Articoli, riflessioni, fumetti

Piove sulla mia prima domenica di vacanza. Sto passando la mattinata tra internet, appunti di cose da fare, libri da leggere e riviste. Sto cercando anche di studiare un po’, approfittando della rivista gratuita che ho preso ieri di passaggio per Götgatan. Ho letto, con notevoli difficoltà, un articolo di Noam Chomsky (tradotto in svedese) dove si commentava la morte di Bin Laden. Sono stati scritti molti articoli in questi due mesi e l’argomento si è dibattuto in lungo e in largo, ma non a sufficienza, a mio avviso.
Trovo che sia inaccettabile ciò che hanno fatto gli Stati Uniti: una pura vendetta in stile far west. La prima cosa a cui ho pensato quella mattina quando ho appreso la notizia è stata: “Non sarebbe stato meglio arrestarlo e processarlo?” Credo che un pocesso non solo sarebbe stato più rispettoso delle leggi, ma anche più opportuno per le informazioni che si sarebbeno potute ottenere. Ma forse è proprio questo il punto: gli americani erano preoccupati per le informazioni che sarebbero potute venire alla luce ed hanno optato per la strada più rapida e sicura, letterelmente eliminando il problema. Mi spaventano le parole di Barack Obama quando dice che ora il mondo è un posto più sicuro, perché l’impressione che ho io è diametralmente opposta. Come si può definire sicuro un posto dove il concetto di giustizia è soppiantato da quello di vendetta? Ci saranno, o ci sono già state, rappresaglie in risposta a questo fatto? Obama non mi convince. Per come ha presentato la notizia, ha dato l’impressione che prima di quella notte non potesse chiudere occhio ed ora finalmente, lui e i suoi connazionali, possono cedere al meritato riposo, dopo aver ripulito il mondo dai malfattori. Mi aspettavo di più da lui. Le grandi speranze di quando è stato eletto, sono andate via via diluendosi col tempo. Ora avrà l’appoggio di una più ampia maggioranza di elettori, poiché ha saputo eliminare l’arcinemico degli USA.
Il termine “arcinemico” mi fa pensare che tutta questa storia sembri tratta da un fumetto: il cattivone attacca gli USA, che prima di allora non avevano mai subito un attacco sul territorio nazionale, ad esclusione di Pearl Harbor. Loro iniziano una guerra mondiale (perché di questo si è trattato, anche se nessuno ha osato usare quell’aggettivo) ed hanno messo a ferro e fuoco interi paesi, ma il cattivone è sempre riuscito a farla franca. Nel frattempo hanno scovato ed eliminato un altro dei cattivi, forse per intrattenere il pubblico con una storia rimasta in sospeso dalle edizioni predenti. Poi finalmente arriva la ciliegina sulla torta: il gran finale inatteso, ma tanto anelato dai fedelissimi della saga (come succede con le migliori storie a puntate). L’arcinemico è sconfitto, si crea un di mistero sulla fine dei suoi resti mortali per creare un po’ di suspense che serve ad aggiungere spessore ad una storia finita in un batter di ciglia. Le dichiarazioni finali del presidente rimandano alle ultime battute da fumetto: “Giustizia è stata fatta!” “Da oggi il mondo è un posto più sicuro!”
Ma nell’ultimo quadro in basso a destra un’ombra si intravede all’orizzonte. È un personaggio che non siamo in grado di riconoscere, forse si tratta di un nuovo personaggio oppure di un nuovo travestimento di un antico nemico, che ci ricorda che la lotta contro il male non è mai finita.
TO BE CONTINUED…

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Un pensiero riguardo “Articoli, riflessioni, fumetti”

  1. Io, conoscendo l’america e il suo modo di pensare non mi aspettavo un processo. In fondo l’anerica e’ fatta di cittadini che approvano la pena di morte.
    L’america non e’ piu’ vivibile ora e neppure il mondo intero.. Neppure piu’ sicura… E’ solo piu’ macchinoso vivere e spostarsi dall’11 settembre.
    Certo io avrei preferito una guerra vecchio stile che assistere a quella scena delle torri gemelle in collegamento telefonico con un amico fino a quando non cadde la linea.

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