Una vita in gioco

In un’era di giochi tridimensionali e realtà virtuali, dalla quale sono circondata 24/7, realizzo solo ora che l’unico gioco che rappresenta fedelmente la vita è il gioco dell’oca (o affini). E questo pensiero non giunge solo a riprova della mia stupidità, ma a seguito della mia riflessione del giorno.
Partiamo tutti dalla stessa casella, ma siamo tutti diversi. Abbiamo un traguardo da raggiungere, ma è così lontano che non lo vediamo, lo distinguiamo a mala pena. Cosa dobbiamo fare per arrivare? Tirare i dadi. Metafora di sforzo fisico e fortuna. E così avanziamo incontrando altri personaggi che per un po’ possono camminare con noi, poi ci superano e se ne vanno, o siamo noi a lasciarli indietro. A volte si corre rapidi da una casella all’altra e altre volte avanzare è estremamente faticoso. Soprattutto se si finisce in posti come la prigione o il labirinto (la varietà delle caselle dipende dalle edizioni del gioco), nei quali ci si perde e si perdono tempo e contatto con gli altri. Oppure si può cadere nel pozzo, da cui si esce solo con l’aiuto di un giocatore di passaggio (Interessante notare qui un piccola discrepanza con la realtà, in quanto a volte da questi “buchi” si può uscire solo con le proprie forze. È vero che qualcuno può gettarti una corda, ma sei tu che ti ci devi arrampicare.)
Certo può anche capitare di finire su caselle speciali che consentono di saltellare in avanti, skippando un tratto di percorso. E allora siamo felici perchè l’inatteso (ma segretamente sperato) è avvenuto. Ma se ci sono caselle speciali che ci spingono in avanti, ci sono anche quelle che fanno retrocedere e dire addio a tutti i progressi fatti. (NdA: un po’ quello che mi è successo oggi).
Il tempo scorre, si fanno passi avanti, alcuni indietro, a volte ci si ritrova addirittura alla casella di partenza, ma prima o poi si arriva vicini al traguardo. E qui ci sono diverse scuole di pensiero. A casa mia la regola in voga era che per arrivare alla casella finale, era necessario fare il numero esatto, altrimenti si continuava a rimbalzare avanti e indietro. E questa sembra proprio la regola più affine alla realtà: finalmente vediamo il traguardo, stiamo per superare quella linea, ma facciamo un passo falso, un’esagerazione dettata dall’entusiasmo o da un giudizio sbagliato, e ci ritroviamo ancora più lontano di prima.
E una volta che il traguardo è raggiunto si è sì felici di aver vinto, ma rimane un po’ l’amaro in bocca perchè il gioco è finito.
Nella vita non è certo tutto così aleatorio come nel gioco dell’oca, ma servono fortuna e coincidenze per progredire, oltre alla propria volontà.
E poi in fondo, forse, siamo tutti pedine in un disegno più grande.

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