L’amore in tempi di eruzioni vulcaniche

Stamattina sono uscita. Ho comprato il giornale al chiosco nella piazza del mercato, poi sono andata a passeggiare sul lungomare. Il  mare era grigio, non sembrava affatto un mare primaverile. Anche le palme mi sembravano grigie. C’era poca gente in giro, soprattutto sportivi e pazzi. E i pazzi superavano in numero, e in decibel, gli sportivi. C’era chi parlava di calcio, chi passeggiava col cagnolino tutto fiero di aver fatto i suoi bisognini raccolti dal fedele padrone. A volte penso che il miglior amico del cane sia l’uomo. Ho risalito Passeig de Joan de Borbó tornando verso casa. I bar e i ristoranti si preparavano ad aprire. Sono arrivata a casa, soddisfatta della mia camminata di 40 minuti. Ho fatto colazione guardando The Wire e sfogliando svogliata il giornale: il re sta bene; il Barça si gioca la liga il prossimo weekend; Clegg tiene la Gran Bretagna col fiato sospeso; la Grecia affonderà e si tirerà dietro l’Europa (prime fra tutte l’Italia e la Spagna); il vulcano dal nome impronunciabile ha ricominciato a sbuffare e farsi beffa dell’aviazione internazionale.

Quest’ultima notizia mi preoccupa più di tutte le altre.

Mi spiego. Sono contenta per la signora Sofia che suo marito stia bene, ma la cosa non mi sconvolge particolarmente. Ho vissuto da vicino tanti casi di cancro, risoltisi in modo decisamente peggiore, per sapere quanto siano stati pesanti gli ultimi giorni, ma il re è pur sempre un uomo, ed è soggetto alle leggi della natura. Per quanto riguarda le notizie sportive, da brava “culé” ho seguito la partita ieri sera, purtoppo solo via radio, e vorrei che il Barça vincesse il campionato, ma in ogni caso non sarebbe un evento in grado di cambiare la mia vita. E la politica la lascio ai politici, alla letterine e ai ciarlatani. Ormai ho poche speranze su qualunque fronte.

È il vulcano a preoccuparmi sul serio. L’amico di Barcellona dovrebbe tornare domani dall’Italia. Il condizionale è d’obbligo, dato che negli ultimi due giorni hanno cancellato quasi tutti i voli tra Milano e Barcellona. Mi pesa ammetterlo, ma mi manca tanto. Oggi mi sono abbandonata tra le braccia di Dave per cercare conforto. Del resto, non potevo non stare con lui il giorno del suo compleanno. Povera, piccola, patetica. Persa in un mondo fatto di illusioni per proteggermi dai miei stessi pensieri. Solitudine, ferite aperte e preoccupazione.

Spero solo che i venti cambino direzione e disperdano la nube affinché domani il sole possa filtrare.

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