A Room of My Own

“My hand delights to trace unusual things,
And deviates from the known and common way.”
Lady Winchilsea – XVII secolo

Mi sento intrappolata, soffocata, triste e debole.
Intrappolata in una città chiassosa, che malgrado le arie da XXI secolo, rimane nel profondo arretrata e malodorante.
Non c’è mai un attimo di pace. Il silenzio che bramo mi sembra un’utopia.
E quando sono sola mi sento terribilmente vulnerabile.
Non riesco a trovare stimoli per accrescere la mia autostima e la mia sicurezza.
Cammino con passo sicuro solo quando sono al suo fianco e questo non fa che innervosirmi. Mi riduce ad essere ombra di ciò che sono in realtà o di ciò che aspiro (o aspiravo?) ad essere.
Sono triste perché non so reagire.
Un silenzio rotto solo dalle onde del mare è a pochi passi da qui, ma mi sento incatenata dalla pura di affrontare da sola un microcosmo dove non c’è posto per me.
Nei sogni mi vedo sotto una luce diversa, ritrovo la mia personalità; nelle conversazioni improvvisate sono di nuovo me stessa. Se non posso raggiungere ciò che solo l’immaginazione dischiude, allora voglio solo silenzio. E solitudine.

Oggi è il 10.10.10. È così assurdo che potrebbe anche non essere vero.
Forse oggi non è mai esistito.

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