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	<title>Hysteria</title>
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		<title>Hysteria</title>
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		<title>Problema tecnico. Help!</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 19:14:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hysteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Da tempo ho un problema con il mio laptop. Non mi sono mai impegnata molto per risolverlo, a dire la verità. Ma ora che sono di nuovo alle prese con il problema, ho pensato di approfittare di questo mio spazio per scrivere due righe a riguardo. Magari un passante di buon cuore potrebbe impietosirsi e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=velvetgirl.wordpress.com&blog=1497362&post=650&subd=velvetgirl&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Da tempo ho un problema con il mio laptop. Non mi sono mai impegnata molto per risolverlo, a dire la verità. Ma ora che sono di nuovo alle prese con il problema, ho pensato di approfittare di questo mio spazio per scrivere due righe a riguardo. Magari un passante di buon cuore potrebbe impietosirsi e decidere di darmi una mano.</p>
<p>Entriamo in dettaglio:<br />
Ho un laptop Dell che in questi giorni compie due anni. Il sistema operativo è – mio malgrado – Windows Vista Business. Il problema è che quando uso il computer senza cavo elettrico la connessione wireless a internet cade in continuazione. Cosa che non succede quando tengo il cavo elettrico collegato. Non sono un IT geek, quindi non saprei cosa controllare, cambiare, rivedere&#8230;  Esisterà una qualche impostazione per cui l’antennina del wi-fi perde di intensità quando il laptop rimane senza corrente? C’è qualcosa che io possa fare prima di portarlo a qualche tecnico? Qualcuno ha sperimentato – e risolto – lo stesso problema?  Grazie per qualunque aiuto/suggerimento che possiate darmi.</p>
<p><em> (Riattivo la connessione e salvo questo post&#8230;)</em></p>
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		<title>Post polemico</title>
		<link>http://velvetgirl.wordpress.com/2009/10/25/post-polemico/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Oct 2009 17:43:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hysteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Per l’ennesima volta il papa si pronuncia contro le politiche dell’Unione europea e fa appello alle radici cristiane dell’Europa. Ma cosa s’indende per “radici cristiane”? E, soprattutto, cosa intende dire Benedetto XVI con queste parole?
È indubbio che la religione cristiana abbia giocato un ruolo importante da un punto di vista storico e culturale per tutti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=velvetgirl.wordpress.com&blog=1497362&post=648&subd=velvetgirl&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Per l’ennesima volta il papa si pronuncia contro le politiche dell’Unione europea e fa appello alle radici cristiane dell’Europa. Ma cosa s’indende per “radici cristiane”? E, soprattutto, cosa intende dire Benedetto XVI con queste parole?</p>
<p>È indubbio che la religione cristiana abbia giocato un ruolo importante da un punto di vista storico e culturale per tutti i paesi membri dell’Unione europea, ma all’interno del mondo cristiano si evidenziano diverse dottrine, credi e culti. Anche le chiese protestanti condividono le radici cristiane della Chiesa di Roma, ma prendono le distanze da essa su vari punti chiave, come il divorzio, il numero dei sacramenti e persino il riconoscimento dell’autorità papale. Viene da chiedersi a questo punto, a quali radici cristiane si riferisca esattamente il papa.</p>
<p>La polemica frase lanciata spesso contro le politiche dell’Unione europea, mi risulta difficile da accettare, per due motivi molto diversi e molto significativi.</p>
<p>Prima di tutto, il concetto di Europa unita sotto l’aspetto religioso, è un’Europa antecedente alla riforma luterana e allo scisma anglicano, una società, quindi, ancora medievale. E prendere a modello una società di 500 anni fa, non mi sembra molto costruttivo per il futuro di un’istituzione internazionale.</p>
<p>In secondo luogo, l’Unione è nata per motivi economici, poi politici e sociali, ma non si evidenziano delle fondamenta religiose. Quindi, appellarsi ad una religione per discutere temi politici comunitari, mi sembra quanto meno inopportuno.</p>
<p>Ciò che credo ci si dovrebbe aspettare da un’instituzione come l’Unione Europea è che si travalichino i confini politici e religiosi e che si difendano i diritti dei cittadini. L’Unione europea dovrebbe rappresentare la possibilità di tutelare la storia e la cultura di tutti i Paesi membri, ma anche di promuovere un modello di società valido per il futuro, non solo all’interno del continente stesso, ma anche per quanto riguarda i rapporti internazionali e l’impatto che possano avere le politiche comunitarie sul resto del mondo.</p>
<p>Non si dovrebbe, quindi, fare appello ai dogmi di una religione, bensì ai valori che sono davvero comuni a tutti: uguaglianza, dignità, diritti umani.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Mal di schiena &#8211; Note &#8211; Muse</title>
		<link>http://velvetgirl.wordpress.com/2009/10/06/mal-di-schiena-note-muse/</link>
		<comments>http://velvetgirl.wordpress.com/2009/10/06/mal-di-schiena-note-muse/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 20:41:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hysteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[I deliri della giovane Velvet]]></category>

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		<description><![CDATA[Seduta sul divano cerco di rilassarmi. Ascolto i brani “Aggiunti di recente” al mio iTunes e mi preparo ai concertoni del mese prossimo. Sorseggio una zuppa di miso bianco.
