Fuoco e acqua

Sabato 29 marzo – Di nuovo misantropa. La parte che mi sono scelta. E penso che aveva ragione mio padre quando diceva che era solo colpa mia se mi ritrovavo sola, che ero io ad allontanare gli amici, che non sapevo far funzionare una qualunque relazione umana. Ricordo benissimo quella domenica pomeriggio e la mia voce urlante che, difendendomi, gli diceva che non mi conosceva affatto, che di me non aveva capito nulla. E poi le lacrime di rabbia.
Ora mi direbbe le stesse cose e reagirei allo stesso modo, o forse peggio, proprio perché in fondo saprei che ha ragione. E un po’ gli assomiglio.
Ho passato una giornata in stand-by, ma non mi è dispiaciuto. Una qualunque reazione avrebbe solo peggiorato le cose.
Poi una telefonata mi ha fatto sentire meno sola. Mi ha ricaricato. Mi ha fatto sorridere ricordandomi che non sono solo una stronza asociale. A volte si ha bisogno di sentirsi dire cose che già sappiamo, perché è nell’altra voce che riusciamo a vedere quello che volontariamente celiamo ai nostri occhi.

E l’anima brucia più di quanto illumini
Ma è un addestramento mentre attendo
Che io m’accorga che so respirare *

Oggi il sole mi ha svegliato e non saputo dire di no. Sono andata sul southbank, a passeggiare in quello che credo sia il mio luogo preferito di Londra. Sono andata a vedere due mostre, poi mi sono concessa un panino con vista fiume, e quando ho percepito il ritorno della mia misantropia cronica mi sono diretta verso casa. Con una borsa piena di volantini, brochure, fotocopie. Con i pensieri in movimento, godendomi i timidi raggi di sole tra le rare gocce di pioggia. E mi sono detta che se tutto quello che stavo vivendo mi appariva bello, sarebbe stato stupendo con lui al mio fianco. Lui che sta imparando a tradurre i miei silenzi e a carpire i miei sorrisi. Lui che mi sta offrendo i miei spazi e mi sta insegnando a capire i suoi.

* Afterhours – Dentro Marilyn

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5 pensieri riguardo “Fuoco e acqua”

  1. Roz, stranina sei stranina, eh! Peeeero’ a me sembra pure che tu sia una con i suoi sacrosanti scazzi come abbiamo tutti. E se una volta non hai voglia di vedere gente e di andartene a fare una passeggiata solitaria, embe’? Well well, sei innamorata cotta, non mi sembra si possa parlare di misantropia! 🙂

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  2. massi’, un sano autismo, direi.
    a me succede spesso che , quando esco nel cosiddetto’ mondo sociale’, mi viene molta voglia di tornarmene nel mio!
    (non sono capace di mettere la faccetta sorridente,fa’ come se ci fosse)

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  3. Non è che abbia bisogno di trovare qualcuno con cui essere me stessa. Per me il problema è definire “me stessa”. E il mio essere asociale non è tanto dovunto al fatto che “in società” non posso essere me stessa, è che spesso non ho alcun interesse ad interagire con il mondo. Forse una buona parte di “me stessa” è la “stronzaggine”.
    (E spesso abuso delle virgolette)
    🙂

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