New world order

Oggi il collega distratto e scansafatiche ad un certo punto toglie le auricolari dalle orecchie (ascolta sempre la radio) e dice: “Siamo la prima generazione a vivere peggio dei propri genitori! L’hanno appena detto alla radio.” Pausa di silenzio in cui si aspettava appoggio da parte dei malcapitati interlocutori.

Al che io ho risposto, contro ogni aspettativa degli astanti, contro tale affermazione. Probabilmente statisticamente parlando è vero che “si vive peggio” perché la crescita economica ha rallentato in termini di numeri ed ultimamente non si fa altro che parlare in  termini di numeri…

Eppure io non credo proprio di vivere peggio di mio padre, che è andato a lavorare in fabbrica e che non poteva permettersi nessuna distrazione, pena la perdita di dita nei macchinari che maneggiava o addirittura la perdita dell’unica busta paga che arrivava in famiglia.

E non credo proprio di vivere peggio di mia madre, che ha potuto studiare solo fino alla 5ª elementare, che è andata a lavorare giovanissima, che ha perso il padre a 18 anni, che ha cresciuto 3 figlie vivendo con un marito in stile “classico uomo latino d’altri tempi” che se la vedeva seduta sul divano con una rivista la rimproverava subito affibbiandole qualche altro lavoro domestico. Mia madre non ha potuto studiare o viaggiare o sperimentare o scegliere di vivere dove voleva. Non è mai andata in spiaggia un martedì pomeriggio di un giorno feriale.

È vero, loro avevano un appartamento proprio, ricavato dalla casa ereditata dai nonni e spartita tra i vari fratelli di mio padre. Avevano una macchina (e poi due) e si andava in vacanza sia al mare che in montagna. Un sacco di sacrifici per poterci permettere dei piccoli lussi 2 volte l’anno.

Ora pago l’affitto, non ho la macchina e probabilmente non avrò la pensione. Il prezzo delle bollette continua ad aumentare e l’IVA aumenterà a partire dall’1 di settembre (in Spagna). Ma ho un tetto sulla testa e un lavoro; ho potuto studiare quello che volevo e quanto volevo e posso continuare a farlo anche se non a tempo pieno. Non ho viaggiato molto, ma ho visto città e conosciuto gente. Cerco di non sprecare, anche se sono figlia del consumismo, come tutta la mia generazione. Statisticamente “siamo” più poveri, ma abbiamo un sacco di opportunità che dobbiamo sfruttare anziché piangerci addosso. Cercano di limitare le nostre libertà di espressione e di informazione, ma spesso non ci accorgiamo che abbiamo tra le mani un mezzo potentissimo come internet e passiamo tutto il tempo con i giochini di facebook.

Non ne posso più di sentir parlare di prima de riesgo (spread), rescate (aiuto economico), recortes (tagli), come allo stesso tempo non ne posso più di sentire commenti basati su frasi fatte, così facili da diffondere e così prive di senso.

“Ci hanno rubato il futuro!” “Siamo più poveri dei nostri genitori!”

Non sto dicendo che non ci dobbiamo preoccupare, perché la situazione è veramente preoccupante, ma trovo controproducente parlare solo per statistiche generazionali e pensare che un giorno non avrò la pensione, quando sono le mie libertà e le mie priorità di oggi ad essermi negate. Si tratta di me, di te, di tante persone, non si tratta dei numeri di una statistica. Quindi non venitemi a dire che “Siamo la prima generazione a vivere peggio dei propri genitori!” solo per poter fomentare una facile conversazione da pausa caffé.

Viviamo il presente e cerchiamo di cambiarlo. Se vogliono tagliare le nostre libertà, dimostriamogli di essere più scaltri e facciamo tutto quanto è in nostro potere per non farci assoggettare ai loro sistemi. Non mi interessa fare “sacrifici” per poter comprare un maxi televisore in 350 rate. Preferisco sentire che ogni minuto conta.

Puntiamo sulla cultura, sui progetti innovativi, sulle alternative folli. Giorno per giorno.

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