10 Luglio, 2008

Breakfast at IKEA (Una vita “fai da te”)

Sono a BCN.
Il viaggio simil-odissea è stato alquanto “pesante”: sono arrivata in terra catalana con la bellezza di circa 70 Kg di bagagli distribuiti in 3 valigie + borsa del computer.

Venerdì ho salutato i pochi amici rimasti in città con una splendida serata a base di pizza, risate, abbracci, foto, birra e limoncello.

Poi è arrivato il giorno dei bagagli e io sono entrata in crisi mentre preparavo la prima valigia. Al che faccio lo sguardo da cerbiatta smarrita e chiamo “l’amico di BCN” dicendo: “Aiuto!! Non ci sta un cazzo!!”. E a questo punto lui si è trasformato da supereroe (senza però nessuna tutina imbarazzante) e, impacchettando cautamente tutta la mia roba, l’ha stipata ordinatamente nelle valigie (anche grazie alla bellissima valigia extra acquistata all’ultimo minuto da argos) salvandomi così dall’imminente - ed altrimenti inevitabile - tracollo fisico e psicologico. È dura ammetterlo, però forse, ad un certo punto, abbiamo bisogno tutti di essere salvati da un inaspettato supereroe.

Valigie fate e lacrime versate, sabato sera usciamo per “l’ultima cena”. Destinazione Taro. In Soho. Old Compton Street. Ora, chi conosce un pochino Londra avrà già fatto il collegamento con ciò che sto per scrivere. Bene, noi invece, presi dalla varie faccende domestiche abbiamo completamente ignorato il gay pride e ci siamo finiti in mezzo!! Così dopo un’ottima cena giapponese, ci siamo uniti ai festeggiamenti nelle vie di Soho transennate e stra-piene di uomini semi-ignudi e festanti. Inutile dire che non mi si cagava di striscio, mentre “l’amico di BCN” veniva preso amichevolmente di mira. Ho continuato a tenerlo per mano per paura che fosse inglobato dal mare colorato. Ci voleva questa ciliegina sulla torta per salutare quella che per 3 anni è stata la mia città: bella, bellissima Londra, libera e frizzante. Bisognerebbe andarci a vivere, non lasciarla…

Domenica abbiamo trascinato le valigie fino alla fermata del tram, sotto l’immancabile pioggia inglese e siamo partiti con British Airways (che fa figo!). All’arrivo ci ha accolto l’estate e una breve corsa in taxi fino “a casa”. Il tutto in un atmosfera surreale. E la sera a cena a guardare la finale di tennis in tv e pensare con le lacrime agli occhi che fino a poche ore prima vivevo proprio in quella zona della città. Ma guarda caso ha vinto Nadal, e visto che ora sono spagnola di adozione, si è festeggiato.

In questi giorni mi sto lentamente abituando ad un altro clima, ad altri ritmi, ad altri spazi. Con le mie cose nell’armadio ma ancora impacchettate, pronte per il prossimo trasloco (spero a fine mese).

È dura doversi riabituare a spazi che non sono miei, essere ospiti, vedere i miei libri ammassati in un armadio. Almeno sono arrivati DVD, anche se manca ancora una scatola…

Ma la cosa stupenda è che “l’amico di BCN” si comporta da marito ideale. Capisce le mie tristezze, le mie difficoltà e il mio nervosismo. Si preoccupa, si prende cura di me, mi vizia anche troppo. È così gentile che a volte mi sento a disagio. Non sono davvero abituata ad essere trattata così. È tutto nuovo, tutto da scoprire, tutto da imparare. Ed essere qui e poterlo vedere sorridere mentre lavora “alle sue cose” mi aiuta a capire chi è e a stargli ancora più vicino.

