Del perché ad ottobre vado a Londra

Non mi piacciono le telefonate. Soprattutto quando devo sentire gente che non vedo da un po’. Mi blocco con il telefono all’orecchio ed ascolto distratta, incapace di parlare. Perché avrei un sacco di cose da dire e di domande da fare. Ma quando ho il telefono in mano non mi vengono in mente. Spesso, quello che mi viene da raccontare è qualche sciocchezza che ho fatto dieci minuti prima, o posso iniziare a parlare male di qualche film famoso appena uscito che non ha soddisfatto le mie aspettative. Eppure penso che la persona all’altro capo del filo (si potrà usare ancora questa espressione?) proabilmente non mi ha chiamato per sapere la recensione di un film o per farsi raccontare una mia ridicola scenetta. E allora taccio, imbarazzata, e forse aspetto con ansia quelle parole (Mi ha fatto davvero piacere sentirti! A presto. Stammi bene!)

Certo questo atteggiamento non si manifesta con alcune (poche e selezionatissime) persone. Con la querida Rò, ad esempio, una telefonata potrbbe durare una giornata, senza che si resti in imbarazzo o senza argomenti. Ci sentiamo sì e no due volte l’anno ed ogni volta è come se ci fossimo trovate al solito bar davanti ad un cappuccino. E semplicemente continuiamo la conversazione.

Ma a parte questi rarissimi casi, al telefono sono un disastro.

Preferisco le email. Mentre scrivo posso divagare, essere prolissa e perdermi nei miei racconti, oppure essere essenziale e concisa. Posso essere quella che voglio, senza pressioni di sorta. Il destinatario dell’email, potrà, a seconda dei casi, decidere di farsi annoiare e leggere tutto in una sessione, tenersi dei frammenti da rileggere altre volte, saltare interi brani per arrivare al sodo, oppure leggere le mie due righe (nel caso io abbia deciso di essere sintetica) e pensare che avrei anche potuto investire più tempo per scrivergli un’email, visto che non ci vediamo da anni. Insomma, la comunicazione è un problema. (sarà per questo che il numero dei miei amici si puo contare sulla punta delle dita?)

È per questo che in ottobre vado a Londra. E devo scrivere la preannunciata email allo zio W, nella quale ci autoinvitiamo ufficialmente a casa dei ragazzi. Vado a Londra perché ho voglia di rivedere quelle poche persone che vorrei non aver dovuto lasciare. Vado a Londra per poter avere delle belle conversazioni con loro, senza l’imbarazzo di un telefono. Vado a Londra perche ieri sera quando lo zio W mi ha detto che erano seduti in giardino a bere vino, io sono riuscita a vederli, come se non me ne fossi mai andata. (E vado a Londra naturalmente anche per fare shopping, per rivedere la mia città e i miei luoghi preferiti. Ma questo discorso merita un altro articolo).

Mi spiace, ma chi mi conosce, chi mi ha voluto conoscere in questi anni, lo sa. Sa che non so prendere in mano un telefono e digitare il numero. Sa che non mi verrebbe naturale chiedere “come va?”. Sa che preferisco aspettare un intero anno e poi prendere un aereo per andare a sederci in giardino a bere vino tutti insieme.

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