Note di un weekend italiano

Sono appena tornata da un weekend in Italia e ovviamente sono felice di essere qui. Come al solito depressioni e delusioni varie, sotto la pioggia, nel freddo di un’estate milanese latitante. Riassumo di seguito l’esperienza, in poche note appuntate in questi giorni in diversi momenti.

E dopo sei mesi sono tornata in Italia. Con un volo in ritardo e pieno di milanesi fighetti, di quelli che conta solo l’apparenza pacchiana. Sarà che è venerdì 13 e stamattina ho vinto giocando a shark col capo, quindi ho già esaurito il mio bonus di fortuna. Atterraggio a Malpensa tra lampi, tuoni e scrosci di pioggia. E la depressione mi assale. Quando arrivo a casa di mio padre ho già il mio cappottino viscido di schifo addosso. Per non parlare dell’accoglienza a casa. Che differenza con il mio arrivo a Barcellona venerdì scorso! Qui non ho nemmeno più uno spazio mio, in quella che continuano a chiamare “la mia camera”.

Scrivo un post dopo settimane. Finalmente in grado di fermarmi e respirare. Ma non vorrei proprio stare ferma qui. Sono stanca ma non è il momento di mollare. Soprattutto non in questi giorni in cui sono ospite qui.

Mi ha fatto quasi tenerezza mio padre. Invecchiato, fisicamente e mentalmente. Sembra quasi un bambino, capriccioso, incostante, ingenuo. E mi fa male sentire il tono con cui gli parlano. Ma forse io farei lo stesso se fossi qui. Probabilmente ho fatto lo stesso, è solo che ora vedo tutto sotto un’altra ottica. E negli ultimi mesi sono cambiate un sacco di cose e sono cambiata anch’io. Ci sono molte più cose che non tollero, ma che riesco a “gestire” trovando risorse che non pensavo di avere. Chissà che effetto mi faranno i prossimi giorni in quest’Italia berlusconiana, in questa Padania sempre più leghista, in questa pseudo-famiglia sempre più arretrata e chiusa.

Il mio mondo è a mille miglia di distanza.

Ho ritrovato un libro che ho letto nel luglio del 2000. Come dice la data nell’interno della copertina. È un libro di brani scritti da Hermann Hesse, dal titolo “Il piacere dell’ozio”. Ho sottolineato varie parti in cui, oggi come allora, mi riconosco:

Per noi la personalità non è un lusso, ma una necessità esistenziale, ossigeno, capitale irrinunciabile.

(da L’arte dell’ozio – 1904)

Oggi ho incontrato alcuni parenti e ho passeggiato per negozi in questo sabato quasi estivo. E stavo male. Stavo male nel vedere come sia diverso il mio mondo rispetto a questo. Stavo male perché sentivo di non appartenervi, ma allo stesso tempo sono cosciente che un legame qui rimarrà. Fosse anche solo il ricordo o la vista dei suoi vestiti nell’armadio e le lacrime agli occhi.

Mi irrita dover parlare con un certo tipo di persone (e mi rendo conto di quanto possa suonare snob questa frase), ma davvero non mi voglio irritare per gli sguardi di disapprovazione che mi regalano, quindi preferisco evitare.

Ho trovato la mia pace nei miei pensieri. Anche tra 1000 difficoltà. E respiro pensando che me ne andrò.

La verità non invecchia, è sempre e ovunque verità, sia che si predichi in un deserto, sia che si canti in una poesia o che si stampi su un giornale.

(da A Natale – 1907)

Come dicono i Vincent Vega:

“La verità è la verità”

Avrei voluto fare mille cose e incontrare mille persone, ma non c’era tempo e volevo anche rilassarmi un po’. Sono contenta di aver passato una bella mattinata a chiacchierare con un’amica che non vedevo da un anno e che un anno fa stava parecchio male. Mi ha fatto piacere vederla sorridere e raccontare della sua vita con un’aria decisamente più serena. Abbiamo fatto colazione in un bar vicino all’università, come ai vecchi tempi quando si andava a far colazione rimandando a tempo indefinito il programma di studio.

Che strano e triste camminare per Milano da sola. Nemmeno nei negozi conosciuti mi sono sentita a casa e non ho nemmeno avuto voglia di vedere davvero la città, ma mi sono infilata in una metropolitana poco costosa e poco frequente.

Ora sono in ufficio, per quella che forse è l’ultima settimana. Nei prossimi giorni infatti ci faranno sapere se è necessario venire in ufficio fino al 30 o possiamo smettere prima di lavorare.

E poi prenoto un biglietto di sola andata per Barcellona.

Il concerto

Sibilano i violini acuti e teneri,

si lamenta dal profondo il corno,

luccicano le dame variopinte e ricche

sotto lo scintillio delle luci.

 

Chiudo i miei occhi in silenzio,

vedo un albero nella neve

sta da solo e ha ciò che vuole,

la sua felicità, la sua propria pena.

 

Angosciato lascio la sala

e dietro di me si perde il rumore

fra piacere e tormento

e senza slancio.

 

Cerco il mio albero nella neve,

vorrei avere ciò che lui ha,

la mia propria felicità, la mia propria pena,

queste saziano l’anima.

Hermann Hesse

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