Rubrica settimanale

Questa volta non sono d’accordo con Javier Marías.
Ogni settimana leggere la sua rubrica su El País semanal è una ventata d’aria fresca, un regalo che mi da l’illusione di non essere sola mondo. Leggendo “La zona fantasma” mi trovo spesso a pensare – e a volte a dire ad alta voce – “Meno male che qualcun altro la pensa come me e ha il coraggio di scriverlo e di difendere con orgoglio le proprie opinioni”.
Ero dalla sua parte quando scriveva che ormai tutti parlano di tutto senza in realtà parlare di nulla, quando scriveva che tutti ci impongono i propri interessi e quando criticava il Real Madrid (pur essendo lui madridista). Le sue critiche politiche sono sempre taglienti, ma “rinfrescanti”, soprattutto per un’italiana che deve fare i conti con una vergognosa situazione politica nazionale. Il suo modo di scrivere è diretto, chiaro e senza mezze misure. Mi sono così tanto appassionata a questo appuntamento settimanale da riconoscere un brano mediocre quando è stato scritto senza troppa cura. Come quella volta in cui lo stesso scrittore ha ammesso di non aver avuto molto tempo per preparare la rubrica perché aveva passato la settimana guardando le 5 stagioni di The Wire (un’altra cosa che abbiamo in comune).

Anche l’articolo di domenica scorsa era iniziato bene:
“Nunca creí que llegara a sentir, por nuestros diputados elegidos democráticamente, casi tanto desprecio como el que sin cesar sentía por sus predecesores franquistas, aquellos monigotes corruptos que se limitaban a vitorear las decisiones del dictador, con sus bigotitos ridículos y sus disfraces de domadores.”*
Poi, peró, si è rivelato essere un susseguirsi di illazioni contro la pirateria informatica, in difesa degli “artisti”, chiunque essi siano. Non sono d’accordo quando sostiene che gli artisti non sono mai dei privilegiati e che hanno creato o si sono guadagnati tutto quello che hanno. Per molti sarà anche vero, ma sono convinta che molti altri siano solo figli della pubblicità e delle mode del momento e non meriterebbero di avere tutto cio che hanno. Parlando di pirateria, so che ci sono persone che approfittano della possibilità di scaricare vari media da internet perché non vogliono spendere soldi in cultura, ma considero criminali solo quanti traggono profitto da questa pratica. La maggioranza della gente lo fa “per uso personale”, per intercambiare informazioni, per accrescere il proprio bagaglio culturale. Certo credo sia doveroso tracciare una linea tra ciò che è davvero cultura e ciò che è semplice intrattenimento da “quattro soldi”.

Vorrei dire a Javier Marías che, chi si interessa di cinema continuerà ad andare al cinema, pur scarcando qualche film o documentario che magari non si trova in DVD, come chi è appassionato di musica continuerà ad andare a concerti e a comprare CD, pur scaricandoli. E chi ama i libri… bhè, chi ama i libri non ha un e-book.

* Javier Marías, “Los nuevos explotadores”, La zona fantasma, El País Semanal, n. 1.790, domingo 16 de enero de 2011.

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Un pensiero riguardo “Rubrica settimanale”

  1. Secondo le statistiche i maggiori “scaricatori” sono anche i piu’ grandi compratori.
    Per quanto poi i libri siano bellilo spazio nelle case si fa sempre piu’ stretto ed io vorrei poter scegliere a parita’ dello stesso titolo quando oter comprarlo di carta e quando in formato elettronico.

    Mi piace

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