-

Tanto per citare una nota pubblicità:

  • volo per Barcellona per due persone: £120

  • valigia extra di argos: £12.49

  • stare bene (con lui): PRICELESS

-

Because maybe
you’re gonna be the one that saves me…

-

25 Giugno, 2008

Ultimo post (da questo ufficio)

Ebbene sì. La notizia è arrivata. Me ne posso andare oggi, for good. Sto inviando le ultime email, archiviando documenti vari, passando info a chi rimane o chi verrà in seguito, svuotando i cassetti.
Le emozioni sono ovviamente contrastanti. Mi sento libera e leggera e mi fa davvero piacere sapere che il mio weekend inizia oggi (e non ha una data di scadenza!), ma mi viene un po’ da piangere perché è davvero la fine di un’era. Ci si ritroverà tutti domani per un brindisi finale, ma poi adieu.
La cosa più triste è stata leggere l’email con i saluti del mio supervisore e ora sto trattenendo a stento le lacrime, perché lui e il mio gruppo sono stati come una famiglia e per quanto cercheremo di mantenere i rapporti, nulla sarà mai più così.

(Piccola pausa emozionale con il collega spagnolo e mi sono messa davvero a piangere)

Ora non so che altro scrivere. Volevo semplicemente documentare anche questa giornata.

Non dovrò puntare la sveglia per domani mattina.

Non dovrò correre perché sono in ritardo.

Posso dedicarmi alla mia lista di cose da spuntare…

22 Giugno, 2008

TO DO (Data di scadenza: 6 luglio)

- andare a Clapham e fare le foto alle case in cui ho vissuto
- andare in centro in autobus con l’87 e attraversare il Vauxhall bridge
- cena da Taro in Soho
- passeggiata sul southbank da Waterloo al London Bridge
- andare a Notting Hill e prendere caffè e torta da Progreso
- mostra alla Hayward Gallery
- andare alla Tate Britain a vedere gli enormi quadri dei romantici
- giro in Oxford Street/Charing Cross/Covent Garden
- pranzo al Café
- drinks da Berties
- caffè nero vicino alla biblioteca
- passeggiata in un parco
- Wagamama
- andare a piedi da Charing Cross a Piccadilly attraversando Leicester Square
- fare un proper pub lunch con tanto di birra e pie

NOTA 1:
La lista sarà soggetta a cambiamenti, molto probabilmente verrà estesa.
NOTA 2:
L’amico di Barcellona arriva giovedì per aiutarmi tecnicamente e psicologicamente a lasciare la città.

19 Giugno, 2008

Di corsa verso l’estate

Sembra che tutto si stia sistemando. Tutte le questioni aperte stanno occupando ordinatamente i loro spazi. Io riacquisto una respirazione normale ed abbozzo un sorriso.
L’ultimo giorno di lavoro (salvo regali inattesi) sarà il 27. In quella data riceverò anche il famoso redundancy package che andrà a costituire il fondo “Velvet va a Barcellona senza lavoro”. Non è molto, ma decisamente aiuta. Già mi vedo a comprare l’iPod e le cosine per la casa, altro che formichina razionale! A proposito di casa, l’amico di Barcellona si è attivato da settimane nella ricerca di una reggia per noi due - monolocale/bilocale se proprio siamo fortunati - e forse abbiamo trovato qualcosa che sia in una zona carina, che non abbia l’ingresso angosciante, che non sia in una viuzza oscura, che abbia una metropolitana facilmente raggiungibile, che non sia 10m². E sembrerebbe addirittura che se non dovessimo prendere questo appartamento, avremmo già una sistemazione di emergenza. Insomma, in un modo o nell’altro avrò un tetto sulla testa.
Plus, abbiamo già trovato un sostituto che affitti la mia camera di Londra, così la padrona non potrà farmi storie per la restituzione della caparra e menate varie. In più il giovane sarebbe anche disposto a tenersi i miei mobili, dietro corrispettivo economico.
Il percorso sembra in discesa e il tempo scorre rapidissimo. Sono felice ed elettrizzata per il cambiamento, ma mi deprimo se penso che partire ora è un po’ come buttare nel cesso quello che ho costruito in tre anni. Soprattutto per quanto riguarda la carriera lavorativa. Ma svegliarmi con lui, aprire la finestra e sentire il profumo dell’estate, mangiare tapas, vivere ad un ritmo diverso, coltivare delle relazioni umane a cui tengo molto, migliorare una lingua ed impararne una nuova, conoscere luoghi-persone-abitudini diverse, condividere i pensieri e gli spazi, tutto questo vale molto di più.
E se ora dico che tutto andrà bene lo credo davvero.