Stanchezza trascinata fin qui dall’ultimo viaggio in Italia. Come al solito mi sono cibata di esperienze belle e brutte e sono tornata, come sempre, con un bagaglio [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=velvetgirl.wordpress.com&blog=1497362&post=644&subd=velvetgirl&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Seduta sul divano cerco di rilassarmi. Ascolto i brani “Aggiunti di recente” al mio iTunes e mi preparo ai concertoni del mese prossimo. Sorseggio una zuppa di miso bianco.</p>
<p>Stanchezza trascinata fin qui dall’ultimo viaggio in Italia. Come al solito mi sono cibata di esperienze belle e brutte e sono tornata, come sempre, con un bagaglio pesante, carico di sensi di colpa e nuove pressioni. Tutt’ora non sono riuscita a smaltire questo stato di pesantezza, che, anzi, si è andato accumulando conseguentemente all’incredibile mole di lavoro e ai pensieri che mi gonfiano la testa.</p>
<p>Sabato vado a Londra. Sono davvero contenta di rivedere i ragazzi e di fare un giro nell’altra mia città, ma vorrei essere un po’ più energica.</p>
<p>Lo scorso weekend si è aperto in “depression mood”, smaltito (se non curato) a base di pianto, film melenso, smalto rosso e hamburger al chiringuito. La cigliegina sulla torta è senza dubbio stata la serenata cubana regalatami dall’insostituibile amico di Barcellona (dovrei trovargli un altro appellativo. Mi chiedo come suonerebbe se dicessi “il mio maschio”&#8230;)</p>
<p>L’ultimo album dei Muse continua a non piacermi. Anche “Uprising”, pur essendo uno dei pochi pezzi che riesco ad ascoltare interamente senza annoiarmi, non mi convince del tutto. “United States of Eurasia” mi ricorda i Queen. E i Queen non mi sono mai piaciuti. Spero almeno che Matt si vesta bene&#8230;</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Toccata e fuga</title>
		<link>http://velvetgirl.wordpress.com/2009/09/17/toccata-e-fuga/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 Sep 2009 20:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hysteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Onore, gloria, valore???
Immagino che delle vittime civili (in numero maggiore rispetto ai militari) non parlerà quasi nessuno. Nessuno tiene il conto delle vittime &#8220;normali&#8221;. Rimbombano sempre le stesse parole; nessuno azzarda una sincera analisi degli antefatti.
Silenzio. In segno di rispetto per tutte le vittime, per gli uomini, ma non per le divise.
