Sogni – occhi – mani – parole

Un classico rasoio da barbiere ben affilato taglia a metà l’occhio di una fanciulla.
Con questa scena raccapricciante si apre Un chien andalou, primo film di Dalì, realizzato nel ’29 in collaborazione con Buñuel. Una delle perle da scoprire in Dalì & Film, una mostra ormai in chiusura alla Tate Modern. Visioni, passioni, desideri, sogni, messi prima su carta poi su pellicola (ma non sempre). Si parte dai primi sketch fatti a Madrid, prima che Dalì venisse espulso dalla Residencia de Estudiantes, per passare allo scambio di lettere con Buñuel, i fratelli Marx e persino Mr Walt E. Disney (non avevo idea che quei due avessero mai collaborato…) ed arrivare all’intervista fotografica con Philippe Halsman in cui i baffi di Dalì hanno vita propria e diventano il vero soggetto dell’intervista. Tutto per cercare di “concretizzare” un sogno, una follia, l’espressione dell’inconscio. Mi sono trovata per la seconda volta nel giro di poco tempo di nuovo di fronte al genio – o follia – di Dalì. E mi trovo bene tra i surrealisti, forse perchè in fondo quello che cerco è espressione dell’inconscio, dell’astrazione delle sensazioni. E così resto affascinata dallo spezzone del sogno tratto da Spellbound di Hitchcock, come resto allucinata di fronte al documentario Impressions of Upper Mongolia con un Dalì enorme sullo schermo che parla di viaggi spaziali e funghetti magici.
Un rifugio, uno spazio che sento un po’ mio, rappresentazioni che vanno oltre la realtà, leggere lettere e possibili folli screenplay in lingue diverse e guardare filmati in lingue diverse e sentirsi bene, sentirsi parte di un luogo senza confini in termini di spazio e tempo. Ancora una volta il southbank mi ha regalato una bellissima giornata con la mia amante, la città in cui ho scelto di restare, la città che si prende cura di me.

spellbound1.jpg

“No matter where I go, madmen and suicides are there waiting for me, forming a guard of honour. They know obscurely and intuitively that I am one of them, although they know as well as I hat I am not insane”

Salvador Dalì – 1942

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