Breakfast at IKEA (Una vita “fai da te”)

Sono a BCN.
Il viaggio simil-odissea è stato alquanto “pesante”: sono arrivata in terra catalana con la bellezza di circa 70 Kg di bagagli distribuiti in 3 valigie + borsa del computer.

Venerdì ho salutato i pochi amici rimasti in città con una splendida serata a base di pizza, risate, abbracci, foto, birra e limoncello.

Poi è arrivato il giorno dei bagagli e io sono entrata in crisi mentre preparavo la prima valigia. Al che faccio lo sguardo da cerbiatta smarrita e chiamo “l’amico di BCN” dicendo: “Aiuto!! Non ci sta un cazzo!!”. E a questo punto lui si è trasformato in un supereroe (senza però nessuna tutina imbarazzante) e, impacchettando cautamente tutta la mia roba, l’ha stipata ordinatamente nelle valigie (anche grazie alla bellissima valigia extra acquistata all’ultimo minuto da argos) salvandomi così dall’imminente – ed altrimenti inevitabile – tracollo fisico e psicologico. È dura ammetterlo, però forse, ad un certo punto, abbiamo bisogno tutti di essere salvati da un inaspettato supereroe.

Valigie fate e lacrime versate, sabato sera usciamo per “l’ultima cena”. Destinazione Taro. In Soho. Old Compton Street. Ora, chi conosce un pochino Londra avrà già fatto il collegamento con ciò che sto per scrivere. Bene, noi invece, presi dalla varie faccende domestiche abbiamo completamente ignorato il gay pride e ci siamo finiti in mezzo!! Così dopo un’ottima cena giapponese, ci siamo uniti ai festeggiamenti nelle vie di Soho transennate e stra-piene di uomini semi-ignudi e festanti. Inutile dire che non mi si cagava di striscio, mentre “l’amico di BCN” veniva preso amichevolmente di mira. Ho continuato a tenerlo per mano per paura che fosse inglobato dal mare colorato. Ci voleva questa ciliegina sulla torta per salutare quella che per 3 anni è stata la mia città: bella, bellissima Londra, libera e frizzante. Bisognerebbe andarci a vivere, non lasciarla…

Domenica abbiamo trascinato le valigie fino alla fermata del tram, sotto l’immancabile pioggia inglese e siamo partiti con British Airways (che fa figo!). All’arrivo ci ha accolto l’estate e una breve corsa in taxi fino “a casa”. Il tutto in un atmosfera surreale. E la sera a cena a guardare la finale di tennis in tv e pensare con le lacrime agli occhi che fino a poche ore prima vivevo proprio in quella zona della città. Ma guarda caso ha vinto Nadal, e visto che ora sono spagnola di adozione, si è festeggiato.

In questi giorni mi sto lentamente abituando ad un altro clima, ad altri ritmi, ad altri spazi. Con le mie cose nell’armadio ma ancora impacchettate, pronte per il prossimo trasloco (spero a fine mese).

È dura doversi riabituare a spazi che non sono miei, essere ospiti, vedere i miei libri ammassati in un armadio. Almeno sono arrivati DVD, anche se manca ancora una scatola…

Ma la cosa stupenda è che “l’amico di BCN” si comporta da marito ideale. Capisce le mie tristezze, le mie difficoltà e il mio nervosismo. Si preoccupa, si prende cura di me, mi vizia anche troppo. È così gentile che a volte mi sento a disagio. Non sono davvero abituata ad essere trattata così. È tutto nuovo, tutto da scoprire, tutto da imparare. Ed essere qui e poterlo vedere sorridere mentre lavora “alle sue cose” mi aiuta a capire chi è e a stargli ancora più vicino.

Tanto per citare una nota pubblicità:

  • volo per Barcellona per due persone: £120

  • valigia extra di argos: £12.49

  • stare bene (con lui): PRICELESS

Because maybe
you’re gonna be the one that saves me…

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3 pensieri riguardo “Breakfast at IKEA (Una vita “fai da te”)”

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