Affetto. Per le madri [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=velvetgirl.wordpress.com&blog=1497362&post=642&subd=velvetgirl&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Onore, gloria, valore???</p>
<p>Immagino che delle vittime civili (in numero maggiore rispetto ai militari) non parlerà quasi nessuno. Nessuno tiene il conto delle vittime &#8220;normali&#8221;. Rimbombano sempre le stesse parole; nessuno azzarda una sincera analisi degli antefatti.</p>
<p>Silenzio. In segno di rispetto per tutte le vittime, per gli uomini, ma non per le divise.<br />
Affetto. Per le madri in lacrime che non rivedranno più i propri figli. Ma non per l&#8217;istituzione che li ha mandati a morire (e uccidere?) lontano.<br />
E tanta indignazione per tutte le guerre, e le varie &#8220;missioni&#8221;, così chiamate per legittimare l&#8217;ennesimo conflitto.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>La tuttologia</title>
		<link>http://velvetgirl.wordpress.com/2009/09/03/la-tuttologia/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 20:40:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hysteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[I deliri della giovane Velvet]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[ 
 Ho visto la pubblicità di un nuovo corso a fascicoli per imparare a disegnare manga. È l’ennesima goccia nel mare dei corsi a fascicoli che convincono la gente di poter diventare artisti per il solo fatto di collezionare i mille e uno fascicoli di una raccolta.
Oggi sembra che tutto il mondo sia in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=velvetgirl.wordpress.com&blog=1497362&post=638&subd=velvetgirl&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong>Ho visto la pubblicità di un nuovo corso a fascicoli per imparare a disegnare manga. È l’ennesima goccia nel mare dei corsi a fascicoli che convincono la gente di poter diventare artisti per il solo fatto di collezionare i mille e uno fascicoli di una raccolta.</p>
<p>Oggi sembra che tutto il mondo sia in grado di fare tutto, e di farlo in maniera eccellente. Basta che una ragazza compaia una volta in tv e in seguito diventerà ballerina, cantante, attrice, scrittrice, a seconda delle proprie conoscenze o dei “casuali incontri professionali” che terrà. Nella migliore (o peggiore) delle ipotesi si crederà capace di rivestire degnamente tutti questi ruoli ed occuperà riviste, programmi tv, scaffali di librerie.</p>
<p>Il discorso non vale solo per personaggi famosi, o presunti tali, “artisti” che si reciclano in ogni campo, in fondo, quello che conta è il nome – e le amicizie. In seguito alla diffusione delle macchine fotografiche digitali, tutti si scoprono fotografi di talento. Oggi è così semplice scattare una foto, modificarla leggermente e darle il taglio giusto perché sia accettabile. Ed è così facile pubblicarla su un sito qualunque per poter poi spacciarsi come fotografi.</p>
<p>Tutti sono artisti, tutti sono fotografi, tutti sono musicisti, psicologi, medici, critici, scrittori. Tutti si sentono in dovere di commentare, dare consigli, esprimere giudizi. Perché l’hanno letto su qualche rivista o sentito in qualche programma tv “informativo”. E poi si finisce per credere di conoscere un paese straniero meglio di chi ci vive, solo perché si è visto in tv chissà quale programma di viaggi.</p>
<p>Ci sono talmente tante informazioni a portata di mano che si corre spesso il rischio di non riuscire più a distinguere le cose che hanno realmente spessore da tutte le nefandezze annacquate che passano sotto gli occhi. Tutti immagazzinano frammenti di “tutto” – che poi si tratta di un tutto relativo e solo la presunzione limita una persona a guardare più in là del proprio naso ­– e recitano arrogantemente la loro parte di tuttologi.</p>
<p>Non si ricoscono più i veri talenti, le persone che hanno qualcosa di veramente interessante da condividere, da quelli che scrivono romanzoni che vendono più di qualunque classico della letteratura. Si assiste ad un appiattimento del gusto e delle opinioni, perché non si stimolano più il senso critico e la sensibilità individuale. Il modello vincente non è quello dell’indivuo curioso che parte dal presupposto di non sapere per poter conoscere, imparare, crescere e condividere (o per lo meno arricchire spiritualmente se stesso). Ora puoi parlare di letteratura solo sei hai letto l’ultima trilogia di qualche scrittore nordico, ma se ti metti a parlare di Dagerman fai il vuoto attorno a te.</p>
<p><span style="color:#888888;">“Un cartello di sei metri dice: <em>È tutto intorno a te</em><br />
Tu ti guardi intorno e invece non c’è niente”</span></p>
<p>E intanto si rende necessaria una mobilitazione di raccolta firme per la libertà di stampa in Italia. Un paese che – almeno sulla carta – risulta una democrazia, un paese membro dell’Unione Europea, che promuove un’atmosfera da regime dittatoriale. E i tuttologi italiani non si indignano, non se ne rendono nemmeno conto. Hanno saltato le lezioni di storia, ma non si sono persi le ultime foto della letterina in laguna.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Romanticherie</title>
		<link>http://velvetgirl.wordpress.com/2009/08/31/romanticherie/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Aug 2009 16:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hysteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[I deliri della giovane Velvet]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://velvetgirl.wordpress.com/?p=636</guid>
		<description><![CDATA[La settimana inizia all’insegna del romanticismo.
