Spazi vuoti

Sono rimasta orfana prima di compiere 30 anni. Non conosco nessuno della mia età o più giovane che abbia perso entrambi i genitori. Questo mi converte in una solitaria, non appartenente al gruppo sociale in cui vivo. Forse è solo un pretesto per potermi isolare da tutto e tutti. È necessario fare pulizia. Di pensieri, sentimenti, amicizie. Quando ci si trova a vivere una situazione limite estranea alla quotidianità altrui, si acquisisce un nuovo punto di vista. Un punto di vista per certi aspetti privilegiato. Spesso si tratta solo di uno scudo per difenderci dal rumore del mondo. Como in questo momento di insolito “silenzio” in cui posso sentire il fruscio della mia mano che scorre sul foglio e le macchine in lontananza e una tv ovattata.

Fare pulizia. Rivalutare. Cancellare tutte le liste e scriverne di nuove. Sovvertire l’ordine dei pensieri.

Quando è morta mia madre mi sono rifugiata tra i libri. Mi sono inventata una vita da universitaria modello, studentessa e lavoratrice di giorno e frequentatrice di squat e centri sociali milanesi di notte. Ho cercato me stessa per vie sconosciute, demolendo le mie certezze, cancellando punti di vista per fare spazio a nuove idee. Rimescolando ed incollando i frammenti delle rovine. Ho percorso strade non mie e ho parlato con parole d’altri nella ricerca di qualcosa di mio, per poi ritrovarmi sempre sola con un libro. Sola con un’agenda e una penna nel silenzio della notte. Ogni volta mi sono detta che si trattava di una notte speciale, in cui ero davvero me stessa, ma l’ho pensato così tante volte che ormai ha perso ogni valore.

Non credo esista “me stessa” in un senso assoluto. Sono me stessa in tanti frammenti che spesso non possono convivere.

Ora che anche mio padre è morto sento una certa nostalgia per quello che dovrebbero essere le radici, eppure non ho aneddoti o momenti a cui aggrapparmi. Ho dei flash di ricordi che non combaciano tra di loro e c’è un immenso vuoto tutto intorno.

Continuo a cercare, senza sapere bene cosa stia cercando. Cerco di colmare un vuoto, di reprimere un dolore, di superare la nostalgia, fingendomi forte nel mio tentativo di essere me stessa. Ci sono momenti in cui mi manca il respiro, mi sembra di affogare, e vorrei mollare tutto e correre a casa, ma poi penso che una casa non ce l’ho e che quindi non ho nemmeno l’opzione di mollare tutto. L’unica scelta possibile è adare avanti, cercare nuovi spunti, spolverare le rovine e vedere se ci si può trarre qualcosa di buono. Queste parole, pur nella loro tristezza, sembrano velate di ottimismo. Strano.

In questo periodo sto pensando spesso a Roma. Forse per la quesione delle rovine, o forse perché è stata una bella vacanza, senza pensieri.

Sono combattuta tra due opposti: guardare avanti ed inventarmi un mio modo di proseguire, o guardarmi dentro e perdermi nei miei stessi pensieri.

Mi ci vorrebbe un buon libro, o un nuovo lavoro. O entrambi. Vorrei non avare responsabilità, vorrei non essere legata alle cose, ai luoghi. Vorrei mettere tutto in una valigia e partire, ma questo sarebbe bello solo se avessi una casa a cui tornare. Mi sento giovane e vecchia allo stesso tempo, libera ed imprigionata.

“I feel too young to hold on
I’m much too old to break free and run.”
Jeff Buckley Lover, You Should’ve Come Over

Sono solo un nome, che spesso viene scritto male.

“What’s in a name? That which we call a rose
By any other name would smell as sweet.”
William Shakespeare – Romeo and Juliet (II, ii, 1-2)

E io chi sono? Cosa so fare? Cosa posso fare? Cosa voglio fare?

Se seguissi una qualunque religione, setta, filosofia, non mi porrei nemmeno il problema. Ci sarebbero già risposte predefinite per riportarmi sulla strada da percorrere qualora dovessi perdere l’orientamento. So di avere una bussola in fondo a qualche cassetto, una bussola col vetro rotto che non so usare. Scelgo da sola la strada ma poi mi accorgo di correre in circolo e di trovarmi sempre qui a scrivere. Merito di piu? Perché allora non corro fuori ad afferrare ciò che mi spetta?

Mi sopravvaluto?
Mi sottovaluto?
Un momento vivo di emozioni ed un altro mi chiudo dietro ad una porta di acciaio, grigia e fredda.

Non siamo altro che una piccola parte del respiro del mondo. Tutto passa, che uno lo voglia o no.

Annunci

5 pensieri su “Spazi vuoti”

  1. Già, certe cose lasciano un vuoto dietro di sé… E lasciano completamente disorientati…

    A volte mi capita di svegliarmi e di voler telefonare a mio padre… Che difficilmente risponderà…

    Un abbraccio anche da parte mia, anche se con un anno di ritardo.
    R

    Mi piace

  2. Roz, no no.. cioe’ non lo so. Sto benissimo… insomma, le Fab tuonano come al solito 🙂 Ho ripreso da qualche giorno a scirvere, nulla di che… giusto perche’ ogni tanto mi mancava buttare giu’ le mie fregnacce. Un abbraccio forte ricambiato…

    Mi piace

  3. Era da un bel po’ che non ti leggevo.
    Ti leggevo volentieri,mi pare di ricordare che sei dei Pesci come me.
    Sono un pò più grande di te, da poco è mancato improvvisamente mio padre,dopo che quattro anni fa è andata via mia madre.
    Mi sono ritrovata nei tuoi pensieri…pensa,anch’io penso spesso a Roma.
    Un abbraccio

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...