17 Giugno, 2008

Note di un weekend italiano

Sono appena tornata da un weekend in Italia e ovviamente sono felice di essere qui. Come al solito depressioni e delusioni varie, sotto la pioggia, nel freddo di un’estate milanese latitante. Riassumo di seguito l’esperienza, in poche note appuntate in questi giorni in diversi momenti.

 

E dopo sei mesi sono tornata in Italia. Con un volo in ritardo e pieno di milanesi fighetti, di quelli che conta solo l’apparenza pacchiana. Sarà che è venerdì 13 e stamattina ho vinto giocando a shark col capo, quindi ho già esaurito il mio bonus di fortuna. Atterraggio a Malpensa tra lampi, tuoni e scrosci di pioggia. E la depressione mi assale. Quando arrivo a casa di mio padre ho già il mio cappottino viscido di schifo addosso. Per non parlare dell’accoglienza a casa. Che differenza con il mio arrivo a Barcellona venerdì scorso! Qui non ho nemmeno più uno spazio mio, in quella che continuano a chiamare “la mia camera”.

Scrivo un post dopo settimane. Finalmente in grado di fermarmi e respirare. Ma non vorrei proprio stare ferma qui. Sono stanca ma non è il momento di mollare. Soprattutto non in questi giorni in cui sono ospite qui.

Mi ha fatto quasi tenerezza mio padre. Invecchiato, fisicamente e mentalmente. Sembra quasi un bambino, capriccioso, incostante, ingenuo. E mi fa male sentire il tono con cui gli parlano. Ma forse io farei lo stesso se fossi qui. Probabilmente ho fatto lo stesso, è solo che ora vedo tutto sotto un’altra ottica. E negli ultimi mesi sono cambiate un sacco di cose e sono cambiata anch’io. Ci sono molte più cose che non tollero, ma che riesco a “gestire” trovando risorse che non pensavo di avere. Chissà che effetto mi faranno i prossimi giorni in quest’Italia berlusconiana, in questa Padania sempre più leghista, in questa pseudo-famiglia sempre più arretrata e chiusa.

Il mio mondo è a mille miglia di distanza.

 

Ho ritrovato un libro che ho letto nel luglio del 2000. Come dice la data nell’interno della copertina. È un libro di brani scritti da Hermann Hesse, dal titolo “Il piacere dell’ozio”. Ho sottolineato varie parti in cui, oggi come allora, mi riconosco:

 

Per noi la personalità non è un lusso, ma una necessità esistenziale, ossigeno, capitale irrinunciabile.

(da L’arte dell’ozio – 1904)

 

Oggi ho incontrato alcuni parenti e ho passeggiato per negozi in questo sabato quasi estivo. E stavo male. Stavo male nel vedere come sia diverso il mio mondo rispetto a questo. Stavo male perché sentivo di non appartenervi, ma allo stesso tempo sono cosciente che un legame qui rimarrà. Fosse anche solo il ricordo o la vista dei suoi vestiti nell’armadio e le lacrime agli occhi.

Mi irrita dover parlare con un certo tipo di persone (e mi rendo conto di quanto possa suonare snob questa frase), ma davvero non mi voglio irritare per gli sguardi di disapprovazione che mi regalano, quindi preferisco evitare.

Ho trovato la mia pace nei miei pensieri. Anche tra 1000 difficoltà. E respiro pensando che me ne andrò.

 

La verità non invecchia, è sempre e ovunque verità, sia che si predichi in un deserto, sia che si canti in una poesia o che si stampi su un giornale.

