Quando Piranesi incontra Freud

Ho un sogno ricorrente. Non so se “ricorrente” sia la parola giusta, perché non è sempre esattamente uguale, eppure il tema è sempre le stesso: sono da sola in un grande edificio, spesso abbandonato e semi diroccato, e non riesco a trovare l’uscita. L’edificio di per sé non mi fa paura e non sono angosciata, per quanto continui a camminare senza tregua. Sono più che altro stanca di percorrere quei corridoi e aprire quelle porte che non danno mai sull’esterno. Le scale poi sono tutte a livelli diversi, non collegano i piani in maniera logica. Notte dopo notte mi ritrovo nella stessa situazione e la cosa curiosa è che me ne rendo conto. Mi è anche capitato di trovarmi più volte nello stesso edificio, una grande scuola abbandonata, e ricordo di aver detto alla me del sogno: “Qui ci sei già stata. Concentrati. Pensa al percorso che hai fatto l’altra volta.” Eppure non arrivo mai all’uscita. Non è che giri in tondo per ritrovarmi sui miei passi, il fatto è gli edifici sono incredibilmente enormi e complessi.

Notte dopo notte io continuo a cercare.

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