Un martedì in città – I

Antony Gormley- Blind Light

Il corpo è la nostra prima abitazione. L’edificio la seconda.
Questa mostra di Gormley è un invito ad indagare il rapporto tra il corpo e l’architettura in cui ci muoviamo, intesa come punto di riferimento ed espressione del corpo stesso. Ma allo stesso tempo propone un’analisi dell’interazione del nostro mondo interiore con lo spazio.
E si passa così da due estremi. Da una parte le figure di ferro di Critical Mass. Corpi a grandezza naturale ma con una densità 10 volte superiore ad un corpo umano, sospese a sfidare la gravità. E dall’altra le figure smaterializzate di Matrices and Expansions, dove il corpo perde consistenza e si fa energia in interazione con lo spazio.
Ma l’esperienza più allucinante è entrare nell’installazione che dà il titolo alla mostra. Entrare in Blind Light è perdere ogni punto di riferimento spaziale e perdere anche la consapevolezza del proprio corpo. La visibilità in questo parallelepipedo di vetro, illuminato da una luce accecante e pieno di vapore, è così limitata che non riesci a vederti i piedi. Senti solo il rumore dei tuoi passi, in quanto al suolo ci sono 2 centimetri d’acqua. Ti disorienta completamente.
È interessante vedere come automaticamente la gente entrando nell’installazione giri verso destra per tenere la parete come punto di riferimento. Ma la vera esperienza, spaventosa ed emozionante, è abbandonare la parete e camminare al centro, persi in una nuvola. Tutti i canoni dell’architettura sono sovvertiti. La luce che solitamente illumina e guida, qui abbaglia e rende ciechi. Le strutture fisiche in cui abitiamo e ci muoviamo solitamente danno sicurezza, riparo, certezza. La struttura di Blind Light, invece, stanza costruita nella stanza, disorienta completamente. Non ci rendiamo conto di quanto in ogni istante della giornata abbiamo conferma di ciò che siamo, proprio in relazione con lo spazio circostante, gli oggetti e gli edifici. Senza punti di riferimento non solo non sappiamo muoverci, ma mettiamo anche in discussione chi siamo.
E il rapporto tra il sé e lo spazio circostante continua all’esterno della galleria, con le statue di Event Horizon. Un’altra installazione di Gormley composta da rappresentazioni a grandezza naturale del corpo dell’autore poste sul tetto di alcuni edifici compresi in un’area di 1,5 km quadrati attorno alla galleria. Alzare lo sguardo al cielo, vedere in maniera diversa gli edifici che ci circondano ogni giorno ed imparare a spingere lo sguardo al di là dei soliti orizzonti. Come ci sono stelle che non vedremo mai perchè la loro luce non fa in tempo a raggiungerci, allo stesso modo oltre alle persone che conosciamo e vediamo ogni giorno, ce ne sono tante altre che spesso non vediamo perchè non ci spingiamo “oltre”.

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