Verità in bianco e nero

“Good Night, and Good Luck.” è un film che mi piace immensamente, uno di quelli che non mi stanco mai di guardare. Gli attori sono bravissimi, la regia è impeccabile, le ambientazioni sono curate al punto che riesce a trasportarmi in quel mondo ormai lontano, un mondo dove ancora fumare era cool (quasi mi viene voglia di accendermi una sigaretta…), un mondo dove gli uomini vestivano sempre giacca e cravatta e le donne avevano acconciature da bambola, un’atmosfera che io ho vissuto solo grazie ai film. L’aspetto più interessante del film, è, ovviamente, la figura del giornalista. Il che mi fa pensare al giornalismo italiano di oggi e a quanto sia anni luce distante da come dovrebbe essere. Erano altri tempi, altre atmosfere. Uno poteva essere arrestato solo per il sospetto di un’amicizia con un comunista. Le cose si mettevano male per i liberi pensatori, per chi osava essere in disaccordo con le politiche del governo. Eppure quei giornalisti hanno alzato la testa e si sono assunti la responsabilità di raccontare la verità.
Se penso a cosa sta succedendo in Italia mi innervosisco. Una persona tiene in scacco una nazione, fa e disfa leggi solo per proteggere i propri interessi e compra qualunque cosa e chiunque possa ostacolare la sua avanzata. E sembra quasi che tutti lo lascino fare.
Quanlcuno si fa sentire ogni tanto e si fa portavoce del malcontento, si organizza qualche marcia variopinta, ma sono le persone con il potere di farlo che dovrebbero intervenire. Sono i politici, i giudici e i giornalisti ad avere il dovere di difendere la verità e la voce del popolo che rappresentano. Forse lo stanno facendo, ma vengono soffocati. I telegiornali non informano più a 360 gradi, perché le notizie vengono filtrate e scelte con calcolo e cautela. Si spera allora di trovare qualcosa di più sui quotidiani, ma quanta gente legge i giornali? E, soprattutto, quali giornali? Può essere folkloristico leggere delle uscite poco felici di Bossi (che, per altro, non ha mai brillato per le sue qualità oratorie), ma i problemi sono altri. Il problema è che una persona, che al momento rappresenta un paese, si stia prendendo delle libertà che nessun cittadino dovrebbe prendersi. Quando qualcuno cerca di affrontarlo sul piano dei suoi misfatti, lui stravolge la conversazione con qualche battuta (spesso di cattivo gusto) e poi la scena viene riportata dai giornalisti come un simpatico siparietto. È incredibile come inconsciamente anch’io sia manipolata dalla sua immagine, tanto che in questo post non ho ancora fatto il suo nome.
Prima di Berlusconi quando una persona parlava di “lui” era palese che si riferisse a Mussolini. Ora Mussolini viene relegato in secondo piano, uno statista la cui idee e decisioni politiche hanno decisamente influito sulla società italiana, come oggi influiscono su tutti i cittadini le mosse di Berlusconi, anche se in maniera più subdola.
La rottura con Fini avrebbe dovuto essere l’occasione per metterlo in minoranza, per ridimensionare il suo potere e la sua immagine. Invece, per quanto possible, ne è uscito raffozato e l’opposizione ha risposto solo con sarcasmo (per lo meno questo è quanto emerso dagli stralci dell’intervento di Bersani e Di Pietro trasmessi dalla tv spagnola, anaro sarcasmo, quasi rassegnazione). Non si può combattere questa “moderna dittatura” solo con battutine. È necessario agire. È necessario che chi di dovere inizi a fare il proprio lavoro. È necessario che il giornalismo ritorni ed essere essenza della verità. È necessario usare tutti i mezzi di comunicazione per informare e farlo a tutto tondo. La stampa degli altri Paesi europei mi sembra decisamente più libera e sincera. È stato rinfrancante tornare a leggere l’Independent l’altra domenica. La stampa europea mi sembra più chiara, diretta, sincera e meno pretenziosa.
La verità di “Good Night, and Good Luck.” è sincera, umana, responsabile. Una voca che arriva da un mondo in bianco e nero; una verità in bianco e nero che appare più concreta di tante notizie a colori che ci somministrano oggi. Da quando i quotidiani sono a colori? Perché si spendono soldi per la tinta, invece di investire nei reportage e nelle indagini? Perché non mantenere i costi più bassi? Ma, in fondo se seguissimo gli insegnamenti del nostro primo ministro dovremmo scordarci dei giornali, perché leggere notizie ed opinioni altrui non ci arricchisce, bensì ci distrae pericolosamente dal nostro essere superficiali e concentrati solo sui noi stessi.

Buona pomeriggio, e buona foruna.

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