Dopo un weekend in barca, la sciacquetta bionda è tornata in città con le idee chiare: vuole stare con Giordano. Lui le aveva detto di non chiamarlo finché non fosse stata sicura delle sue scelte. Lui avrebbe aspettato, paziente ed innamorato. Sabato sera lei ha preso il telefono e gli [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=velvetgirl.wordpress.com&blog=1497362&post=636&subd=velvetgirl&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La settimana inizia all’insegna del romanticismo.</p>
<p>Dopo un weekend in barca, la sciacquetta bionda è tornata in città con le idee chiare: vuole stare con Giordano. Lui le aveva detto di non chiamarlo finché non fosse stata sicura delle sue scelte. Lui avrebbe aspettato, paziente ed innamorato. Sabato sera lei ha preso il telefono e gli ha finalmente parlato. Lui si è precipitato da lei con un enorme mazzo di fiori profumati, come se fosse stata sua la colpa del distacco. Lei, con sguardo colpevole e timidamente innamorato, gli ha sorriso e si è lasciata abbracciare. Un abbraccio infinito che la porterà via per un lungo weekend con destinazione a sorpresa. Lei dice di non meritarsi tanto. Lo ha allontanato e riavvicinato a sua discrezione ed ora lui la ricopre di fiori e di regali. Ah, l’amour!</p>
<p>Che bello iniziare la settimana così! La gioia e l’emozione della bionda hanno coinvolto tutto l’ufficio e già si avanzano ipotesi sul weekend a sopresa.</p>
<p>Un po’ di romanticismo certo non guasta e le sorprese sono sempre gradite, anche quando sono solo le amiche a viverle.</p>
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		<title>Barcellona in agosto</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Aug 2009 17:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hysteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Barcelona]]></category>
		<category><![CDATA[I deliri della giovane Velvet]]></category>

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Lascio la valigia aperta sul letto e il pavimento ad asciugare ed esco per un’ultima passeggiata in città. Credo di essere l’unica ragazza ad uscire con i jeans lunghi oggi. Fa caldo ma i pochi vestiti estivi che ho sono in valigia.
Passeggiata nel Born ad ammirare i turisti in coda al museo Picasso, che [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=velvetgirl.wordpress.com&blog=1497362&post=632&subd=velvetgirl&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong> </strong></p>
<p><strong></strong>Lascio la valigia aperta sul letto e il pavimento ad asciugare ed esco per un’ultima passeggiata in città. Credo di essere l’unica ragazza ad uscire con i jeans lunghi oggi. Fa caldo ma i pochi vestiti estivi che ho sono in valigia.</p>
<p>Passeggiata nel Born ad ammirare i turisti in coda al museo Picasso, che non solo è aperto benché sia domenica, l’ingresso è addirittura gratuito. Continuo la camminata fino alla fine di Carrer Montacada, all’incrocio con Carrer Princesa. Mi soffermo un attimo a guardare le tristi cartoline dei negozietti di souvenire e torno indietro. Lentamente.</p>
<p>Do un’occhiata al bar del museo Textil ma non mi va di fermarmi. Mi sento troppo vulnerabile, sola, tra tanti stranieri (e per stranieri intendo chiunque non abiti in città).</p>
<p>Sulla via del ritorno passo davanti al negozio di scarpe. In vetrina ci sono ancora i sandali che avrei voluto (dovuto?) comprare. Ma è domenica e il negozio è chiuso. Se mi ricordo ci ripasso quando torno dall’Italia.</p>
<p>Scelgo Carrer del Rec per tornare verso la Barceloneta. C’è molta gente seduta ai tavoli fuori dai bar/cocktail bar/lounge bar e le persone “cool” si notano subito: indossano gli occhiali da sole, vestono vintage (o Top Shop/Top Man) e ridono mantendo una posa, mentre il simpatico del gruppo parla male degli italiani.</p>
