Strisce (giallo e rosso)

Oggi sono lentissima e molto rincoglionita. Mi sono svegliata alle 10, ho fatto colazione verso le 11, poi sono piombata in uno stato vegetativo totale che mi ha costretto a dormire altre 2 ore. La doccia mi ha fatto riprendere un attimo la parvenza di un essere umano in condizioni vitali, ma ora (sono le 17:20) sto di nuovo esaurendo le pile e sento che l’autonomia giunge al termine. Spero di riuscire almeno a finire questo post prima di collassare.
A dire la verità non ho idea del motivo di questa stanchezza/collasso. Ieri sera non sono nemmeno uscita e giovedì non ho lavorato quindi non è stata una settimana così pesante.

Domenica sono andata al mare per rilassarmi un’ultima volta (probabilmente per quest’anno basta spiaggia) al sole ancora caldino, sonnecchiando e leggendo un libro. Parentesi bibliotecaria: sto leggendo “I fiori blu” di Queneau nella traduzione di Calvino. È un libro divertente e molto saggio nei giochi di parole, riferimenti e immagini. L’ho comprato tempo fa durante un weekend di passaggio in Italia ma non l’avevo mai letto. Consigliato a tutti quelli che considerano le parole un’arte, e non solo un mezzo di comunicazione.

Al lavoro si procede in maniera un po’ più spedita, visto che in un mese possiamo dire di aver “imparato il mestiere”, ma mercoledì, prima ancora del caffè mattutino ho dovuto far fronte ad un’emergenza consegne causata da fraintesi, intranet e distanze chilometriche. Devo ammettere che quando l’emergenza è rientrata mi sono sentita orgogliosa di me (in gergo direi “strafiga”).

Mercoledì dopo il lavoro ero abbastanza stanca e scazzata, ma avevo appuntamento con l’amico di BCN, il quale, ovviamente, è arrivato in ritardo. Devo ammettere però che appena ci siamo visti mi ha fatto sentire meglio e ogni volta che mi fa sorridere non penso alla mezz’ora passata ad aspettarlo in Plaça Catalunya tra vecchietti, tamarri e turisti.

La serata ha preso forma lentamente con una passeggiatina in centro, cena messicana e notte al museo. Come preludio alla festa di Catalunya celebratasi giovedì, i musei erano aperti fino all’1:00 così ne abbiamo approfittato per andare al CCCB (ma quanto ci piace il CCCB!?!) per vedere la mostra su J.G. Ballard, accompagnata da proiezioni di vari filmati (alcuni di dubbia qualità). La serata è stata molto carina, non solo perché l’entrata era gratuita, ma perché mi affascina visitare dei posti in orari insoliti, quando solitamente sono silenziosi e deserti. C’era molta gente mercoledì, ma non per questo c’era caos. Tutti sembravano divertirsi, anche grazie ai cocktail offerti gentilmente a tutti i visitatori. La mostra mi è piaciuta molto. Ballard è un autore che conosco abbastanza bene e mi incuriosiva vedere come avessero organizzato una mostra su uno scrittore. Il rischio di fare una stronzata inutile era molto grande, invece il risultato è stato ottimo. Filmati, interviste, spezzoni di film che hanno ispirato i suoi libri o sono stati ispirati dai suoi libri, si accompagnavano bene alle citazioni sulle pareti, alle varie edizioni dei libri e foto e articoli dello scrittore inglese. L’unica vera critica che mi sento di fare è per la scelta della lingua. Capisco la questione dell’orgoglio catalano, che qui non si sentano spagnoli e che vogliano giustamente mantenere una loro lingua, ma non condivido la decisione di optare per il catalano come lingua principale di una mostra su uno scrittore inglese di fama mondiale, quindi l’esposizione sarebbe di richiamo internazionale. I pannelli esplicativi erano in tre lingue (catalano, spagnolo e inglese), ma molte citazioni non avevano il corrispettivo nelle altre lingue. I volantini della serata erano solo in catalano ed anche il catalogo (che devo ancora comprare) è in catalano con alla fine la traduzione in spagnolo e inglese in caratteri minuscoli, stile “tante formichine inutili”.

Parlando di orgoglio catalano, era un piacere vedere le bandiere ai balconi giovedì sera e la gente per strada festante. Un po’ meno piacevole è stato vedere i manifesti incollati sulle vetrine dei negozi e le scritte inneggianti alla lotta. Posso anche capire le rivendicazioni di un popolo, ma inneggiare alla lotta (soprattutto contro dei connazionali) non mi sembra una mossa troppo saggia…

Bene, sono sopravvissuta mezz’ora scrivendo, ora però devo uscire o mi riaddormento. Carico questo articolo e vado a fare un giro.

Ci si concentra sull’effimero per associare la nostra etica dell’essere e dell’esistere all’amore e alla gentilezza.

Faber, 6 gradi di separazione

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