(da A Natale – 1907)

 

Come dicono i Vincent Vega:

 

“La verità è la verità”

 

Avrei voluto fare mille cose e incontrare mille persone, ma non c’era tempo e volevo anche rilassarmi un po’. Sono contenta di aver passato una bella mattinata a chiacchierare con un’amica che non vedevo da un anno e che un anno fa stava parecchio male. Mi ha fatto piacere vederla sorridere e raccontare della sua vita con un’aria decisamente più serena. Abbiamo fatto colazione in un bar vicino all’università, come ai vecchi tempi quando si andava a far colazione rimandando a tempo indefinito il programma di studio.

Che strano e triste camminare per Milano da sola. Nemmeno nei negozi conosciuti mi sono sentita a casa e non ho nemmeno avuto voglia di vedere davvero la città, ma mi sono infilata in una metropolitana poco costosa e poco frequente.

 

Ora sono in ufficio, per quella che forse è l’ultima settimana. Nei prossimi giorni infatti ci faranno sapere se è necessario venire in ufficio fino al 30 o possiamo smettere prima di lavorare.

E poi prenoto un biglietto di sola andata per Barcellona.

 

 

Il concerto

 

Sibilano i violini acuti e teneri,

si lamenta dal profondo il corno,

luccicano le dame variopinte e ricche

sotto lo scintillio delle luci.

 

Chiudo i miei occhi in silenzio,

vedo un albero nella neve

sta da solo e ha ciò che vuole,

la sua felicità, la sua propria pena.

 

Angosciato lascio la sala

e dietro di me si perde il rumore

fra piacere e tormento

e senza slancio.

 

Cerco il mio albero nella neve,

vorrei avere ciò che lui ha,

la mia propria felicità, la mia propria pena,

queste saziano l’anima.

 

Hermann Hesse

 

 

 

3 Giugno, 2008

Questo paese mi mancherà


-

Sosta in autogrill - Scozia aprile 2007

30 Maggio, 2008

Il gioco degli incastri

Ho dormito 8 ore ma mi sento stanchissima. Con tanto di maschera con super-occhiaie e dolori alle spalle e alla schiena. Insomma, oggi sono da rottamare.
Tra uno sbadiglio e l’altro mi accingo a scrivere un post di fine mese.
È stata una settimana sentimentalmente e tecnicamente impegnativa. Mi sono persa, e poi ritrovata, più volte, il tutto con un conseguente accumulo di tensione non indifferente. Tutto questo ha portato a delle risoluzioni:
- il 6 luglio dovrò ufficialmente lasciare libera la mia camera qui a Londra. Ho dato il preavviso alla padrona di casa senza considerare che ancora non ho né una casa né un lavoro a Barcellona. È un po’ una follia, un salto nel vuoto, ma avevo bisogno di darmi una data, una scadenza precisa perché avevo la sensazione di perdere tempo, di lasciare tutto al caso. Ora ho preso una decisione, che per quanto possa essere quella sbagliata, mi è servito per sentirmi di nuovo libera.
- dal 13 al 17 giugno sarò in Italia. Approfitterò del breve viaggio per portare un po’ di roba a casa di mio padre, che si è gentilmente offerto di lasciarmi usare la mia vecchia camera come una sorta di ripostiglio per le cose che non voglio (o non posso per motivi di spazio) portare con me in Spagna al primo giro. Inoltre il lunedì andrò a Milano per un colloquio per parlare di una possibile collaborazione come traduttrice free-lance.
- nel frattempo due compagnie di Barcellona mi hanno contattato e dovrei riuscire ad avere un primo colloquio telefonico nei prossimi giorni e sto programmando per un eventuale meeting a Barcellona il prossimo weekend. Cosa che mi renderebbe estremamente felice soprattutto considerando che il viaggio coinciderebbe con il compleanno “dell’amico di Barcellona”. Come si suol dire “due piccioni con una fava”.

