Weekend di (stra)ordinaria follia

Dunque, da dove comincio… (sarà un post lunghissimo)

Sabato. Ore 18:04. Mi arriva un messaggio da Cu scritto in 2 lingue, che dice più o meno così: “Siamo in Covent Garden. Ti va di venire a bere qualcosa?” Quest’ultima frase suona chiaramente come un eufemismo per dire: “Diamo inizio alle danze!”
Circa 2 ore dopo, fashionably late as most of the time, varco la soglia del pub. Nuovi e vecchi amici seduti attorno ad un tavolo o in piedi al bancone e in men che non si dica la serata si accende e prende una piega – ovviamente – aspettata e sperata. E mi lascio travolgere dalle battute sciocche di P tedesco e dei suoi coinquilini, chiacchiero senza segreti con Cu, mi perdo in risate ed abbracci con M – quasi un fratello maggiore per me. E nel frattempo mi presentano lui. J, due occhi splendidi, sguardo malizioso (un bad boy come dice Cu). Per 2 ore quasi non ci parliamo, c’è un sacco di altra gente con cui avere a che fare. Ma poi ci cerchiamo con lo sguardo, iniziamo a parlare, a cercare un contatto.
E la serata prosegue tra fiumi di birra, corse per le vie di Covent Gerden e via in un altro pub.
Quando usciamo dall’irish pub è ormai chiaro (a tutti) che noi due ci piacciamo.
Dopo un fallito tentativo di andare a ballare (per fortuna, dico io. i club non mi piacciono granché) finiamo a casa del fidato Boss A. E la notte prosegue con una calma chiacchierata lontana dai rumori della Londra notturna, addolcita da un discreto vino rosso.
Io e J restiamo a dormire sul comodo divano letto gentilmente offerto da Boss A. E chiacchieriamo e scherziamo a lume di candela con musica elettronica in sottofondo. Finché il sonno non ci vince.

Domenica mattina. Una splendida giornata di sole mi attende e io non so resistere. Mi fiondo in giardino con il mio libro e un bicchiere di succo d’arancia. J mi raggiunge dopo un po’. Ha un libro anche lui. Coincidenza, destino o che altro, è un libro di Murakami (uno dei miei autori preferiti).
Si parla un po’ di letteratura, poi Boss A ci propone di andare a pranzo al pub dove troviamo l’ineguagliabile T con una dolcissima amica e il figlioletto di 3 anni, appena tornati dalla Norvegia. Un ottimo (ma alquanto costoso) pranzo, al sole. Ho la spalla sinistra incredibilmente abbronzata!
Poi ci trasciniamo in un altro locale sul fiume. Il Tamigi non mi è mai sembrato così bello. Sdraiati sull’erba al sole, con una birra fresca, grati di questa aniticipata estate. J si è comportato per tutto il pomeriggio come se ci conoscessimo da una vita e poi è arrivato il tramonto e noi ci siamo trovati soli sul prato e ci è scappato un bacio – o due o tre. Con la consapevolezza che devo stare con i piedi per terra, perché lui abita lontano da qui e non ha la minima intenzione di impegnarsi in una relazione. E me la vivo così. Con leggerezza. Prendo il meglio di questo weekend e non mi faccio domande.
Sono estremamente stanca ma altrettanto felice. Avevo bisogno di rilassarmi e respirare. Sono riuscita ad accantonare i (brutti) pensieri e le ossessioni, anche se oggi erano di nuovo lì ad aspettarmi.
Cosa mi resta di questo weekend? La consapevolezza di aver trovato degli amici di cui posso fidarmi senza se e senza ma, dei baci da ricordare con un sorriso, la mia autostima rinfrancata e soprattutto la certezza di voler rimanere qui.
Dopo settimane di depressione ed incertezza ho fatto finalmente chiarezza. È qualcosa che non riesco a spiegare razionalmente, è più una sensazione. Questo è il posto giusto per me in questo momento. Non potrei essere me stessa in nessun altro luogo.
Sorrido e ascolto le sigle dei cartoni animati.

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(he goes away) every time

Cursed with a love that you can’t express
It’s not for a fuck, or a kiss
Rather give the world away than wake up lonely
Everywhere in every way I see you with me.

Primavera. La finestra aperta. Il bucato steso al sole. I piedi scalzi, finalmente in libertà. Nella testa sempre troppi pensieri però. Pensieri che nemmeno una splendida giornata di sole può far dimenticare.
Oggi ho voglia di ascoltare della musica un po’ più “impegnativa”. Voglio far funzionare la testa. Razionalizzare le emozioni, sezionarle, analizzarle, scomporle in particelle così semplici da poter essere comprese e poi rimetterle insieme ed avere finalmente un chiaro quadro finale. So già che non sarà un’opera d’arte, ma sarà un insieme di colori contrastanti. E probabilmente non mi piacerà quello che vedrò, ma è assolutamente necessario farlo.

another Friday

I don’t care if Monday’s blue
Tuesday’s grey and Wednesday too
Thursday I don’t care about you
It’s Friday, I’m in love

Monday you can fall apart
Tuesday, Wednesday break my heart
Oh, Thursday doesn’t even start
It’s Friday I’m in love

Saturday, wait
And Sunday always comes too late
But Friday, never hesitate…

I don’t care if Mondays black
Tuesday, Wednesday – heart attack
Thursday, never looking back
It’s Friday, I’m in love

Monday, you can hold your head
Tuesday, Wednesday stay in bed
Or Thursday – watch the walls instead
It’s Friday, I’m in love

Saturday, wait
And Sunday always comes too late
But Friday, never hesitate…

Un altro venerdì, un altro programma folle in testa. Ansia, troppe aspettative. E mi chiedo perché mi imbarco sempre in questo tipo di storie, sapendo che poi il risultato non è mai conforme all’aspettativa. Ma ormai lo so, sono fatta così. Non posso farci nulla, o non VOGLIO fare nulla per cambiare. L’ennesimo concerto stasera, con due (pseudo) amici. Pensieri? Troppi. Domande? Incalcolabili. Ma non ora. Per favore non iniziare con le tue solite paturnie. Ci penserò domani. Come disse una donna del sud quasi settant’anni fa. Ora devo solo spegnere il cervello (o metterlo in stand-by) e sorridere e prendere le cose così come vengono. Dopo tutto tra un’ora e mezza inizia il weekend!

Lenta guarigione

Mi sto impegnando nel processo di guarigione. Sta funzionando. Stavolta è fatta. Ma sono passate solo tre ore e mi sto già facendo troppe domande. E il piede si agita svelto, nascosto sotto la scrivania. Mani rapide digitano sulla tastiera. Mi volto ogni volta che sento una (la sua) voce. Respiro.

Broken bones may hurt
but a broken heart will never mend

Spero non sia vero. Ogni settimana una cicatrice nuova.

Ascolto musica. Non di qualità. No no. Musica veloce. Una musica che non lascerà un segno profondo nella mia vita. Ma non mi importa. Oggi (in questo periodo) va così. È questa musica che mi aiuta a guarire dalla mia ossessione. Una musica poco complicata, che non mi fa pensare. Quando la mente sarà un po’ più libera si passerà ad altra musica. O si spegnerà la musica e ci si perderà in un bel libro da centinaia e centinaia di pagine.