Det löser sig

You are the smile that lights up the room. You are the hug that I feel when I close my eyes. You are that word that comes at the right time. You are a laugh that releases the tension. You are a blink that accelerates my heart. You are a hand when I’m falling down. You are fresh air when the day is chocking me.

You are the thought that I cannot stop.

Modalità istrice

Oggi mi manca l’aria. Cerco di respirare ma escono solo dei sospiri affannati, depressi e rassegnati. Sono uscita di casa e tornata indietro tre volte, dimenticando sempre qualcosa. Mancanza totale di concentrazione e pochissima voglia di sforzarsi. Eppure c’è il sole.

Questa settimana inizia in modalità istrice, difensiva-aggressiva. Mi ripeto nella testa le parole dell’istruttrice di bodycombat: movimenti controllati, guardia alta e sorridere mentre si colpisce.

Ho bisogno di una nuova playlist su spotify o finirò per lanciare l’iPhone nel fiume. 

Bruciare

Stasera c’è foschia sul fiume e la vista verso Ramberget ha qualcosa di surreale. Il cielo è rosa. Di un rosa fastidiosamente romantico che mi ricorda che c’è una parte di me che non cambia mai. Sono cambiata in vari aspetti ma ci sono cose che continuano ad accompagnarmi. E non mi dispiace. Ne sono orgogliosa. Adoro il fatto di bruciare per le cose che in un preciso momento sembrano valere la pena. Vale la pena amare senza filtri anche se sia solo per poche ore. Vale la pena sognare tenendosi per mano in quell’unico irripetibile giorno di sole. Vale la pena insistere e dare il meglio di sé in un progetto anche se in pochi lo apprezzeranno davvero. Ogni secondo per me vale la pena solo ci metto tutta l’anima. E la vita non è altro che una manciata di secondi. Sono romanticamente passionale da stringere a me un piccolo dettaglio. Quel sorriso che ha fatto scattare tutto, la tua carezza sulla spalla, un messaggio che arriva nel momento più buio della settimana.

Se mi fossi fermata a pensare e a farmi domande, non avrei avuto quei secondi, minuti, ore, ricordi. Sono l’orgogliosa proprietaria dei miei minuti bruciati.

Och vad vet du om när hjärtat kan bränna
För kärlek som aldrig kan dö men inte heller leva

 

Volersi bene old school

È una giornata da cappotto e Joy Division, alla ricerca di un libro in cui affogare.La mia ultima illusione d’amore è bruciata e finita ancora più in fretta dell’estate svedese, che è durata una settimana. In fondo non mi importa che il cielo sia grigio e piovviginoso, riesco a sintonizzare il mio cuore con i battiti della natura. Se il tempo fosse bello sarebbe insostenibile.

Continuo a parlare al vento perché pare che nessuno voglia tornare qui.

Ci facciamo domande in continuazione. Quando le cose vanno bene ci sembra impossibile che sia vero e ci chiediamo il perché e se ce lo meritiamo davvero. Ma le stesse domande ritornano quando le cose non vanno più così bene.

Sono estremamente brava a trattarmi male ma devo ancora imparare a volermi bene. E oggi ho bisogno di provarci davvero.

I don’t remember clouds when we were young

Di notti che diventano mattine. Di mattine che diventano passeggiate al sole. Di momenti che diventano giornate.

Mi manchi e mi piace questa sensazione. Ho paura di investire troppe speranze e probabilmente l’ho già fatto. Ma è il mio marchio di fabbrica. Ho passato tanto tempo appesa ad un sorriso, ad uno sguardo al quale cerco sempre di associare qualche significato recondito, quando invece è tutto lì: un sorriso, una frase amichevole, qualche volta un abbraccio che vuol solo dire “Grazie” e non “Ho cambiato idea e ti voglio nella mia vita”. Ho passato tanto tempo a dire “Mi manchi” al vento, sapendo di non aver nessun diritto di farlo, perché lui non è mio e non lo è mai stato. Forse è stato mio veramente solo quella volta ballando abbracciati come se non ci fosse un domani.

Anche adesso dico “Mi manchi” nella mia testa e libero i miei pensieri nella brezza estiva che ci ha sorpreso questa settimana. Ma questa volta quello di cui sento la mancanza è reale, non una mia mentale distorsione della realtà. Lo dico al vento, solo perché le mie mani esitano quando penso di scriverti un messaggio. Sarà stato il sole, la pesantezza spazzata via dal vento di primavera. Sarà stato quel primo, perfetto, bacio. Sarà il fatto di non dover dare spiegazioni. Sei entrato nella mia vita per caso e con un abbraccio mi hai portato lontano, e allo stesso tempo mi hai riportato da me, riempiendo i miei minuti di un’energia nuova.

Una notte che diventa mattina e sorrisi e mani che si cercano.

Mi manchi e mi piace. Mi piace pensare che tornerai.

 

 

Il titolo è una frase di Vanessa Ives, dalla prima stagione di Penny Dreadful.

Blackstar

Ieri è stata una giornata triste. La tristezza accumulata è esplosa nel leggere una notizia e mi sono sentita ancora più sola. Avrei voluto un abbraccio per consolarmi da quest’ultima ferita insieme alleviare tutte le altre.Mi guardi, mi parli e mi abbracci con le tue parole. Ma fa ancora più male. E piango. Piango perché Bowie è morto. E allo stesso tempo piango perché non avrò mai l’abbraccio che sogno ogni sera.

Non sopporto quando mi dici che ti dispiace come se davvero lo sentissi.

Il profumo di una foto

Un albero di natale addobbato. Un albero vero, perché qui si usa così. Guardo la foto e ne sento il profumo. Mi concrentro sul suo viso sorridente con una meraviglia appena accennata mentre guarda le scintille che si riflettono nelle decorazioni che ha appena appeso. Una stella alla finestra illumina la stanza di quella luce soffusa che ti fa sentire a casa. 

Tenerezza, tristezza, malinconia, speranza. 

Immagino qualche musica natalizia in sottofondo e magari il profumo di zenzero e cannella dalla cucina. 

Questo è ciò che vorrei per Natale, perché arriva un momento in cui il silenzio fa paura e il buio è troppo freddo da sopportare.