<p>Ultimamente ho sentito molto spesso parlar male degli italiani. La collega bionda, dopo anni di esperienza come cameriera, è arrivata a dire che i turisti peggiorni sono gli italiani. E l’immagine che hanno qui è, in effetti, abbastanza triste. L’italiano grida, anzichè parlare, cerca di saltare la coda, vuole sempre aver ragione, entra nei locali parlando italiano senza fare nessuno sforzo e pretendendo che tutto il mondo lo capisca e ha un accentaccio esagerato. I ragazzi sono appiccicosi e fanno apprezzamenti volgari, ad alta voce, a qualunque ragazza passi per strada con una gonna o con una scollatura interessante. Le ragazze sono volgari o sono tutte in tiro con la puzza sotto il naso. Questa è l’immagine che hanno di noi, e il più delle volte hanno ragione: la maggior parte degli italiani che ho incontrato qui sono esattamente così. La verità è che non siamo certo tutti così, ma mi sono anche stancata di dirlo. Del resto, quando si parla di Italia con gli stranieri il primo riferimento ad emergere è Berlusconi, seguito dall’idea di italiano mammone e dalla mafia (anche se in realtà quello a cui si riferiscono è la camorra del film tratto dal libro di Saviano). Che triste. Un paese con una storia, una cultura e una tradizione artistica come la nostra, ricordato solo per le sue magagne o per le macchiette simpatiche del bellone o del politico di turno.</p>
<p>Quando dici Italia, nessuno dice Leonardo, Dante, il Rinascimento, Caravaggio, Marconi, Verdi, Pasolini; qualcuno parla di Roma o della Ferrari, ma sono in pochi, e se si cita Verona si finisce a parlare di Romeo e Giulietta. Una cosa terribile che succede spesso qui in Catalunya quando si parla di italiani, è sentirsi dire che Cristoforo Colombo era catalano (secondo alcuni portoghesi, il navigatore genovese era in realtà portoghese&#8230;).</p>
<p>Ma nonostante l’immagine negativa degli italiani, quest’anno l’Italia sembra essere una meta vacanziera molto gettonata: solo tra le mie colleghe, ce ne sono 3 che sono state o andranno in Italia quest’anno, il ragazzo di un’altra è stato a Roma qualche settimana fa e qualcun’altro sta pensando di andarci. Che ci sia qualche speranza che il bel paese riacquisti il suo fascino antico? La vedo dura, per lo meno finché ci sarà il solito bel faccione di cui parlare, o da deridere indignati per qualche sua dichiarazione.</p>
<p>Domani mattina volerò a Milano. Manterrò il controllo mentre la classica famigliola cercherà di passare davanti a tutti, lamentandosi della scarsa efficenza degli spagnoli. Abbasserò lo sguardo sul mio libro e se riesco poi ad addormentarmi in aereo ancora meglio. Lascio Barcellona per poco più di una settimana e mi aspettano giornate macinando chilometri in macchina/treno/bus o chissà quale mezzo. Il tutto rincorrendo una famiglia sull’orlo della rottura e andando incontro ad un’altra che spero abbia voglia di conoscermi, come io sono impaziente di incontrare loro.</p>
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		<title>Ghiaccio</title>
		<link>http://velvetgirl.wordpress.com/2009/07/28/ghiaccio/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 18:31:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hysteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[I deliri della giovane Velvet]]></category>

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		<description><![CDATA[Se solo riuscissi a tirar fuori questo nero e a trasformarlo in qualcosa di bello. No, non bello, sublime, espressivo.
