Barcellona in agosto

Lascio la valigia aperta sul letto e il pavimento ad asciugare ed esco per un’ultima passeggiata in città. Credo di essere l’unica ragazza ad uscire con i jeans lunghi oggi. Fa caldo ma i pochi vestiti estivi che ho sono in valigia.

Passeggiata nel Born ad ammirare i turisti in coda al museo Picasso, che non solo è aperto benché sia domenica, l’ingresso è addirittura gratuito. Continuo la camminata fino alla fine di Carrer Montacada, all’incrocio con Carrer Princesa. Mi soffermo un attimo a guardare le tristi cartoline dei negozietti di souvenir e torno indietro. Lentamente.

Do un’occhiata al bar del museo Textil ma non mi va di fermarmi. Mi sento troppo vulnerabile, sola, tra tanti stranieri (e per stranieri intendo chiunque non abiti in città).

Sulla via del ritorno passo davanti al negozio di scarpe. In vetrina ci sono ancora i sandali che avrei voluto (dovuto?) comprare. Ma è domenica e il negozio è chiuso. Se mi ricordo ci ripasso quando torno dall’Italia.

Scelgo Carrer del Rec per tornare verso la Barceloneta. C’è molta gente seduta ai tavoli fuori dai bar/cocktail bar/lounge bar e le persone “cool” si notano subito: indossano gli occhiali da sole, vestono vintage (o Top Shop/Top Man) e ridono mantendo una posa, mentre il simpatico del gruppo parla male degli italiani.

Ultimamente ho sentito molto spesso parlar male degli italiani. La collega bionda, dopo anni di esperienza come cameriera, è arrivata a dire che i turisti peggiorni sono gli italiani. E l’immagine che hanno qui è, in effetti, abbastanza triste. L’italiano grida, anziché parlare, cerca di saltare la coda, vuole sempre aver ragione, entra nei locali parlando italiano senza fare nessuno sforzo e pretendendo che tutto il mondo lo capisca e ha un accentaccio esagerato. I ragazzi sono appiccicosi e fanno apprezzamenti volgari, ad alta voce, a qualunque ragazza passi per strada con una gonna o con una scollatura interessante. Le ragazze sono volgari o sono tutte in tiro con la puzza sotto il naso. Questa è l’immagine che hanno di noi, e il più delle volte hanno ragione: la maggior parte degli italiani che ho incontrato qui sono esattamente così. La verità è che non siamo certo tutti così, ma mi sono anche stancata di dirlo. Del resto, quando si parla di Italia con gli stranieri il primo riferimento ad emergere è Berlusconi, seguito dall’idea di italiano mammone e dalla mafia (anche se in realtà quello a cui si riferiscono è la camorra del film tratto dal libro di Saviano). Che triste. Un paese con una storia, una cultura e una tradizione artistica come la nostra, ricordato solo per le sue magagne o per le macchiette simpatiche del bellone o del politico di turno.

Quando dici Italia, nessuno dice Leonardo, Dante, il Rinascimento, Caravaggio, Marconi, Verdi, Pasolini; qualcuno parla di Roma o della Ferrari, ma sono in pochi, e se si cita Verona si finisce a parlare di Romeo e Giulietta. Una cosa terribile che succede spesso qui in Catalunya quando si parla di italiani, è sentirsi dire che Cristoforo Colombo era catalano (secondo alcuni portoghesi, il navigatore genovese era in realtà portoghese…).

Ma nonostante l’immagine negativa degli italiani, quest’anno l’Italia sembra essere una meta vacanziera molto gettonata: solo tra le mie colleghe, ce ne sono 3 che sono state o andranno in Italia quest’anno, il ragazzo di un’altra è stato a Roma qualche settimana fa e qualcun’altro sta pensando di andarci. Che ci sia qualche speranza che il bel paese riacquisti il suo fascino antico? La vedo dura, per lo meno finché ci sarà il solito bel faccione di cui parlare, o da deridere indignati per qualche sua dichiarazione.

Domani mattina volerò a Milano. Manterrò il controllo mentre la classica famigliola cercherà di passare davanti a tutti, lamentandosi della scarsa efficenza degli spagnoli. Abbasserò lo sguardo sul mio libro e se riesco poi ad addormentarmi in aereo ancora meglio. Lascio Barcellona per poco più di una settimana e mi aspettano giornate macinando chilometri in macchina/treno/bus o chissà quale mezzo. Il tutto rincorrendo una famiglia sull’orlo della rottura e andando incontro ad un’altra che spero abbia voglia di conoscermi, come io sono impaziente di incontrare loro.

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