A dire la verità questo post mi è servito per vedere tutte le date scritte nero su bianco. Rileggerle e prendere fiato. È davvero un periodo pesante. Come se non bastassero i miei casini personali, ci si mette anche il lavoro a stressarmi, con un progetto che fa acqua da tutte le parti e io che cerco disperatamente di tenere insieme i pezzi. Sfrutterò il weekend per iniziare a ripulire la stanza e cercare di farmi un’idea di cosa devo tenere e di cosa devo eliminare. Adoro questa versione di emergenza delle pulizie di primavera! Anche se il tutto avverrà sotto un cielo grigio e lacrimante. Vorrei poter mandare avanti il tempo fino alla metà di luglio…

22 Maggio, 2008

Perdonate lo sfogo

Non ho pazienza e sono incazzata. Vorrei essere così fuori di testa da fare la stronzata e partire, così su due piedi, questo fine settimana. Stare in questa situazione di incertezza mi fa irritare e la cosa che più mi fa incazzare è vedere i loro faccioni, grossi e sorridenti mentre giocano a golf. Come se niente fosse. A loro certo non fa differenza se io del mio futuro non so ancora nulla perché loro non sono in grado di rispondere. Lo so che tutto è deciso ed è solo una questione di tempo. Tra poco più di un mese sarà tutto finito. Ma mi fa terribilmente incazzare il modo in cui raggirano le nostre domande e mi impediscono di prendere delle decisioni sulla mia vita. Perché ora, di perdere quei pochi soldi di indennizzo non mi va proprio. E odio il fatto di dover basare un mese della mia vita su una questione economica. Ma non mi posso permettere altro.
E poi lunedì devo fare il test. Con il PC che sta impazzendo ed implora una formattazione. Forse avrò la possibilità di andare in Spagna ed avere già un lavoretto. Ma prima dovrò stare 2/3 settimane in Italia per un corso. E odio questa cosa. Non resisto più a stare lontana da Barcellona, vorrei non dover aspettare più, e se dovrò fare il corso, starò lontana fino alla metà di luglio, almeno.
I pensieri, i pro e i contro, mi si aggrovigliano nella testa e mi fanno venire voglia di urlare.
Quasi quasi prenoto un volo e me ne vado a Barcellona per un weekend a giugno, no matter what happens here.
Dicono di avere pazienza, che non ci vorrà ancora molto. Facile dirlo mentre ti passi una giornata (lavorativa) al golf club dove tutto è pagato (da altri).
Pazienza un cazzo.

16 Maggio, 2008

Stanchezza accumulata

Sono stanca. Accumulo i pensieri anziché affrontare un problema alla volta. Devo programmare. Voglio avere il controllo su tutto, ma a tratti mi sembra impossibile. E mi sento persa. E sola. C’è forse la possibilità di un lavoro all’orizzonte, il che da una parte mi fa sentire elettrizzata e forte e confident. Ma da un altro punto di vista cambia un po’ i piani, e mi impone di fare dei nuovi calcoli che avrei preferito evitare. E purtroppo questo dispiega un’ombra anche su altri aspetti del mio presente. Sto guardando un film molto bello al quale associo un significato particolare. E mi sento in colpa perché senza rendermene conto sto facendo proprio quello che dovrei evitare. Mi illudo di capirlo, ma ancora manca qualcosa. Pensare al plurale, e in alcuni casi pensare per due, non è facile. Non è facile riorganizzare lo spazio mentale e non ho molta voglia di farlo. Sono solo stanca, devo stare tranquilla. E ora devo andare a cucinare qualcosa per cena…

11 Maggio, 2008

Mi piacciono i Portishead

Non volevo tornare a casa. Non volevo tornare a questa stanza vuota.
Ma stare fuori a vivere significava mentire.
Mi sono addormentata sul letto sfatto.
La finestra aperta su questa giornata quasi estiva.
Il sole sulle gambe e una musica a cullarmi.
Mi sembra tutto così irreale.
Anche il fatto che sia effettivamente primavera mi sembra irreale.
Ho otto libri sulla cassettiera che aspettano di essere letti.
Alcuni li ho sfogliati, annusati, iniziati. A tutti ho tolto le etichette.
Stacco un post-it dal muro, finisce accartocciato nel cestino. Portatore di una allegra menzogna che mi ha regalato sei giorni.
Lascio che la musica mi scorra addosso, accarezzandomi.
E il profumo della primavera che mi fa sentire meno triste,
ma più sola.