Sono le emozioni forti (o il ragionamento, o l’unione dei due fattori) a creare arte. Io non so mettere su una tela queste emozioni. Le sento esplodere ma non riesco a trovare la loro voce. Forse [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=velvetgirl.wordpress.com&blog=1497362&post=622&subd=velvetgirl&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Se solo riuscissi a tirar fuori questo nero e a trasformarlo in qualcosa di bello. No, non bello, sublime, espressivo.</p>
<p>Sono le emozioni forti (o il ragionamento, o l’unione dei due fattori) a creare arte. Io non so mettere su una tela queste emozioni. Le sento esplodere ma non riesco a trovare la loro voce. Forse la mia calligrafia di questa sera, diversa da tutte le altre volte, è l’espressione di un sentimento represso.</p>
<p>Non so trasformare in arte quello che mi stringe lo stomaco, non so creare musica, non so trovare parole in versi. Ma sento. Fortemente. Inevitabilmente. Infinitamente.</p>
<p>“La notte serve a scrivere i romanzi”, io invece li leggo.</p>
<p>Quello che scrivo sono paranoie. E vorrei solo dormire e svegliarmi domani, come reduce da un sogno da dissipare con il primo caffè della mattina.</p>
<p>La testa mi pulsa e le parole iniziano a mancare. Ma mi sono calmata.</p>
<p>Forse è solo una pausa.</p>
<p>Mi manca. Ogni giorno. Ma in queste occasioni ancora di più. È come se la sua uscita di scena avesse rotto un fragile equilibrio e noi, pattinatori incerti, ci siamo illusi di poter restare in equilibrio su una lastra di ghiaccio che si era già rotta sotto i nostri piedi. Come nei cartoni animati è possibile rimanere sospesi nell’aria finché non ci si rende conto di non avere un appoggio, così noi siamo rimasti sospesi senza la consapevolezza di aver perso quell’unico appiglio. E forse anche oggi, pur sapendolo, fingiamo di ignorarlo per paura di andare alla deriva. Non sarebbe più semplice vedere, accettare ed affrontare la realtà?</p>
<p><span style="color:#808080;"><br />
</span></p>
<p><span style="color:#808080;">(appunti scritti rapidamente con biro nera su foglietti bianchi a righe, la sera del 20/07/2009)</span></p>
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		<title>Del perché ad ottobre vado a Londra</title>
		<link>http://velvetgirl.wordpress.com/2009/07/09/del-perche-ad-ottobre-vado-a-londra/</link>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 19:59:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hysteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Appunti di viaggio]]></category>
		<category><![CDATA[I deliri della giovane Velvet]]></category>

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		<description><![CDATA[Non mi piacciono le telefonate. Soprattutto quando devo sentire gente che non vedo da un po’. Mi blocco con il telefono all’orecchio ed ascolto distratta, incapace di parlare. Perché avrei un sacco di cose da dire e di domande da fare. Ma quando ho il telefono in mano non mi vengono in mente. Spesso, quello [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=velvetgirl.wordpress.com&blog=1497362&post=619&subd=velvetgirl&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Non mi piacciono le telefonate. Soprattutto quando devo sentire gente che non vedo da un po’. Mi blocco con il telefono all’orecchio ed ascolto distratta, incapace di parlare. Perché avrei un sacco di cose da dire e di domande da fare. Ma quando ho il telefono in mano non mi vengono in mente. Spesso, quello che mi viene da raccontare è qualche sciocchezza che ho fatto dieci minuti prima, o posso iniziare a parlare male di qualche film famoso appena uscito che non ha soddisfatto le mie aspettative. Eppure penso che la persona all’altro capo del filo (si potrà usare ancora questa espressione?) proabilmente non mi ha chiamato per sapere la recensione di un film o per farsi raccontare una mia ridicola scenetta. E allora taccio, imbarazzata, e forse aspetto con ansia quelle parole (Mi ha fatto davvero piacere sentirti! A presto. Stammi bene!)</p>
<p>Certo questo atteggiamento non si manifesta con alcune (poche e selezionatissime) persone. Con la <em>querida</em> Rò, ad esempio, una telefonata potrbbe durare una giornata, senza che si resti in imbarazzo o senza argomenti. Ci sentiamo sìe no due volte l’anno ed ogni volta è come se ci fossimo trovate al solito bar davanti ad un cappuccino. E semplicemente continuiamo la conversazione.</p>
<p>Ma a parte questi rarissimi casi, al telefono sono un disastro.</p>
