Scarpe da tennis + ultima pinta

Una cosa che proprio non sopporto sono i locali che prevedono un codice di abbigliamento. Non sto parlando di feste a tema o di serate speciali in cui è comprensibile avere un abbigliamento – oltre che uno stato mentale – adeguato. Sto parlando di piccoli locali di merda dove un buttafuori qualunque (non me ne voglia la categoria ma stasera sono alquanto incazzata) ti giudica in base alle scarpe e alla maglietta che porti. Questo genere di locali non mi è mai piaciuto perché di solito denota anche un genere di musica che non mi piace ascoltare/ballare e un certo tipo di clientela con cui non mi interessa socializzare. Quindi ho sempre cercato di tenermi alla larga. Ma stasera mi sono trovata – di nuovo – in questa situazione. E la cosa che più mi ha dato fastidio è stato vedere che alcune persone hanno ritenuto più importante essere ammessi in un locale di merda che stare con i cosiddetti amici. Io avrei potuto entrare, ma no grazie. Non avrete le mie 8 regali sterline (+ i soldi delle consumazioni). Non sono qui per essere giudicata da voi che cercate di umiliare i miei amici.
E via quindi. Night bus direzione SW.
E preferisco di gran lunga finire la serata nell’Irish pub di fiducia a cantare canzoni che non invecchiano mai e guardare una procace ragazza irlandese dai capelli rossi e il vestito verde, che balla non curante del mondo attorno. Mi bevo una pinta della mia birra preferita (per la quale pagherei “solo” 3 regali sterline, ma mi è stata offerta) mentre chiacchiero con il mio sudafricano preferito. La parole scorrono senza barriere, siamo seduti vicini che quasi ci sfioriamo. Ogni tanto ci guardiamo negli occhi. E prendiamo in giro quella neo-coppia al bancone che sembra non decidersi mai. E ci sentiamo bene. E va bene così.
Bizzarra accoppiata stasera. Un’italiana e un sudafricano che passeggiano infreddoliti per le vie di SW London in cerca di un locale amichevole per un ultimo drink. E approdano in un pub irlandese.
Ma è questo che mi piace di Londra, la città che io chiamo casa. Non mi importano i locali pretenziosi che fanno selezione in base a stupidi criteri. Non mi piacciono i club di lusso. Preferisco stare con le persone che so di poter considerare amiche. Le persone che ti chiedono come va perché vogliono davvero sapere se stai bene. Le persone per le quali piangerò quando sarà il momento di salutarsi. Le persone che ti guardano negli occhi quando è il momento di un brindisi. Le persone che quando ti abbracciano ti tengono stretta per rimandare anche solo di un attimo il momento dell’addio.
E allora stasera il mio ultimo pensiero prima di spegnere il pc va a tutti quelli che hanno deciso di vivere in un paese straniero. Che hanno voglia di conoscere gente ma non per questo dimenticano chi sono. Che sanno essere individui anche in mezzo alla massa.

A volte i viaggiatori si fermano stanchi
e riposano un poco
in compagnia di qualche straniero.
Chissà dove ti addormenterai stasera
e chissà come ascolterai questa canzone.
Forse ti stai cullando al suono di un treno,
inseguendo il ragazzo gitano
con lo zaino sotto il violino
e se sei persa
in qualche fredda terra straniera
ti mando una ninnananna
per sentirti più vicina.

Buonanotte

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