Pomeriggio cultural – turistico

The Art of Lee Miller @ V&A

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Un nome maschile per indicare questa donna dalle mille vite.

She was self-made, si legge su uno dei pannelli all’ingresso. Si è persino scelta il nome.

Ha seguito l’istinto, ha inseguito amori, ha cercato aspirazioni nuove. Ha saputo fotografare la concretezza nel sogno surrealista, come anche la realtà della guerra nell’irrazionalità della mente umana.
I personaggi di Lee Miller non guardano mai (o quasi) nell’obiettivo della macchina fotografica. Assumono pose da sognatori, sguardi che vengono da un mondo lontano e vanno oltre l’orizzonte concreto. Guardano in camera solo quando indossano maschere, come a proteggersi da un mondo che non li potrebbe capire. Diventano rappresentazione indiretta del pensiero. Le donne di Lee Miller sono bellissime, enigmatiche, sensuali nello sguardo o nella posa di una mano. Sono tanto concrete e forti quanto surreali e sfuggenti.
Così come per i soggetti, anche gli oggetti fotografati sono proiezioni di interpretazioni, simboli che rimandano all’oggetto stesso o alle sue trasformazioni. La foto della grande piramide in Egitto non è la foto della piramide in sé, ma della sua ombra riflessa sulla sabbia. E nella foto del King’s College di Londra, dell’edificio appare solo il riflesso in una pozzanghera.
Dalle sue foto traspare sofferenza, desiderio di conoscere, di andare oltre i limiti imposti, di spogliare la verità davanti all’obiettivo e di ri-raccontarla, senza pretese di realismo ma in maniera intima e personale. Spesso l’elemento centrale dell’immagine è fotografato da dietro una finestra o una porta aperta o una grata. Come a simboleggiare lo sforzo e il desiderio nell’atto di guardare oltre. E allo stesso modo “Portrait of Space” è l’immagine di una rete squarciata, sormontata da uno specchio in cui non si riflette nulla, ma dietro la quale si distende una terra sconfinata.

Elizabeth “Lee” Miller (1907 – 1977), una donna davvero straordinaria, che ha tracciato un percorso davvero straordinario. Da soggetto delle foto di moda su American Vogue, a musa e apprendista tra i surrealisti parigini. Da fotografa in ambito pubblicitario, a viaggiatrice in un mondo sull’orlo della catastrofe della seconda guerra mondiale. Fino a diventare uno dei più prolifici corrispondenti durante la seconda guerra mondiale. Con un occhio artistico sempre pronto a cogliere l’attimo, che sia una Remington semi-distrutta abbandonata in una strada londinese durante i bombardamenti, o la vasca da bagno dell’appartamento di Hitler a Monaco.
Ha vissuto mille vite in 70 anni, è stata mille donne diverse e allo stesso tempo mille aspetti di una sola donna, viva, vera, passionale e appassionata.

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