto martedì ci ha convinto a voler portare lì le nostre valigie e scatole e borse e stabilirci per 6 (+6) mesi ulteriormente prorogabili.

La casa consiste in:

- ingresso con cucina/soggiorno;

- bagno (piccolo, ma per lo meno la doccia non sta sopra al cesso come sui treni! Sì, abbiamo visto anche appartamenti dotati di bagno-da-cuccetta);

- camera da letto spaziosa con armadio enorme (non che abbia troppi vestiti, ma fa sempre comodo);

- cameretta/studio con divano a letto.

Si trova a due passi dal mare e a tre passi dal centro. Non sarà Versaille, non si potranno fare grandi feste, ma se passate per Barcellona un caffè ve lo posso offrire (devo ancora comprare la caffettiera…). E se prenotate con anticipo potrei anche aprire il divano e darvi un posto letto.

Sono molto sollevata, anche se finché non avrò le chiavi in mano non abbasserò la guardia. Ma già mi sto immaginando come disporre le cose, i DVD, i libri, che piatti e che lenzuola comprare. Finalmente si andrà all’IKEA a comprare roba, non solo per bere un caffè gratis con una fetta di torta alle mandorle (che adoro!). Per quanto sia piccolo, finalmente avrò un posto dove rilassarmi e forse davvero inizierò a sentirmi a casa anche qui.

Incredibile che io vada ad abitare vicino al mare…





Strisce (giallo e rosso)

13 09 2008

Oggi sono lentissima e molto rincoglionita. Mi sono svegliata alle 10, ho fatto colazione verso le 11, poi sono piombata in uno stato vegetativo totale che mi ha costretto a dormire altre 2 ore. La doccia mi ha fatto riprendere un attimo la parvenza di un essere umano in condizioni vitali, ma ora (sono le 17:20) sto di nuovo esaurendo le pile e sento che l’autonomia giunge al termine. Spero di riuscire almeno a finire questo post prima di collassare.
A dire la verità non ho idea del motivo di questa stanchezza/collasso. Ieri sera non sono nemmeno uscita e giovedì non ho lavorato quindi non è stata una settimana così pesante.

Domenica sono andata al mare per rilassarmi un’ultima volta (probabilmente per quest’anno basta spiaggia) al sole ancora caldino, sonnecchiando e leggendo un libro. Parentesi bibliotecaria: sto leggendo “I fiori blu” di Queneau nella traduzione di Calvino. È un libro divertente e molto saggio nei giochi di parole, riferimenti e immagini. L’ho comprato tempo fa durante un weekend di passaggio in Italia ma non l’avevo mai letto. Consigliato a tutti quelli che considerano le parole un’arte, e non solo un mezzo di comunicazione.

Al lavoro si procede in maniera un po’ più spedita, visto che in un mese possiamo dire di aver “imparato il mestiere”, ma mercoledì, prima ancora del caffè mattutino ho dovuto far fronte ad un’emergenza consegne causata da fraintesi, intranet e distanze chilometriche. Devo ammettere che quando l’emergenza è rientrata mi sono sentita orgogliosa di me (in gergo direi “strafiga”).

Mercoledì dopo il lavoro ero abbastanza stanca e scazzata, ma avevo appuntamento con l’amico di BCN, il quale, ovviamente, è arrivato in ritardo. Devo ammettere però che appena ci siamo visti mi ha fatto sentire meglio e ogni volta che mi fa sorridere non penso alla mezz’ora passata ad aspettarlo in Plaça Catalunya tra vecchietti, tamarri e turisti.

La serata ha preso forma lentamente con una passeggiatina in centro, cena messicana e notte al museo. Come preludio alla festa di Catalunya celebratasi giovedì, i musei erano aperti fino all’1 così ne abbiamo approfittato per andare al CCCB (ma quanto ci piace il CCCB!?!) per vedere la mostra su J.G. Ballard, accompagnata da proiezioni di vari filmati (alcuni di dubbia qualità). La serata è stata molto carina, non solo perché l’entrata era gratuita, ma perché mi affascina visitare dei posti in orari insoliti, quando solitamente sono silenziosi e deserti. C’era molta gente mercoledì, ma non per questo c’era caos. Tutti sembravano divertirsi, anche grazie ai cocktail offerti gentilmente a tutti i visitatori. La mostra mi è piaciuta molto. Ballard è uno scrittore che conosco abbastanza bene e mi incuriosiva vedere come avessero organizzato una mostra su uno scrittore. Il rischio di fare una stronzata inutile era molto grande, invece il risultato è stato ottimo. Filmati, interviste, spezzoni di film che hanno ispirato i suoi libri o sono stati ispirati dai suoi libri, si accompagnavano bene alle citazioni sulle pareti, alle varie edizioni dei libri e foto e articoli dello scrittore inglese. L’unica vera critica che mi sento di fare è per la scelta della lingua. Capisco la questione dell’orgoglio catalano, che qui non si sentano spagnoli e che vogliano giustamente mantenere una loro lingua, ma non condivido la decisione di optare per il catalano come lingua principale di una mostra su uno scrittore inglese di fama mondiale, quindi l’esposizione sarebbe di richiamo internazionale. I pannelli esplicativi erano in tre lingue (catalano, spagnolo e inglese), ma molte citazioni non avevano il corrispettivo nelle altre lingue. I volantini della serata erano solo in catalano ed anche il catalogo (che devo ancora comprare) è in catalano con alla fine traduzione in spagnolo e inglese in caratteri minuscoli, stile “tante formichine inutili”.

Parlando di orgoglio catalano, era un piacere vedere le bandiere ai balconi giovedì sera e la gente per strada festante. Un po’ meno piacevole è stato vedere i manifesti incollati sulle vetrine dei negozi e le scritte inneggianti alla lotta. Posso anche capire le rivendicazioni di un popolo, ma inneggiare alla lotta (soprattutto contro dei connazionali) non mi sembra una mossa troppo saggia…

Bene, sono sopravvissuta mezz’ora scrivendo, ora però devo uscire o mi riaddormento. Carico questo articolo e vado a fare un giro.

Ci si concentra sull’effimero per associare la nostra etica dell’essere e dell’esistere all’amore e alla gentilezza.

Faber “6 gradi di separazione”