Un tè prima di andare a letto

Ed eccomi qui, qualche anno dopo a rivivere certe emozioni, ancora sopraffatta dai brutti pensieri e dai sensi di colpa. Un genitore in ospedale sopravvissuto ad un’emergenza e a due operazioni urgenti ed ora “sopravvivente”.  Io questa volta lontana, con la paura che squilli il telefono, con la paura di tornare e vederlo sofferente, con la paura dei sensi di colpa, con la paura di sbagliare.
Inizia con queste note allegre il post del post-weekend lungo. Stancante. Molto.
Ora mi aspetta una pausa di tranquillità per recuperare spazi ed equilibri perduti, per prendermi tempo per me e per noi. Magari un po’ più di tempo per noi due soli prima del prossimo weekend con ospiti, ancora di corsa ad incastrare tempi e desideri ed esigenze di altri  in una realtà che quasi ci sfugge.
E poi mi aspetta un natale dai toni cupi, più degli anni scorsi (per quanto sembri impossibile).

“Sono nata per essere felice.”
Amrita – Banana Yoshimoto

Forse anch’io. Prima o poi.
Mi serve tempo per respirare, per leggere, per smaltire le riviste che si accumulano sul comodino, per mettermi al passo con i blog-amici, per leggere i libri che mi sono portata da Londra, per fare spazio ad altre cose.
Oggi il lavoro mi sembra più noioso del solito. Un inutile scorrere di pagine, un compito che non mi esalta. Vorrei starmene a casa e sfruttare il mio tempo in maniera più costruttiva. Ma vivere, ahimé, costa caro e non posso permettermi di perdere questo lavoro.
Ed è già martedì!

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