La mia vita con i Depeche Mode

Da 3 mesi vivo con i Depeche Mode. Ho conosciuto Dave, Martin e le persone che stanno dietro le quinte, quelle che spesso sono solo un nome sul retro di un cd. Sono stati con me tutti i giorni. A Natale mi tenevano compagnia mentre stavo da sola nella casa della mia infanzia. Sono stata in tour con loro. Vado spesso a New York da Dave e passo dei pomeriggi a parlare di musica, di calcio e di sentimenti con Maritin. Fletch continua a leggere il giornale… Mi sono affezionata a loro, ai ragazzi che scrivono il Tour Blog, ad Anton Corbijn, Gareth Jones e a tutti quelli che ho conosciuto attraverso i video delle edizioni deluxe degli album. Ho studiato tanto in questi mesi: canzoni, notizie, informazioni tecniche e personali. Ho imparato a riconoscere le fasi della vita di Dave seguendo i cambiamenti della sua voce e il crescente numero di tatuaggi sul suo corpo. È facile oggi essere fan dei Depeche Mode. C’è così tanto materiale a disposizione. Foto, interviste, filmati di qualunque apparizione pubblica, comprese le (imbarazzanti) esibizioni a Sanremo ed interviste che Dave avrebbe fatto meglio a non rilasciare. Sono una novellina in questo campo, ma mi sto rapidamente aggiornando su tutto quello che è successo negli scorsi 30 anni. A Berlino negli anni 80 ci dev’essere stata un’atmosfera incredibile e le immagini dell’Inghilterra thatcheriana sono parte di un passato che non ho vissuto, luoghi che ho conosciuto “in ritardo”. Sono in ritardo con i Depeche. L’album che preferisco è Songs of Faith and Devotion. Io nel ’93 avevo 12 anni e ascoltavo cassette “rubate” alle mie sorelle o a mia cugina, musica nella quale cercavo di riconoscermi, ma che in realtà non mi apparteneva. Quando Alan se n’è andato, io ascoltavo Jovanotti… Mi sento sempre in ritardo e in debito con loro, che ne hanno passate tante ed ora mi danno l’opportunità di conoscerli. Il regalo di Alan della settimana scorsa è stato splendido. C’era qualcosa di magico nella versione di Somebody che lui e Martin hanno interpretato sul palco del Royal Albert Hall. Come in quegli studi di Berlino nell’84, Alan e Martin da soli in una grande stanza con un pianoforte. Solo che stavolta Martin aveva addosso dei vestiti! Mi sarebbe piaciuto tanto essere lì e partecipare ad una serata storica. Ma me la sono persa, come mi sono persa tutto il resto…

Se incontrassi Dave cosa gli direi?

Rasento la follia, lo so. Forse peggio. Chi mi conosce sa che questa è solo l’ennesima delle mie fasi.
Sfuggire alla realtà è pericoloso e ci si fa male. Ne ho le prove. Ma, a volte, non farlo è anche peggio.

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3 pensieri riguardo “La mia vita con i Depeche Mode”

  1. Ciao!!!fa piacere leggere quello che hai scritto ad una devota come me!mi ritrovo perfettamente con quanto dici riguardo alle fughe dalla realtà !la serata all’albert hall poi è stata una serata passata su un “universo parallelo” …per nn parlare della compagnia nei momenti più o meno belli che mi hanno fatto i depeche mode!!!
    Anch’io li seguo da poco più di una decina d’anni prima li ascoltavo di riflesso in macchina con mia sorella provando più o meno le stesse tue emozioni!
    Cercheremo mano a mano di colmare un pò questo mio ritardo!

    Alessandra

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  2. Ciao!! Ho letto con molto piacere quello che hai scritto sui DM… anche io sono una devota e li amo alla follia. Devo dirti che mi sono ritrovata in molte cose che dici soprattutto quando parli di fasi e di allontamanamento dalla realtà! Io li ascolto da 13 anni ma solo l’anno scorso sono riuscita a vederli live ed è stata l’esperienza più sconvolgente della mia vita!!!
    Se ti va di passare nel mio blog sare imolto felice…
    Angelica

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