<p>Preferisco le email. Mentre scrivo posso divagare, essere prolissa e perdermi nei miei racconti, oppure essere essenziale e concisa. Posso essere quella che voglio, senza pressioni di sorta. Il destinatario dell’email, potrà, a seconda dei casi, decidere di farsi annoiare e leggere tutto in una sessione, tenersi dei frammenti da rileggere altre volte, saltare interi brani per arrivare al sodo, oppure leggere le mie due righe (nel caso io abbia deciso di essere sintetica) e pensare che avrei anche potuto investire più tempo per scrivergli un’email, visto che non ci vediamo da anni. Insomma, la comunicazione è un problema (sarà per questo che il numero dei miei amici si puo contare sulla punta delle dita?)</p>
<p>È per questo che in ottobre vado a Londra. E devo scrivere la preannunciata email allo zio W, nella quale ci autoinvitiamo ufficialmente a casa dei ragazzi. Vado a Londra perché ho voglia di rivedere quelle poche persone che vorrei non aver dovuto lasciare. Vado a Londra per poter avere delle belle conversazioni con loro, senza l’imbarazzo di un telefono. Vado a Londra perche ieri sera quando lo zio W mi ha detto che erano seduti in giardino a bere vino, io sono riuscita a vederli, come se non me ne fossi mai andata. (E vado a Londra naturalmente anche per fare shopping, per rivedere la mia città e i miei luoghi preferiti. Ma questo discorso merita un altro articolo).</p>
<p>Mi spiace, ma chi mi conosce, chi mi ha voluto conoscere in questi anni, lo sa. Sa che non so prendere in mano un telefono e digitare il numero. Sa che non mi verrebbe naturale chiedere “come va?”. Sa che preferisco aspettare un intero anno e poi prendere un aereo per andare a sederci in giardino a bere vino tutti insieme.</p>
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		<item>
		<title>Perline colorate</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 19:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hysteria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura - Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima di leggere i racconti di Miranda July è bene accantonare le domande e i preconcetti di genere ed assorbire le situazioni, gli ambienti, i gesti. Le vere e significative domande scaturiranno dopo.
L’assurdo della realtà quotidiana emerge a tinte forti, l’intimità di un gesto privato diventa il nucleo di una riflessione psicologica. Nei sedici racconti di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=velvetgirl.wordpress.com&blog=1497362&post=617&subd=velvetgirl&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Prima di leggere i racconti di Miranda July è bene accantonare le domande e i preconcetti di genere ed assorbire le situazioni, gli ambienti, i gesti. Le vere e significative domande scaturiranno dopo.</p>
<p>L’assurdo della realtà quotidiana emerge a tinte forti, l’intimità di un gesto privato diventa il nucleo di una riflessione psicologica. Nei sedici racconti di <em>Tu piu di chiunque altro</em> (titolo originale: <em>No one belongs here more than you. Stories by Miranda July</em>) troviamo persone normali, per questo profondamente uniche. Persone (e non solo personaggi) che sono alla ricerca di qualcosa. Impegnati forse nell’interminabile missione di dare un senso alla propria vita, di fare ordine nel caos e nel caso, di scoprire quel punto di vista nuovo che permette di trovare la soluzione. Si servono di gesti comuni, quotidiani, dando nuovo peso alle parole, nuova profondità alle relazioni.</p>
<p>Il filo conduttore è forse un concetto di spiritualità che i personaggi avvertono in modi e misure diverse e che li guida, spesso a livello inconscio, a compiere una scelta piuttosto che un’altra.</p>
<p>Le donne di questi racconti sono sole, forti e fragili allo stesso tempo, con un gran bisogno di raccontarsi, anche se fosse solo parlare con se stesse di un nuovo paio di scarpe. E nemmeno un nuovo paio di scarpe è solo un paio di scarpe, poiché acquista, tra la parole di Miranda, il peso di una nuova vita.</p>
<p>Sono racconti “freschi”, in quanto parlano di frammenti di quotidianità. Ma tra le righe si fa spazio un mondo molto più denso, che carica di significato ogni gesto, ogni sguardo. Lo humor attutisce, e allo stesso tempo evidenzia, gli elementi psicologicamente più complessi e in questo senso le parole sono sempre ponderate, mai sprecate.</p>
<p>Deve Eggers ha detto dell&#8217;autrice che è una delle voci narrative più originali apparse in tanti anni. Senza dubbio la sua scrittura è genuina e concreta, tutt’altro che pretenziosa. Parla un linguaggio accessibile ma non scontato. Una lettura rapida, che però lascia molto su cui riflettere.</p>
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