Nostalgia, nostalgia canaglia

Ieri ho ricevuto un’email dallo zio W dalla mia amata Albione. Mi ha fatto piangere. Mi ha scritto che gli manco e mi ha chiesto di tornare. Avrei addirittura un lavoro che mi aspetta e di certo trovare casa non sarebbe un problema. Cosa che invece qui, in questa bella città dell’Europa mediterranea sembra impossibile. Mi avevano avvisato dicendomi che non sarebbe stato facile, ma non pensavo davvero di rimanere bloccata in questo girone infernale che sulle cartine appare denominato come “L’Hospitalet”. Un nome – un programma. Abbiamo abbandonato l’idea di prendere due stanze separate o di condividere l’appartamento con altri sconosciuti. Vogliamo un minuscolo appartamento che rispetti pochi minimi requisiti:

– che abbia un bagno utilizzabile

– che non sia in uno di quei palazzi fatiscenti e puzzoni che qui sembrano andare tanto di moda

– che sia in città

Bellissima città Barcellona, con le viuzze caratteristiche, le costruzioni di varie architetture, i vialoni con le case di Gaudì, il sole, il mare…

¡Mentira! ¡Todo es mentira!

La verità è un’altra. È ora di porre fine alla visione romantica della città! Le viuzze sono invivibili, sono sporche, buie e soffocanti, gli ampi vialoni dell’Eixample sono solo per i ricchi, la maggior parte della gente sputa per terra e bisogna sempre fare attenzione a scaracchiate, piscio e quant’altro mentre si cammina con le imprescindibili havajanas, bisogna andare al mare fuori città se si vuole disporre di più di 20cm quadrati e la città è invasa da italiani che parlano con un tono di voce scandalosamente alto diffondendo stronzate e luoghi comuni.

Scrivo così solo perché sono stanca e un po’ sconsolata (?). E la email di ieri mi ha reso molto nostalgica. Inoltre, la questione casa a volte crea anche tensione con l’amico di BCN che (forse) non capisce fino a che punto io abbia bisogno di andarmene da questo girone infernale e non capisce l’importanza che ha per me emanciparmi dalla mia condizione di ospite. Ho lasciato Londra per vivere a Barcellona, non all’Hospitalet, in casa di una bruja. Ho bisogno di un posto in cui tornare dopo il lavoro e sentirmi a casa, sentirmi nel mio regno. Ho bisogno di chiudere la porta e lasciare fuori le tensioni, non di aprirne una ed esserne assalita.

Almeno il tema lavoro procede bene e con le colleghe si è instaurato un buon clima di complicità e comprensione e il cibo d’asporto del ristorante vicino all’ufficio è davvero buono ed economico. Ieri mi è arrivato il primo stipendio: piccolo riconoscimento del fatto che non sono totalmente un fallimento. In più il mio spagnolo sta migliorando di giorno in giorno ed ora riesco persino a coniugare correttamente i congiuntivi (quasi meglio che in italiano!)

Dovrei rimettermi a fare foto perché la testata di questo blog necessita un cambiamento. Non si può stare tra le nuvole per sempre…

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3 pensieri riguardo “Nostalgia, nostalgia canaglia”

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