L’arte del sonno

Venerdì pomeriggio è iniziata la festa del quartiere (una delle feste del quartiere, a dire la verità). È il weekend “dei cori”. Alle 20:00 avevo sotto casa una banda di percussionisti, accompagnati dal coro del bar dell’angolo. Ho spento la tv perché non riuscivo a sentire nulla. Ho preso un libro, ma la musica e le grida che venivano dalla strada non mi hanno impedito di addormentarmi sul mio comodissimo divano. Come vuole la tradizione, la festa è ripresa il sabato mattina alle 8:00. Mi sono svegliata, ho imprecato mentalmente (e non solo) contro i giovani musicisti, mi sono girata e mi sono riaddormentata. I tamburi e i cori della strada erano assordanti, ma ho messo a punto una tecnica che per ora sembra essere piuttosto efficace.

Quando c’è rumore, l’unico modo per dormire è concentrarsi e cercare di addormentarsi nel momento in cui il rumore è più alto. Per “concentrarsi” intendo dire cercare di pensare ad altro, come ad esempio pensare a come arredare una casa che non ci si potrà mai permettere. Una volta conseguito questo difficile obiettivo, si può dormire tranquilli fino a che il corpo sarà sazio di ore di sonno. Se, al contrario, cercassimo di approfittare delle pause di silenzio per cercare di dormire, lo sforzo risulterà inutile, poiché ogni volta che il rumore aumenterà, ci  disturberà, svegliandoci in continuazione.

Non è un gran consiglio e immagino che questa tecnica abbia successo solo con me, data la mia incredibile capacità di addormentarmi in qualunque situazione.

Oltre alla “maledizione” della combinazione film + divano (ovvero, mi addormento praticamente ogni volta che cerco di guardare un film stando sul divano, per poi svegliarmi durante i titoli di coda, delusa ed arrabbiata per essermi persa il film. Ho dato il meglio di me in un sabato di aprile, quando non sono riuscita a vedere nessuno dei tre film che avevo visto iniziare), ho piu volte dimostrato di poter dormire su vari mezzi di trasporto – treno, metro, aereo, bus, auto – e persino in luoghi pubblici. Oggi, infatti, mi sono addormentata al CCCB. Sono andata a vedere una mostra con l’amico di Barcellona e ci siamo poi seduti su uno dei divani messi a disposizione per vedere i filmati. Inutile dire che mi sono messa comoda e mi sono addormentata.

Ho un rapporto conflittuale con il sonno. Dormo sempre molto più di quello che vorrei, ma forse il mio corpo ne ha davvero bisogno e sa quello che fa. Io so solo che sono state rare le volte in cui sono uscita a correre sul lungomare la mattina e che l’idea di iniziare presto a lavorare resta troppo spesso soltanto un buon proposito.

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