I giorni correvano ed il tempo nel sogno volava

Domani mia nipote compie 17 anni. L’altra ne compie 18 la settimana prossima.

Com’ero io a 17/18 anni? Avevo i capelli lunghi tinti di rosso, andavo alle riunioni del collettivo studentesco, parlavo di sogni e di politica. Avevo un dubbio gusto nel vestire, accostando i colori più strani. Leggevo romanzi latinoamericani. Sognavo di scappare lontano da un paesino con mille bar e parrucchieri ma senza una libreria o un negozio di dischi. Aspettavo l’estate per poter essere libera di rimanere fuori la sera fino a tardi a guardare le stelle e suonare la chitarra vicino ad un falò.

Mi innamoravo spesso, ma sempre delle persone sbagliate. Forse perché avevo in testa il mio grande amore e nessuno in fondo reggeva al confronto con lui.

Mentre chatto con un’amica mi rendo conto che molte cose sono cambiate. Altre decisamente no.

Lo spirito di indipendenza sempre però accompagnato da un senso di vuoto, come se mancasse sempre qualcosa in grado di completarci. Come se la soluzione di tutto venisse da fuori.

Vorrei poter augurare alle mie nipoti di non soffrire mai, di avere solo successo e felicità. Ma credo che l’augurio migliore sia forse quello di essere sempre in grado di sentire, di non dare mai nulla per scontato, di voler sempre cercare la verità pur sapendo che porta con sé delle conseguenze inevitabili. Di non aver paura di cercare la propria voce e di imparare a guardare negli occhi senza paura.

 

 

 

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